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Impegnata a persone, impegnarsi per il futuro!

La programmazione web in musica

Posted by on Set 12, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su La programmazione web in musica

Quando si parla di linguaggi di programmazione si pensa a qualcosa di arido e poco comunicativo. Infatti, anche se di “linguaggi” si tratta, sono codici riservati agli addetti ai lavori che permettono alle macchine di comunicare tra di loro, o all’uomo di comunicare con la macchina, e viceversa. Insomma, si pensa a qualcosa di molto pratico e utile ma assai poco poetico ed artistico. Ebbene, nella realtà le cose non stanno esattamente così perché invece i linguaggi di programmazione più diffusi hanno persino ispirato delle canzoni che hanno fatto il pieno di visualizzazioni su YouTube. Negli anni passati, infatti, alcuni sviluppatori hanno pensato che la musica è da sempre il modo migliore per memorizzare concetti. Se canticchi qualcosa ti rimarrà molto più impresso che se lo leggi semplicemente. Perché non tentare anche con gli “aridi” linguaggi di programmazione? Sono nate così alcune canzoni che si possono ancora trovare su YouTube e che impartiscono alcuni dei comandi base dei più diffusi linguaggi di programmazione, o ci ironizzano sopra ricordando che anche il mondo dell’informatica ha un lato ludico molto spiccato. Ecco allora un’ideale “top five” delle canzoni dedicate alla programmazione dei computer. Una delle più note è “Write in C”, che è stata musicata sulle note di “Let it be” dei Beatles e che ovviamente racconta di uno dei più usati linguaggi di programmazione al mondo, il C. C’è poi una canzone che è stata direttamente commissionata dalle case di produzione del relativo linguaggio, Java. Era il 2011 e il linguaggio Java stava un po’ perdendo colpi nei confronti del suoi concorrenti, così alla Oracle Corporation hanno cominciato a pensare come fare per dargli un po’ di nuovo smalto. In questo modo è nata l’idea di comporre una canzone che “raccontasse” i tanti pregi di questo linguaggio. Il mezzo usato fu il genere rap, che in quel periodo andava per la maggiore grazie ai brani di Eminem. “The Java Life Rap Music” fu un successone, infatti collezionò migliaia di visualizzazioni su YouTube. Soprattutto, e questo era ciò che maggiormente interessava alla Oracle, riportò l’attenzione dei programmatori su Java, che in breve riprese quota rispetto agli ultimi tempi. La maggior parte delle “canzoni di programmazione” però sono state messe a punto da semplici appassionati che avevano voglia di rendere un po’ più accessibili a tutti questi criptici codici informatici. Ad esempio “The Python Programming Song” è stata composta nel 2017 da due studenti tedeschi che hanno voluto spiegare in modo divulgativo i segreti dei linguaggi che usavano maggiormente, tra cui appunto il Python. Ci sono poi i video musicali che invece giocano un po’ in generale sul mondo dell’informatica e dei computer: in questo settore la canzone regina è senza ombra di dubbio la “Epic Rap Battle” in cui si fronteggiano nientemeno che Steve Jobs (creatore del brand Apple) e Bill Gates (fondatore della Microsoft). Lo scontro musicale tra i due colossi del web non fa altro che mimare lo scontro ormai pluridecennale tra i dispositivi e i sistemi operativi della Mela Morsicata e quelli dell’onnipresente Microsoft. In fondo alla nostra top five, ma non per minore importanza, compare “Programmer’s Song”, la canzone del programmatore, che si adatta praticamente ad ogni linguaggio di programmazione. Fuori dalla classifica ricordiamo un ultimo brano, “Will the real Linus Torvald please stand up?” che fu composta in occasione di un contest volto a celebrare Linus Torvald, colui che inventò il sistema Linux. Chi dice più che la programmazione web è arida e noiosa?

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Il bug di WordPress che fa tremare la Casa Bianca

Posted by on Ago 6, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Il bug di WordPress che fa tremare la Casa Bianca

WordPress è in assoluto il CMS (Content Mangement System) più usato al mondo, tanto che si calcola che un quinto di tutti i siti mondiali siano stati disegnati proprio usando questo sistema. I vantaggi che offre l’utilizzo di WordPress nella costruzione di un sito web sono numerosi e ben evidenti agli sviluppatori che decidono di adottarlo. Si tratta di un sistema consolidato e versatile che, anche se di base è stato pensato per i blog, consente anche di costruire un sito statico senza problemi. Permette di personalizzare al massimo il risultato finale, sia grazie all’installazione dei plug-in che al posizionamento dei widget, o anche, per chi ha maggiore dimestichezza con i linguaggi di programmazione, andando a modificare il codice del template prescelto. WordPress può contare su una vastissima comunità di utenti che si confrontano su problemi e nuove soluzioni da adottare: insomma, sembrerebbe davvero il non plus ultra anche economicamente parlando, visto che può essere scaricato in modo del tutto gratuito. Una riprova della grande popolarità che WordPress ha ormai assunto nel mondo dell’informatica viene anche dalla Casa Bianca. Durante la precedente presidenza, quella di Barack Obama, il Presidente aveva fatto molto parlare di se in toni lusinghieri per la scelta, non scontata e di certo coraggiosa, di adottare per il sito della Casa Bianca un sistema Open Source, vale a dire Drupal. Scelta non scontata perché l’America è il Paese di Bill Gates, fautore invece di un sistema di web che non fa certo della condivisione gratuita il suo vessillo principale; e anche inattesa, tanto che ha deliziato non solo Drupal ma anche tutto il mondo dell’open source, che si è sentito in qualche modo legittimato da un “cliente” tanto importante. Il motivo per cui Obama ha scelto l’open source probabilmente si lega al fatto che aveva già sfruttato ampliamente i social network per la sua campagna elettorale, e voleva continuare ad essere fautore di una “rivoluzione digitale” presidenziale. E Donald Trump? Evidentemente non ha voluto essere da meno del suo predecessore e anche lui ha voluto fare una piccola rivoluzione. Nel dicembre scorso, piuttosto in sordina per la verità, ha fatto ricostruire completamente il website della White House usando proprio WordPress. Il motivo della scelta? A quanto pare l’uso di questo CMS farà risparmiare ai contribuenti americani tre milioni di dollari l’anno; senza contare che in questo modo il sito ufficiale del Presidente diventa molto più nazional- popolare. Forse Trump avrà anche pensato che adoperando un sistema tanto diffuso si sarebbe messo al riparo da eventuali hacker, ma la notizia che di recente ha reso nota RIPS Technologies GmbH relativamente alla vulnerabilità di “authenticated arbitrary file deletion” in WordPress forse ora sta impensierendo il Presidente e il suo staff. Pare infatti che il sistema di WordPress, anche nei suoi ultimi aggiornamenti, presenti un bug nativo che nessuno ha mai corretto. Si tratta di una falla che consente a chi ha la qualifica di “editor” di poter penetrare all’interno di un sito cambiandone i file, persino il wp-config.php che è il più importante nella configurazione di WordPress. Per il momento non ci sono patch applicabili e l’unica soluzione è fare sempre un bel backup di tutto il sito per scongiurare di perdere eventualmente tutto il lavoro fatto. Secondo RIPS Technologies GmbH il team WordPress è già stato avvisato da tempo del problema, ma ancora nessuno è corso ai ripari.

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La programmazione dietro un videogioco

Posted by on Lug 20, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su La programmazione dietro un videogioco

Il mondo dell’informatica è molto ricco e variegato, ma di certo uno dei settori che va per la maggiore è quello dei videogiochi. L’intrattenimento videoludico movimenta delle notevoli quantità di denaro ogni anno, ed è in questo ambito che si fanno i progressi maggiori proprio per il motivo che ci sono finanziamenti ingenti visto il notevole interesse del pubblico. Il lavoro che c’è dietro la messa a punto di un videogame è moltissimo: infatti sono necessarie diverse competenze al fine di realizzare un prodotto finito che sia di qualità e soprattutto sia in grado di soddisfare un pubblico di utenti sempre più smaliziato ed esigente. La prima cosa che serve per realizzare un buon videogioco, però, è un software che consenta di elaborarne l’interfaccia grafica. Elenchiamo quelli più efficienti e maggiormente usati al momento, con i relativi linguaggi di programmazione. Cominciamo con Unreal Engine, che sarà noto ai più poiché è stato usato per realizzare alcuni dei titoli di videogiochi più amati degli ultimi anni, come Final Fantasy VII Remake. Chi ha potuto apprezzare la qualità grafica di questo titolo capirà subito quali sono le potenzialità che derivano dall’utilizzo di Unreal Engine, che sfrutta i linguaggi C++ e Java. Questo software ha un principale vantaggio, che è quello di poter sviluppare i giochi interattivi anche per dispositivi mobili, tanto per sistema operativo iOS che Android. Per chi si avvicina al mondo della programmazione ludica per la prima volta il programma consigliato è RPG Maker. Infatti il suo funzionamento è davvero facile ed intuitivo, tanto che può essere appreso senza problemi anche da chi si cimenta per la prima volta nella realizzazione di un videogioco. RPG Maker è adatto soprattutto al roleplaying ed ha il vantaggio di essere anche molto versatile. Infatti i vari prodotti della suite offrono diverse opzioni, inoltre si può anche acquistare una versione premium ancora più elaborata in termini di possibilità di utilizzo. RPG Maker è un software di produzione giapponese che viene distribuito in due versioni: una per console e una invece pensata per la creazione di videogiochi che verranno fatti girare su personal computer. Cry Engine viene considerato in assoluto uno dei programmi migliori per chi vuole scrivere un videogame; come linguaggio di programmazione usa C++ ed è già arrivato alla sua quinta versione, visto il grande successo che ha riscosso fin dall’inizio. Questo software è stato prodotto dalla Crytek e utilizzato per disegnare alcuni dei titoli più noti nel mondo videoludico, ad esempio Far Cry. Da ultimo ricordiamo Game Maker, il quale non è un prodotto per principianti ma esclusivamente per programmatori che abbiano già esperienza di videgames. Game Maker permette di sviluppare videogiochi in 2D che possono girare su varie piattaforme: Html, Linux, Windows e Android. L’aspetto più interessante di Game Maker è che viene commercializzato in due diverse versioni. La prima, più semplice e intuitiva, è pensata per chi è ancora alle prime armi e non richiede l’uso di alcun linguaggio di programmazione. La seconda è quella per utenti esperti, di cui parlavamo prima, e sfrutta il linguaggio C++. Per chi ha intenzione di avvicinarsi al mondo dei linguaggi di programmazione, pensare già in direzione di una specializzazione videoludica potrebbe non essere una cattiva idea. In questo campo ci sarà una sicura crescita, e figure professionali esperte e formate saranno sempre più ricercate.

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Nasce un nuovo blockchain rapido, economico, efficace: Tracechain

Posted by on Lug 20, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Nasce un nuovo blockchain rapido, economico, efficace: Tracechain

Nel mondo dell’evoluzione tecnologica spinta e della continua proliferazione di nuove realtà virtuali, ciò che maggiormente incuriosisce e fa parlare di sé sono sicuramente le criptovalute. Le criptovalute sono monete virtuali che vengono create nel web attraverso dei sistemi chiamati “blockchain”. Un blockchain è una sorta di registro, che deve il suo nome al fatto che è suddiviso in blocchi legati l’uno con l’altro a formare una catena. Il registro immagazzina informazioni circa tutte le transazioni avvenute nell’utilizzo di una criptovaluta, come ad esempio il Bitcoin, la più nota delle criptovalute. Il 29 giugno ha cominciato ufficialmente la sua attività una nuova blockchain, chiamata Tracechain, che nell’intenzione dei suoi creatori è destinata a rivoluzionare il mondo delle criptovalute. Vediamo perché. Tracechain è uno dei quattro blocchi che formano un sistema complesso ma efficiente. Le altre tre componenti sono: #MetaHashCoin, #MetaApps e #MetaGate. MetaHashCoin è la moneta virtuale, simile a Bitcoin e Ethereum e che con esse può essere scambiata. MetaApps è una piattaforma dall’interfaccia grafica molto semplice, che appare simile a quelle a cui siamo abituati e che permette di convertire anche progetti elaborati usando altri linguaggi di programmazione. Infine c’è MetaGate, che è il browser di navigazione che consente all’utente di accedere al suo portafogli e alle altre applicazioni. I vantaggi offerti dal sistema composto da Tracechain, MetaHashCoin, MetaGate e MetaApps sta nella velocità di elaborazione delle transazioni e nel costo contenuto dell’hardware di funzionamento. La velocità del sistema Tracechain è stata dimostrata facendo un confronto con quella dei sistemi di gestione della altre più note criptovalute esistenti. Con Tracechain si effettua una transazione in meno di tre secondi, e si può arrivare da 60.000 a milioni di scambi al secondo. Facendo il paragone è evidente come queste prestazioni siano altamente performanti. Il Bitcoin impiega 10 minuti per confermare una transazione e non riesce a sostenerne più di 12 al secondo. Ethereum ha tempi di approvazione di cinque minuti e regge 30 transazioni al secondo. L’ultimo metro di paragone adoperato è stata la criptovaluta chiamata EOS, nel cui sistema le transazioni vengono approvate in cinque secondi ed elabora tra 1.000 e milioni di transazioni al secondo. Potrebbe dunque sembrare l’unica moneta virtuale in grado di reggere il paragone con MetaHashCoin, ma quest’ultima offre anche un altro vantaggio che non ha nessuna delle sue omologhe. Il sistema Tracechain, infatti, è completamente decentralizzato: vuol dire che non c’è un unico server che gestisce tutto, e questo rende il sistema praticamente inattaccabile. Il progetto ormai è stato varato: il 29 giugno 2018 è iniziata la fase detta “Initial Coin Offering” quando la criptovaluta era in vendita al prezzo di 0,0391 $. Per i primi tempi il prezzo verrà mantenuto molto basso e quindi favorevole per gli acquirenti; a partire dal mese di agosto poi avrà inizio una nuova fase detta “forging”. Il forging viene definito l’evoluzione del mining ed offre numerosi vantaggi, a detta dei più esperti. Consente infatti di lavorare senza problemi anche usando un dispositivo portatile come lo smartphone ed ha costi meno elevati. Inoltre offre ricompense quando si utilizzano i token. Il percorso di crescita del MetaHashCoin non si arresterà nemmeno a questo punto: in futuro saranno rilasciati nuovi strumenti pensati per gli sviluppatori. Il lancio definitivo è previsto per il primo trimestre del 2019.

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L’importanza del pensiero computazionale nelle scuole

Posted by on Giu 22, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su L’importanza del pensiero computazionale nelle scuole

Si parla sempre più spesso dell’importanza che ha insegnare il coding e i linguaggi di programmazione nelle scuole di ogni ordine e grado. La spiegazione che si offre è spesso puramente e squisitamente pratica: nel mondo del futuro i computer e le intelligenze artificiali saranno in grado di svolgere quasi tutti i compiti che fino a ieri sono stati svolti dall’uomo. Per l’uomo, dunque, sarà necessario comprenderli e interagire con loro. Negli ultimi anni però si è andata sviluppando anche un’altra consapevolezza che ha a che vedere con la formazione dell’essere umano in quanto tale, con la sua formazione come essere senziente in grado di risolvere i problemi. La prima a teorizzare in modo preciso l’importanza del cosiddetto “pensiero computazionale” a livello didattico è stata la scienziata informatica Jeannette Wing, che nel 2006 ha scritto un articolo in cui esaminava in modo più puntuale un aspetto che è però noto fin dalla nascita dei primi calcolatori elettronici, fin dagli anni ’80. La Wing ha dato nuova dignità al pensiero computazionale definendolo una delle abilità di base che un bambino deve acquisire per diventare un adulto consapevole ed efficiente: le altre sono leggere, scrivere e fare di conto. Il pensiero computazionale viene spiegato con la capacità, da parte della mente umana, di riuscire a suddividere un problema complesso in parti più semplici, creando degli schemi comportamentali che possono poi essere adattati ad esigenze e situazioni diverse. Il pensiero computazionale è una logica ferrea e matematica che bypassa i sentimenti e le emozioni, e consente di analizzare con freddezza e lucidità ogni frangente, riuscendo a risolverlo per il meglio. Questa logica, secondo docenti e pedagoghi, è invece molto carente nei giovani di oggi, soprattutto nei nativi digitali. Loro infatti si affidano a quei dispositivi che usano la logica computazionale per la risoluzione dei problemi, ma lo fanno in modo passivo senza più avere comprensione dei meccanismi che da A conducono a B. Dunque nel percorso formativo di un bambino/ragazzo è davvero importante, specie nel mondo di oggi che gli dà in mano strumenti molto potenti ma spesso fin troppo facili da usare, capire come funziona il coding. Questo gli fornirà gli strumenti adatti non solo per la vita lavorativa, ma per la vita in generale. Il percorso che viene suggerito parte già in età prescolare, con esercizi che possono essere fatti fare ai piccoli e che servono a sviluppare la loro capacità di ragionamento e raziocinio in una direzione ben precisa. Ad esempio, tra i 3 e i 5 anni si potrebbe chiedere loro di mettere in ordine la stanza, o il luogo dei giochi in asilo, portando a livello di consapevolezza i vari passaggi che consentono di arrivare dal disordine all’ordine. Dai 5 anni ai 6 si può cominciare a far avvicinare il bambino al coding vero e proprio, con alcuni strumenti interattivi che si possono trovare on line come CodyRoby. In questo gioco Cody è il programmatore e Roby il robot che esegue gli ordini. Infine, dai 6 anni in su, si può approdare ai linguaggi di programmazione veri e propri, sempre usando degli strumenti appositamente creati per i bambini. I più efficaci sono Scratch e CodeAcademy.com. Anche la scuola italiana ha avviato un processo formativo nell’ambito del pensiero computazione con il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD).

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Microsoft acquisisce GitHub

Posted by on Giu 22, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Microsoft acquisisce GitHub

Che Microsoft sia un colosso dell’informatica praticamente inattaccabile e capace di fagocitare qualunque cosa intorno a sé è ormai un concetto chiarissimo, se non altro a seguito della recente acquisizione di LinkedIn; ma l’ultimo colpo che ha portato a segno indica che Microsoft ormai è qualcosa di più di un semplice “colosso”. La notizia ha fatto il giro delle testate giornalistiche di settore in pochi minuti accendendo subito una ridda di dubbi e perplessità: l’azienda di Redmond ha acquistato GitHub per la cifra di 7.5 milioni di dollari. Andiamo ad analizzare nel dettaglio i risvolti non immediatamente comprensibili di questo fatto rispondendo ad una domanda molto semplice: cos’è GitHub? Github è, di fatto, un servizio di hosting nato del 2008, che nel corso di questa decina di anni si è trasformato in una gigantesca community di sviluppatori. Chi crea un nuovo codice o un nuovo software lo pubblica su GitHub per metterlo a disposizione degli altri utenti della comunità e per avere feedback e pareri. In questo modo si crea un vivace e prolifico scambio di idee rigorosamente open source, vale a dire che non si deve pagare nulla per quello che si preleva e utilizza. Non solo: ciò che viene prelevato dall’enorme database di GitHub può essere usato senza vincoli su qualunque piattaforma di qualunque sistema operativo. Si capisce subito quale sia stato l’interessa di Microsoft nell’acquisire questa realtà, che gli è costato più del triplo rispetto alle stime iniziali. Non è un interesse economico, visto che GitHub non ha mai creato ricchezza. Nonostante vi siano alcune funzionalità a pagamento, esse non hanno mai acquisito tanta popolarità da generare redditi significativi. Mettere le mani su GitHub per Microsoft può significare soltanto mettere la propria egida su un luogo virtuale in cui, potenzialmente, si stanno già scrivendo i codici che regoleranno il mondo del futuro. Le perplessità da parte degli utenti della community è che questa egida diventi troppo oppressiva, e che la larga libertà di cui hanno goduto finora venga limitata in qualche misura da Microsoft, vista la sua storica avversione per i sistemi open source (basti pensare alla guerra spietata che ha condotto per anni nei confronti di Linux). Da parte dei dirigenti Microsoft però non giungono altro che rassicurazioni: le parole di Satya Nardella, CEO di Microsoft, spiegano che la società che rappresenta vuole assumere sempre più una configurazione “developer first”, dove cioè siano i programmatori e gli sviluppatori ad avere maggiore importanza. Ecco allora che la società metterà in campo tutte le sue risorse per rendere sempre più snello e fruibile il sistema sul quale si basa GitHub: l’intenzione è quella di agevolare e implementarne l’uso da parte degli sviluppatori enterprise usando i canali di vendita Microsoft e rendendo più facile l’accesso sia a GitHub che ai servizi cloud dell’azienda. I tweet preoccupati, ciononostante, si susseguono. L’acquisizione si considererà formalmente conclusa a fine anno, ma nel frattempo Microsoft sta già posizionando le sue pedine nei posti strategici: Chris Wanstrath, che è l’attuale amministratore delegato di GitHub, sarà trasformato in “technical fellow” di Microsoft, carica che non si sa ancora di preciso cosa comporti. Al posto di Scott Guthrie, che era vice presidente di GitHub, verrà messo Nat Friedman, corporate vice president di Microsoft e fondatore della software house Xamarin. Anche se l’azienda di Redmond continua ad assicurare che GitHub resterà assolutamente open source, per tutti coloro che lo hanno usato per anni la preoccupazione è legittima.

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