Pages Navigation Menu

Impegnata a persone, impegnarsi per il futuro!

Most Recent Articles

Nasce un nuovo blockchain rapido, economico, efficace: Tracechain

Posted by on Lug 20, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Nasce un nuovo blockchain rapido, economico, efficace: Tracechain

Nel mondo dell’evoluzione tecnologica spinta e della continua proliferazione di nuove realtà virtuali, ciò che maggiormente incuriosisce e fa parlare di sé sono sicuramente le criptovalute. Le criptovalute sono monete virtuali che vengono create nel web attraverso dei sistemi chiamati “blockchain”. Un blockchain è una sorta di registro, che deve il suo nome al fatto che è suddiviso in blocchi legati l’uno con l’altro a formare una catena. Il registro immagazzina informazioni circa tutte le transazioni avvenute nell’utilizzo di una criptovaluta, come ad esempio il Bitcoin, la più nota delle criptovalute. Il 29 giugno ha cominciato ufficialmente la sua attività una nuova blockchain, chiamata Tracechain, che nell’intenzione dei suoi creatori è destinata a rivoluzionare il mondo delle criptovalute. Vediamo perché. Tracechain è uno dei quattro blocchi che formano un sistema complesso ma efficiente. Le altre tre componenti sono: #MetaHashCoin, #MetaApps e #MetaGate. MetaHashCoin è la moneta virtuale, simile a Bitcoin e Ethereum e che con esse può essere scambiata. MetaApps è una piattaforma dall’interfaccia grafica molto semplice, che appare simile a quelle a cui siamo abituati e che permette di convertire anche progetti elaborati usando altri linguaggi di programmazione. Infine c’è MetaGate, che è il browser di navigazione che consente all’utente di accedere al suo portafogli e alle altre applicazioni. I vantaggi offerti dal sistema composto da Tracechain, MetaHashCoin, MetaGate e MetaApps sta nella velocità di elaborazione delle transazioni e nel costo contenuto dell’hardware di funzionamento. La velocità del sistema Tracechain è stata dimostrata facendo un confronto con quella dei sistemi di gestione della altre più note criptovalute esistenti. Con Tracechain si effettua una transazione in meno di tre secondi, e si può arrivare da 60.000 a milioni di scambi al secondo. Facendo il paragone è evidente come queste prestazioni siano altamente performanti. Il Bitcoin impiega 10 minuti per confermare una transazione e non riesce a sostenerne più di 12 al secondo. Ethereum ha tempi di approvazione di cinque minuti e regge 30 transazioni al secondo. L’ultimo metro di paragone adoperato è stata la criptovaluta chiamata EOS, nel cui sistema le transazioni vengono approvate in cinque secondi ed elabora tra 1.000 e milioni di transazioni al secondo. Potrebbe dunque sembrare l’unica moneta virtuale in grado di reggere il paragone con MetaHashCoin, ma quest’ultima offre anche un altro vantaggio che non ha nessuna delle sue omologhe. Il sistema Tracechain, infatti, è completamente decentralizzato: vuol dire che non c’è un unico server che gestisce tutto, e questo rende il sistema praticamente inattaccabile. Il progetto ormai è stato varato: il 29 giugno 2018 è iniziata la fase detta “Initial Coin Offering” quando la criptovaluta era in vendita al prezzo di 0,0391 $. Per i primi tempi il prezzo verrà mantenuto molto basso e quindi favorevole per gli acquirenti; a partire dal mese di agosto poi avrà inizio una nuova fase detta “forging”. Il forging viene definito l’evoluzione del mining ed offre numerosi vantaggi, a detta dei più esperti. Consente infatti di lavorare senza problemi anche usando un dispositivo portatile come lo smartphone ed ha costi meno elevati. Inoltre offre ricompense quando si utilizzano i token. Il percorso di crescita del MetaHashCoin non si arresterà nemmeno a questo punto: in futuro saranno rilasciati nuovi strumenti pensati per gli sviluppatori. Il lancio definitivo è previsto per il primo trimestre del 2019.

Read More

L’importanza del pensiero computazionale nelle scuole

Posted by on Giu 22, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su L’importanza del pensiero computazionale nelle scuole

Si parla sempre più spesso dell’importanza che ha insegnare il coding e i linguaggi di programmazione nelle scuole di ogni ordine e grado. La spiegazione che si offre è spesso puramente e squisitamente pratica: nel mondo del futuro i computer e le intelligenze artificiali saranno in grado di svolgere quasi tutti i compiti che fino a ieri sono stati svolti dall’uomo. Per l’uomo, dunque, sarà necessario comprenderli e interagire con loro. Negli ultimi anni però si è andata sviluppando anche un’altra consapevolezza che ha a che vedere con la formazione dell’essere umano in quanto tale, con la sua formazione come essere senziente in grado di risolvere i problemi. La prima a teorizzare in modo preciso l’importanza del cosiddetto “pensiero computazionale” a livello didattico è stata la scienziata informatica Jeannette Wing, che nel 2006 ha scritto un articolo in cui esaminava in modo più puntuale un aspetto che è però noto fin dalla nascita dei primi calcolatori elettronici, fin dagli anni ’80. La Wing ha dato nuova dignità al pensiero computazionale definendolo una delle abilità di base che un bambino deve acquisire per diventare un adulto consapevole ed efficiente: le altre sono leggere, scrivere e fare di conto. Il pensiero computazionale viene spiegato con la capacità, da parte della mente umana, di riuscire a suddividere un problema complesso in parti più semplici, creando degli schemi comportamentali che possono poi essere adattati ad esigenze e situazioni diverse. Il pensiero computazionale è una logica ferrea e matematica che bypassa i sentimenti e le emozioni, e consente di analizzare con freddezza e lucidità ogni frangente, riuscendo a risolverlo per il meglio. Questa logica, secondo docenti e pedagoghi, è invece molto carente nei giovani di oggi, soprattutto nei nativi digitali. Loro infatti si affidano a quei dispositivi che usano la logica computazionale per la risoluzione dei problemi, ma lo fanno in modo passivo senza più avere comprensione dei meccanismi che da A conducono a B. Dunque nel percorso formativo di un bambino/ragazzo è davvero importante, specie nel mondo di oggi che gli dà in mano strumenti molto potenti ma spesso fin troppo facili da usare, capire come funziona il coding. Questo gli fornirà gli strumenti adatti non solo per la vita lavorativa, ma per la vita in generale. Il percorso che viene suggerito parte già in età prescolare, con esercizi che possono essere fatti fare ai piccoli e che servono a sviluppare la loro capacità di ragionamento e raziocinio in una direzione ben precisa. Ad esempio, tra i 3 e i 5 anni si potrebbe chiedere loro di mettere in ordine la stanza, o il luogo dei giochi in asilo, portando a livello di consapevolezza i vari passaggi che consentono di arrivare dal disordine all’ordine. Dai 5 anni ai 6 si può cominciare a far avvicinare il bambino al coding vero e proprio, con alcuni strumenti interattivi che si possono trovare on line come CodyRoby. In questo gioco Cody è il programmatore e Roby il robot che esegue gli ordini. Infine, dai 6 anni in su, si può approdare ai linguaggi di programmazione veri e propri, sempre usando degli strumenti appositamente creati per i bambini. I più efficaci sono Scratch e CodeAcademy.com. Anche la scuola italiana ha avviato un processo formativo nell’ambito del pensiero computazione con il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD).

Read More

Microsoft acquisisce GitHub

Posted by on Giu 22, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Microsoft acquisisce GitHub

Che Microsoft sia un colosso dell’informatica praticamente inattaccabile e capace di fagocitare qualunque cosa intorno a sé è ormai un concetto chiarissimo, se non altro a seguito della recente acquisizione di LinkedIn; ma l’ultimo colpo che ha portato a segno indica che Microsoft ormai è qualcosa di più di un semplice “colosso”. La notizia ha fatto il giro delle testate giornalistiche di settore in pochi minuti accendendo subito una ridda di dubbi e perplessità: l’azienda di Redmond ha acquistato GitHub per la cifra di 7.5 milioni di dollari. Andiamo ad analizzare nel dettaglio i risvolti non immediatamente comprensibili di questo fatto rispondendo ad una domanda molto semplice: cos’è GitHub? Github è, di fatto, un servizio di hosting nato del 2008, che nel corso di questa decina di anni si è trasformato in una gigantesca community di sviluppatori. Chi crea un nuovo codice o un nuovo software lo pubblica su GitHub per metterlo a disposizione degli altri utenti della comunità e per avere feedback e pareri. In questo modo si crea un vivace e prolifico scambio di idee rigorosamente open source, vale a dire che non si deve pagare nulla per quello che si preleva e utilizza. Non solo: ciò che viene prelevato dall’enorme database di GitHub può essere usato senza vincoli su qualunque piattaforma di qualunque sistema operativo. Si capisce subito quale sia stato l’interessa di Microsoft nell’acquisire questa realtà, che gli è costato più del triplo rispetto alle stime iniziali. Non è un interesse economico, visto che GitHub non ha mai creato ricchezza. Nonostante vi siano alcune funzionalità a pagamento, esse non hanno mai acquisito tanta popolarità da generare redditi significativi. Mettere le mani su GitHub per Microsoft può significare soltanto mettere la propria egida su un luogo virtuale in cui, potenzialmente, si stanno già scrivendo i codici che regoleranno il mondo del futuro. Le perplessità da parte degli utenti della community è che questa egida diventi troppo oppressiva, e che la larga libertà di cui hanno goduto finora venga limitata in qualche misura da Microsoft, vista la sua storica avversione per i sistemi open source (basti pensare alla guerra spietata che ha condotto per anni nei confronti di Linux). Da parte dei dirigenti Microsoft però non giungono altro che rassicurazioni: le parole di Satya Nardella, CEO di Microsoft, spiegano che la società che rappresenta vuole assumere sempre più una configurazione “developer first”, dove cioè siano i programmatori e gli sviluppatori ad avere maggiore importanza. Ecco allora che la società metterà in campo tutte le sue risorse per rendere sempre più snello e fruibile il sistema sul quale si basa GitHub: l’intenzione è quella di agevolare e implementarne l’uso da parte degli sviluppatori enterprise usando i canali di vendita Microsoft e rendendo più facile l’accesso sia a GitHub che ai servizi cloud dell’azienda. I tweet preoccupati, ciononostante, si susseguono. L’acquisizione si considererà formalmente conclusa a fine anno, ma nel frattempo Microsoft sta già posizionando le sue pedine nei posti strategici: Chris Wanstrath, che è l’attuale amministratore delegato di GitHub, sarà trasformato in “technical fellow” di Microsoft, carica che non si sa ancora di preciso cosa comporti. Al posto di Scott Guthrie, che era vice presidente di GitHub, verrà messo Nat Friedman, corporate vice president di Microsoft e fondatore della software house Xamarin. Anche se l’azienda di Redmond continua ad assicurare che GitHub resterà assolutamente open source, per tutti coloro che lo hanno usato per anni la preoccupazione è legittima.

Read More

Imparare Javascript giocando: arriva Grasshopper

Posted by on Mag 23, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Imparare Javascript giocando: arriva Grasshopper

Al giorno d’oggi sembra diventata una conditio sine qua non la necessità di conoscere i linguaggi di programmazione. In assoluto, queste nozioni sono necessarie per chi si vuole costruire un futuro professionale e desidera avere maggiori possibilità di trovare un impiego. I programmatori, in particolar modo di app per smartphone o di data engineering, sono sempre più ricercati dalle aziende, ma per il momento la domanda sembra essere di gran lunga superiore all’offerta. Ecco perché si stanno moltiplicando i corsi di formazione superiori, e perché anche nella scuola dell’obbligo inizia ad apparire come insegnamento la programmazione informatica. Diciamo però che, più in generale, in un mondo che sta andando verso un’informatizzazione sempre più spinta, e dove presto, con tutta probabilità, ci dovremo confrontare con le intelligenze artificiali praticamente in ogni ambito della nostra quotidianità, avere quanto meno un’infarinatura sui più comuni linguaggi di programmazione e poterli capire almeno un pochino potrebbe rappresentare un vantaggio un po’ per tutti. Probabilmente questo è quello che devono aver pensato gli ingegneri di Google, che vengono stimolati dall’azienda a partorire nuove idee grazie al progetto Area 120. Area 120 potrebbe essere definito un “incubatore di idee”: i dipendenti del colosso di Mountain View vengono stimolati a concepire idee nuove e originali che possono avere riscontro sul mercato, ed è esattamente quello che è accaduto con “Grasshopper”. Nel mese di aprile 2018 è apparsa nel Google Play Store una nuova applicazione che si chiama “Grasshopper”, e che è disponibile anche per dispositivi iOS tramite iTunes. L’idea che sta dietro a Grasshopper è quella di creare un’applicazione in tutto e per tutto simile a molte che già esistono e che hanno lo scopo di far imparare una lingua straniera in modo facile e divertente, usando anche i ritagli di tempo. Grasshopper però non insegna una lingua straniera, ma un linguaggio di programmazione tra i più diffusi e usati nel web, vale a dire Javascript. La cosa interessante è che l’app è pensata proprio come un gioco, quindi può essere usata da adulti e bambini con la stessa facilità. Si può inoltre usare anche per pochi minuti al giorno poiché è strutturata in vari livelli di difficoltà che, presi singolarmente, si esauriscono in poco tempo. Si comincia con le basi, quindi con i concetti più elementari che regolano i linguaggi di programmazione. Pian piano vengono proposti test ed esercizi sempre più complessi. Chi vuole può anche impostare i promemoria, che suggeriscono dei “ripassini” per non dimenticare quanto è già stato appreso. Il curioso nome dell’app è un omaggio a Grace Murray Hopper, un’informatica che sviluppò il linguaggio Cobol, ma ha anche un doppio senso, poiché “grasshopper”, in lingua inglese, vuol dire “cavalletta”. L’unico scoglio che si potrebbe incontrare nell’uso dell’app è che è completamente in lingua inglese, la quale però è indispensabile per chi pensi di formarsi una carriera nell’ambito della programmazione. Bisogna anche specificare che Grasshopper non è altro che un gioco, che quindi può dare alcuni rudimenti in modo facile e fruibile ma non consente di approfondire la conoscenza di Javascript: a questo scopo esistono dei corsi di formazione avanzati suggeriti dalla stessa Google. Se però ci si vuole cimentare con l’affascinante mondo dell’informatica, usando solo qualche minuto al giorno e il proprio smartphone, basta andare sullo store del proprio sistema operativo, scaricare l’app, che è gratuita, e cominciare ad esercitarsi con Grasshopper.

Read More

Joomla! o WordPress?

Posted by on Mag 23, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Joomla! o WordPress?

Ti potrebbe capitare di avere bisogno di creare un sito web per diversi motivi. Magari hai un’attività commerciale a cui vuoi dare una vetrina web per attirare più clienti, oppure vuoi proprio aprire uno shop on line. Forse sei un libero professionista e desideri spiegare al pubblico cosa fai attraverso un website, o sei un’azienda che ha bisogno di entrare a far parte del mondo digitale. Quale che sia il motivo per il quale potresti sentire la necessità di creare un tuo sito web, l’opzione più comune che viene attualmente adottata per farlo è usare un CMS (Content Mangement System). Un tempo ti saresti dovuto rivolgere ad un programmatore che avesse approfondite conoscenze di linguaggi di programmazione, cosa che invece magari tu non hai e quindi non sapresti da che parte cominciare per “scrivere” un sito web. I CMS aggirano il problema della conoscenza dei linguaggi di programmazione consentendo, di fatto, davvero a chiunque di creare il suo sito da solo, perché le conoscenze tecniche che devi avere per usare un CMS sono davvero basilari. Basta infatti avere un minimo di dimestichezza con i più comuni software di gestione. Veniamo ora alla domanda successiva: qual è il CMS che potresti usare per creare la tua pagina in internet? La prima risposta che sicuramente ti sentirai dare è: WordPress! Avrai di certo già sentito questo nome, o lo avrai visto scritto in alcuni dei siti sui quali navighi di solito. In effetti, su base numerica, di certo WordPress è il CMS più diffuso che ci sia al momento. Naturalmente, ciò non vuol dire che sia anche “il migliore”. Il principale “concorrente” di WordPress si chiama Joomla! In realtà non ci sono molti fattori che ti potrebbero fare preferire l’uno all’altro: i punti di somiglianza tra i due sistemi sono molto più numerosi delle differenze. Vediamo quali sono. Entrambe sono gratuiti: ti basta andare sulla pagina del progetto per scaricare l’intero pacchetto di installazione. Entrambe hanno alle spalle una nutritissima comunità di utilizzatori, sempre pronti ad aiutarti qualora tu incontri un problema o abbia un quesito da porre per svolgere un determinato compito sul tuo sito. Tutti e due sono facili ed intuitivi da usare, e ti permettono di personalizzare al massimo il tuo sito senza che tu debba conoscere nemmeno una virgola dei linguaggi di programmazione. Passiamo ora a spiegare più nel dettaglio come funziona Joomla! Per usarlo, ovviamente, hai la necessità di acquistare un dominio e un hosting, ovvero lo spazio web su cui verrà ospitato il tuo sito. Qui hai due opzioni: o acquisti uno spazio “vuoto” su cui dovrai installare in autonomia Joomla!, oppure puoi comprare un hosting già predisposto per questo CMS. Se sceglie questa seconda opzione avrai la vita molto più semplice: infatti ti basterà usare il programma preinstallato e potrai cominciare fin da subito a lavorare sul tuo sito. Se vuoi installarlo da solo dovrai solo seguire qualche passaggio in più: niente di troppo complicato, comunque. Poi ti troverai di fronte la bacheca di amministrazione da cui potrai scegliere il nome del sito e altre specifiche, e infine potrai cominciare a costruire il tuo website. Puoi scegliere tra tanti template diversi, alcuni gratuiti e altri a pagamento, e tra numerosi plug in che ti consentono di inserire moduli di ogni genere sul tuo sito. Alcuni aspetti di Joomla! sono forse leggermente più complicati che in WordPress, ma in compenso è un sistema molto versatile e potente che ti consente di fare praticamente tutto quello che desideri. Prendilo in considerazione, se devi realizzare il tuo sito web!

Read More

5 motivi per cui WordPress è una scelta rischiosa per un’attività commerciale

Posted by on Apr 24, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su 5 motivi per cui WordPress è una scelta rischiosa per un’attività commerciale

WordPress è uno dei CMS più popolari e diffusi tra coloro i quali vogliono realizzare in autonomia il proprio sito web ma non hanno conoscenze evolute nell’ambito dei linguaggi di programmazione. Infatti con WordPress si può creare senza difficoltà particolari un blog, e si può anche realizzare un sito aziendale attraverso l’utilizzo dei cosiddetti “plug-in”. In questo sistema si possono trovare centinaia di migliaia di temi diversi per personalizzare al massimo il proprio lavoro, pur usando uno schema predefinito e, per questo, molto semplice e intuitivo. Secondo le più recenti statistiche, almeno un buon 30% di tutti i siti attualmente presenti in rete usano WordPress come sistema di creazione. Per prima cosa, però, bisogna fare una distinzione tra WordPress.org e WordPress.com. Il primo è il sito da cui si può scaricare il software da installare sul proprio dominio e dal quale partire per la sua creazione; il secondo invece è un servizio di web hosting che offre già dei template e dei temi predefiniti. Insomma, a tutti gli effetti WordPress sembra la scelta migliore per chi voglia costruire il proprio sito con una spesa contenuta e con un sistema molto flessibile e personalizzabile. Ma è davvero così? In realtà, WordPress non è la scelta migliore davvero per tutti: una categoria che dovrebbe pensarci due volte prima di adottarlo per creare il proprio sito web è quella delle aziende. Ci sono 5 motivi per cui usare WordPress per un’azienda potrebbe non essere una buona idea. Per prima cosa, ci si deve ricordare sempre che WordPress nasce come CMS per la creazione di blog: in questo senso è davvero eccezionale. Lo è un po’ meno quando si vuole creare un sito web dinamico, che miri a stimolare l’interazione con i propri clienti offrendo dei servizi. Il secondo punto riguarda soprattutto chi usa WordPress.com. Questo sistema di web hosting propone una serie di schemi predefiniti scritti in linguaggio Php che viene convertito in Html a seconda delle esigenze del cliente. Questo processo potrebbe però causare qualche rallentamento, specie nei momenti di maggior traffico web. Anche usando WordPress.org, quindi caricando il CMS sul proprio spazio web, si hanno comunque possibili problemi di rallentamenti nel caricamento delle pagine, per quanto meno sensibili. Ciò potrebbe essere un grave danno per un’attività commerciale: le statistiche dimostrano che le persone abbandonano un sito se devono aspettare troppo a lungo per il caricamento di un elemento (e parliamo comunque di pochi secondi). Inoltre, anche Google penalizza nel posizionamento i siti considerati troppo “lenti”. Il terzo punto da considerare è la necessità di usare i plug in. Ci sono moltissime operazioni che WordPress, di per sé, non compie, e di cui si potrebbe avere bisogno per un sito aziendale. Usando i plug in si hanno moltissime opzioni, ma si appesantisce enormemente il sito con il suo conseguente rallentamento. Inoltre, si apre una corsia preferenziale per l’ingresso di malware. Un altro punto da considerare nell’uso di WordPress è proprio il possibile attacco da parte di hacker. Il sistema, essendo molto diffuso, ed essendo il suo codice di pubblico dominio, è ben noto anche ai malintenzionati che infatti hanno a più riprese attaccato siti costruiti in WordPress. Ci sono numerosi casi, anche recenti, che dimostrano la vulnerabilità di questo CMS. Da ultimo, WordPress non supporta funzionalità di analisi del traffico e dei dati, che invece sono di fondamentale importanza per chi gestisce un business. Quindi, se si vuole aprire un sito per un’attività commerciale, sarebbe opportuno usare altri sistemi diversi da WordPress.

Read More

Quanto è lontana la supremazia quantistica

Posted by on Apr 24, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Quanto è lontana la supremazia quantistica

Al giorno d’oggi noi usiamo dei personal computer che si basano su linguaggi di programmazione che sfruttano il sistema binario il quale, opportunamente combinato, permette di scrivere sequenze in grado di compiere le azioni più disparate. Anche se già questo è un enorme traguardo raggiunto dall’umanità, e anche se negli ultimi decenni i passi in avanti che sono stati fatti nell’uso del personal computer sono davvero incredibili, la comunità scientifica non resta a guardare e cerca di andare ancora oltre. Il prossimo passo che si sta cercando di compiere riguarda il superamento stesso del concetto di classico personal computer per dare vita ad una nuova macchina che già, in nuce, esiste, ma che deve essere perfezionata affinché possa diventare davvero di supporto all’umanità: si tratta del computer quantico. Il computer quantico sfrutta alcuni principi basilari della fisica quantistica, secondo la quale le parti più piccole della materia possono essere influenzate. Tali particelle hanno una prerogativa pressoché unica: ovvero possono esistere contemporaneamente in due diverse condizioni. Questo è un po’ ciò che accade con la corrente elettrica, che in alcuni momenti può girare nello stesso momento in senso orario e in senso antiorario. Mentre i computer tradizionali utilizzano i bit, i qubit che sono le unità di memoria del computer quantico possono sovrapporre le due componenti di un rapporto binario, l’1 e lo 0, e questo permette di trovare la soluzione anche a problemi molto complessi, che un normale computer non sarebbe in grado di risolvere, o quantomeno di farlo molto più rapidamente. Se tutto questo può suonare un po’ come fantascienza, si deve invece sapere che tutti i principali attori del panorama informatico ci stanno già lavorando sopra e che i computer quantici, di fatto, esistono già. Ci sono progetti in merito da parte di colossi come Google, ma anche di piccole start up come Rigetti Computing, IonQ e Quantum Circuits. Chi però ha compiuto i progressi più sensibili è la IBM, che ha creato una macchina che sfrutta il comportamento dei materiali superconduttori, i quali danno vita a due stati di energia elettromagnetica che generano i qubit. Questo sistema escogitato da IBM ha permesso di creare una macchina che si controlla facilmente con un computer tradizionale, che è molto stabile e che promette ottime prestazioni. Mentre la ricerca va avanti, così, ci avviciniamo al punto in cui si verificherà quella che gli scienziati definiscono “supremazia quantistica”, vale a dire il momento in cui il computer quantico soppianterà quelli binari che usiamo oggi. Ma è davvero così? Anche se l’evoluzione della teoria quantistica applicata alle macchine computazionali è notevole, non si può dire che si sia vicini alla creazione di uno strumento che possa trovare davvero largo impiego. Il punto più caldo sembrano essere i linguaggi di programmazione: saranno necessarie diverse generazioni prima che si possano mettere a punto linguaggi atti a programmare un computer quantico. Questo perché i linguaggi attualmente esistenti funzionano su un presupposto completamente diverso. Sarà necessario ribaltare il punto di vista, adottare nuovi occhi, al fine di comunicare direttamente con il computer quantico. In questo saranno sicuramente avvantaggiate le generazioni future: ed è per questo che IBM ha messo in rete, all’interno del cloud, un computer quantico che tutti gli utenti possono utilizzare, al fine di cominciare ad esplorarne la “mente”. Verosimilmente ci vorranno ancora molti anni prima che la supremazia quantistica diventi una realtà.

Read More

Pin It on Pinterest

Share This