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I linguaggi di programmazione insegnati ai bambini attraverso l’uso dei trenini

Ormai è appurato il fatto come l’insegnamento dei linguaggi di programmazione sia di fondamentale importanza anche in età prescolare, o comunque in età infantile. Secondo Google in futuro conoscere i linguaggi di programmazione sarà importante tanto quanto apprendere l’alfabeto. Senza voler arrivare ad affermare simili estremi, certo è che l’informatica nel futuro avrà un peso ancora maggiore di quanto non abbia oggi. Per un bambino è dunque importante cominciare a capire fin dai primissimi anni di età quello con cui avrà a che fare, anche e soprattutto lavorativamente, per il resto della sua vita. Ecco perché studiosi e ricercatori stanno cercando di mettere a punto dei sistemi di insegnamento che usino il gioco per rendere più facile l’apprendimento di concetti piuttosto complessi anche ad un bambino di pochi anni d’età. Di recente è stata pubblicata una ricerca condotta dal dipartimento di psicologia dell’Università di Torino, all’interno della quale è stato dimostrato che si possono insegnare i rudimenti della programmazione informatica ai bambini anche senza dover usare direttamente i linguaggi di programmazione. In che modo? Semplicemente giocando con dei trenini. L’articolo in cui sono stati illustrati i risultati degli esperimenti condotti con la collaborazione di un gruppo di bambini di quinta elementare è stato pubblicato dalla Psychonomic Society, società internazionale di grande rilievo che riunisce gli psicologi cognitivi. Questi ultimi, dunque, hanno dimostrato di tenere in gran conto i risultati raggiunti da Monica Bucciarelli, la ricercatrice che ha fatto da capofila al progetto. Alla ricerca, oltre all’Università di Torino, hanno partecipato anche il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Studi Sociali di Varsavia, il Naval Research Lab di Washington e il Dipartimento di Psicologia delle Università di Princeton e di New York. I soggetti che sono stati presi in esame, come detto, erano dei bambini di quinta elementare che non avevano mai avuto alcun tipo di rapporto con la programmazione informatica. I piccoli sono stati messi nella condizione di poter giocare con dei trenini divisi in vagoni. Ogni vagone portava impressa sopra una lettera dell’alfabeto. Si è così dimostrato come i bambini fossero in grado di comprendere degli algoritmi anche molto complessi semplicemente giocando con questi trenini. I ricercatori sottoponevano loro dei quesiti che i bimbi dimostravano di essere in grado di risolvere pur non avendo nessuna conoscenza dei linguaggi di programmazione. Le deduzioni a cui lo studio ha portato i ricercatori sono fondamentalmente tre. La prima è che non tutti i soggetti hanno la stessa predisposizione alla programmazione informatica. Sono infatti state individuate delle differenze tra soggetto e soggetto, anche se non si sono rilevate differenze significative tra maschi e femmine. Il secondo fattore che è apparso in maniera evidente è che i bambini sono in grado di risolvere in modo istintivo algoritmi ricorsivi e non ricorsivi, sebbene i primi siano molto più complessi dei secondi. Infine si è capito che fin da piccoli si ricorre a delle simulazioni mentali per prevedere ciò che accadrà, in questo caso specifico per prevedere le mosse dei trenini. La conclusione a cui sono giunti gli studiosi è che si possono insegnare i linguaggi di programmazione anche senza dover ricorrere al computer, ovvero senza aumentare il numero di ore trascorse al pc da un bambino. Inoltre, questo tipo di insegnamento potrebbe essere utile per capire fin dall’età infantile se un soggetto è, o meno, predisposto alla programmazione informatica.

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