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Impegnata a persone, impegnarsi per il futuro!

Il coding arriva nelle scuole

Che il mondo di domani sarà dominato dalle macchine e dall’informatica è molto più di una semplice supposizione: la possiamo definire ormai una certezza. Se osserviamo infatti il vertiginoso sviluppo che le nuove tecnologie hanno avuto negli ultimi anni, cambiando in modo anche radicale il nostro modo di svolgere tante piccole operazioni quotidiane, si capisce come i nostri figli vivranno una realtà sempre più “virtuale” (anche se, speriamo, non di meno anche “reale”). Quello che è certo è che per loro è di fondamentale importanza, al fine di poter essere padroni del loro destino e del loro futuro, capire i processi che animano le macchine e i dispositivi che hanno davanti. Per ora non si tratta che di un gioco, ma un domani potrebbe trattarsi di sopravvivenza, nei termini della necessità di trovare lavoro e sostentamento. Ecco perché materie come il “coding” e il “pensiero computazionale” stanno trovando sempre più spazio anche all’interno delle scuole primarie. Come è noto, la mente umana è assai più ricettiva in giovane età: imprimere dei concetti che potrebbero sembrare complessi, ma che in realtà non lo sono, a delle giovani menti significa facilitare il loro compito un domani. L’aspetto più innovativo di questo processo è che il coding non si può definire solo una materia come le altre. Per capirci, non è che apprendendo il coding ci si limita a studiare i linguaggi di programmazione e quindi il modo in cui funziona un personal computer o un altro dispositivo tecnologico. Il coding lo possiamo definire invece un modo di ragionare. Insegnando al bambino il pensiero computazionale gli si insegna anche a risolvere i problemi che gli vengono proposti secondo un sistema codificato e razionale. Questo può essergli di aiuto anche nell’apprendimento di altre materie, e fornirgli più in generale una metodologia di approccio a tutti gli ostacoli che si troverà davanti nel corso della sua esistenza. Se poi si pensa che il linguaggio informatico sia qualcosa di troppo complesso per poter essere trasmesso ad un bambino, basta confrontarsi con i metodi che più comunemente vengono usati a livello didattico per capire che invece non c’è nulla che sia più vicino al linguaggio del bambino stesso. Gli strumenti che sono stati messi a punto per comunicare la programmazione informatica ai più piccoli hanno infatti tutti l’aspetto del gioco. Si tratta di un tipo di apprendimento che viene detto “a blocchi” e che consente al piccolo di prendere dimestichezza con le metodologie e le dinamiche più comuni dei linguaggi di programmazione senza nemmeno rendersi conto che sta scrivendo un software. La realizzazione del programma o dell’app, infatti, non avviene usando i linguaggi di programmazione, ma mettendo insieme dei blocchetti che però si possono incastrare solo rispettando delle regole ben precise. L’insegnamento del coding ai bambini arriva anche alla programmazione robotica. Si trovano infatti in commercio dei kit che consentono al bambino di imparare ad assemblare un robot, o anche un semplice computer, per poi programmarlo e insegnargli a fare le operazioni desiderate. Il coding a scuola è infine un mezzo che insegnanti e discenti hanno per interagire tra di loro molto di più di quanto non si faccia con le materie più tradizionali. Il coding può infatti riformare dalla base il sistema stesso di insegnamento, rendendolo più ludico e interattivo e quindi più efficace e immediato.

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