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Impegnata a persone, impegnarsi per il futuro!

L’importanza del pensiero computazionale nelle scuole

Si parla sempre più spesso dell’importanza che ha insegnare il coding e i linguaggi di programmazione nelle scuole di ogni ordine e grado. La spiegazione che si offre è spesso puramente e squisitamente pratica: nel mondo del futuro i computer e le intelligenze artificiali saranno in grado di svolgere quasi tutti i compiti che fino a ieri sono stati svolti dall’uomo. Per l’uomo, dunque, sarà necessario comprenderli e interagire con loro. Negli ultimi anni però si è andata sviluppando anche un’altra consapevolezza che ha a che vedere con la formazione dell’essere umano in quanto tale, con la sua formazione come essere senziente in grado di risolvere i problemi. La prima a teorizzare in modo preciso l’importanza del cosiddetto “pensiero computazionale” a livello didattico è stata la scienziata informatica Jeannette Wing, che nel 2006 ha scritto un articolo in cui esaminava in modo più puntuale un aspetto che è però noto fin dalla nascita dei primi calcolatori elettronici, fin dagli anni ’80. La Wing ha dato nuova dignità al pensiero computazionale definendolo una delle abilità di base che un bambino deve acquisire per diventare un adulto consapevole ed efficiente: le altre sono leggere, scrivere e fare di conto. Il pensiero computazionale viene spiegato con la capacità, da parte della mente umana, di riuscire a suddividere un problema complesso in parti più semplici, creando degli schemi comportamentali che possono poi essere adattati ad esigenze e situazioni diverse. Il pensiero computazionale è una logica ferrea e matematica che bypassa i sentimenti e le emozioni, e consente di analizzare con freddezza e lucidità ogni frangente, riuscendo a risolverlo per il meglio. Questa logica, secondo docenti e pedagoghi, è invece molto carente nei giovani di oggi, soprattutto nei nativi digitali. Loro infatti si affidano a quei dispositivi che usano la logica computazionale per la risoluzione dei problemi, ma lo fanno in modo passivo senza più avere comprensione dei meccanismi che da A conducono a B. Dunque nel percorso formativo di un bambino/ragazzo è davvero importante, specie nel mondo di oggi che gli dà in mano strumenti molto potenti ma spesso fin troppo facili da usare, capire come funziona il coding. Questo gli fornirà gli strumenti adatti non solo per la vita lavorativa, ma per la vita in generale. Il percorso che viene suggerito parte già in età prescolare, con esercizi che possono essere fatti fare ai piccoli e che servono a sviluppare la loro capacità di ragionamento e raziocinio in una direzione ben precisa. Ad esempio, tra i 3 e i 5 anni si potrebbe chiedere loro di mettere in ordine la stanza, o il luogo dei giochi in asilo, portando a livello di consapevolezza i vari passaggi che consentono di arrivare dal disordine all’ordine. Dai 5 anni ai 6 si può cominciare a far avvicinare il bambino al coding vero e proprio, con alcuni strumenti interattivi che si possono trovare on line come CodyRoby. In questo gioco Cody è il programmatore e Roby il robot che esegue gli ordini. Infine, dai 6 anni in su, si può approdare ai linguaggi di programmazione veri e propri, sempre usando degli strumenti appositamente creati per i bambini. I più efficaci sono Scratch e CodeAcademy.com. Anche la scuola italiana ha avviato un processo formativo nell’ambito del pensiero computazione con il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD).

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