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Come cambieranno i linguaggi di programmazione

Se un tempo le nuove frontiere per l’uomo erano fisiche, al giorno d’oggi invece sono diventate sempre più virtuali. È il mondo dell’informatica che cambia molto rapidamente, e il compito dell’uomo è di capire in che modo certi schemi ormai fissati debbano invece essere mutati al fine di andare incontro sempre meglio alle nuove esigenze che si stanno creando. Questo significa che nulla di ciò che è dato in ambito tecnologico è immutabile e fissato per sempre. Quindi, se un linguaggio umano non subisce che lente trasformazioni nel tempo, ma sostanzialmente resta sempre uguale a se stesso per lo meno nei presupposti sui quali è stato creato, lo stesso non si può dire dei linguaggi di programmazione. Non è semplicisticamente il fatto che ogni giorno vengono inventati dei nuovi linguaggi di programmazione in grado di rispondere ad esigenze specifiche. Il punto è che potrebbe essere rimesso in discussione lo stesso presupposto sul quale fino ad ora sono stati elaborati tutti i linguaggi attualmente esistenti. Il sasso in tal senso è stato lanciato, ed ora sarà necessario lavorarci sopra per rivoluzionare alla base il sistema informatico. E a dare il primo input per questo cambiamento è stato proprio un italiano, Ugo dal Logo. Il curriculum di Ugo dal Logo è decisamente di tutto rispetto. Attualmente è professore associato di Informatica al Dipartimento di Informatica – Scienza e Ingegneria dell’Università di Bologna. Dopo la laurea ha conseguito il dottorato ed ha approfondito la sua formazione all’estero, presso la Marie Curie Fellow dell’Università “Denis-Diderot” di Parigi. I suoi lavori gli sono valsi importanti riconoscimenti: ha vinto il premio per la migliore tesi di dottorato in informatica teorica nel 2006, il premio Kleene quello stesso anno e infine il premio per il miglior giovane ricercatore italiano in informatica teorica nel 2015. Ma il riconoscimento più importante che è riuscito a guadagnarsi arriva dall’ERC (European Research Council) il quale gli ha assegnato il “Consolidator Grant”, una sorta di borsa di studio del valore di ben un milione di euro. Questi soldi gli dovranno servire per portare avanti il progetto di ricerca per il quale è stato premiato e che si chiama DIAPASoN (Differential Program Semantics). Il progetto DIAPASoN si prefigge un obiettivo molto ambizioso, che è quello sopra esposto. Dal Logo vuole rifondare dalla base i linguaggi di programmazione, mettendo in discussione i presupposti sui quali sono stati elaborati. Secondo lo studioso questo processo viene reso necessario dalle due sfide più importanti che l’informatica propone per i prossimi decenni: l’intelligenza artificiale e gli strumenti di crittografia. I linguaggi di programmazione che utilizziamo attualmente sono basati sul criterio dell’equivalenza, che dice che solo programmi corrispondenti possono essere sostituiti tra di loro. Lo scopo di DIAPASoN è invece quello di dimostrare che si possono creare dei linguaggi basati sul criterio di differenza. Questo nuovo approccio potrebbe essere utile soprattutto nel campo delle intelligenze artificiali, le quali non sono perfette o infallibili. Quando le utilizziamo, ha spiegato dal Logo, sappiamo che non ci daranno un risultato impeccabile, ma comunque in linea con le nostre esigenze. Lo scopo dunque è capire in che modo si possano creare dei nuovi sistemi informatici che sostituiscano la differenza all’equivalenza, diventando così più malleabili e più aderenti alle nuove forme di realtà virtuale che ci aspettano. Il ricercatore italiano ora potrà portare avanti i suoi studi grazie al sostegno della ERC.

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