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Impegnata a persone, impegnarsi per il futuro!

Il coding per bambini

Ormai non è più solo l’ipotesi di un futuro avveniristico descritto nei libri di fantascienza ma realtà: il coding verrà insegnato già nelle scuole primarie. D’altro canto questa nuova “materia” non deve stupire più di tanto: i bambini di oggi, molto più di noi, si muoveranno in un mondo governato dai computer e dalle loro intelligenze elettroniche. Capire come funzionano e saper “dialogare” con loro sarà dunque di fondamentale importanza per creare un mondo armonico e ben organizzato. Però sono molti quelli che non vedono di buon occhio l’idea che ai bambini vengano insegnati i linguaggi di programmazione fin dalla più tenera età: si teme una sorta di condizionamento mentale, come se in futuro il bambino che oggi viene educato all’informatica debba necessariamente diventare un ingegnere o un programmatore. È ovvio che le cose stanno ben diversamente: il coding deve essere, così come è nelle intenzioni del MIUR che nel 2014 ha inaugurato il progetto “Programmare il futuro” per introdurre la programmazione informatica nei piani scolastici, solo una materia tra le altre. Il piccolo, da grande, potrà seguire la sua inclinazione e diventare quello che vuole, un pasticcere, un maestro, un dirigente di banca… o un programmatore. Conoscere il coding, però, lo aiuterà non solo a padroneggiare in modo più consapevole e adulto il mondo dei computer, con il quale dovrà pur sempre interagire, ma potrà anche fornirgli un valido insegnamento di tipo “filosofico”. I linguaggi di programmazione sono infatti un modo di pensare del tutto inedito per la mente umana, ma molto utile: insegnano infatti a scomporre un problema complesso in blocchi più piccoli, in modo tale da analizzare una problematica in ogni suo aspetto, semplificandola e trovando infine con facilità la soluzione. Se un’altra obiezione che si può muovere è la difficoltà di insegnare una realtà tanto strutturata ad un bambino piccolo, la verità è che le giovani menti sono decisamente malleabili e che i concetti del coding possono penetrare come un gioco, o attraverso un gioco. Già esistono tanti strumenti, anche on line, per cominciare ad impartire i rudimenti dei linguaggi di programmazione ai bambini, in particolar modo di JavaScript, che è uno dei più semplice dei più usati. Ci sono poi accademie che hanno creato dei corsi per i più piccoli, o anche libri che servono a far avvicinare il bimbo al mondo dei computer. Quello più efficace e di gran lunga il più famoso si intitola “Hello Ruby. Avventure nel mondo del coding” ed è stato scritto da Linda Liukas; si rivolge a ragazzi dai 7 anni in su e serve a far prendere familiarità con alcuni concetti base del coding attraverso un’avventura fantastica e divertente. Un altro mezzo che sembra molto efficace per far avvicinare i più giovani all’informatica è il famoso gioco della Mojang Minecraft: pare infatti che siano ben 85 milioni i bambini che sono riusciti ad apprendere i concetti base del coding attraverso Minecraft. Minecraft è un videogioco stile sandbox all’interno del quale l’utente può praticamente fare ciò che vuole, rispettando solo poche basilari regole: divertendosi e giocando, i bambini possono così capire come funziona la “mente” che c’è dietro ciò che vedono realizzarsi sullo schermo. Non a caso proprio Minecraft è stato usato lo scorso fine settimana di marzo, il 20 e il 21, a Firenze nell’ambito dell’iniziativa “Firenze dei bambini”. Nel gioco è stata creata una versione virtuale del Museo del Novecento, un po’ come era già stato fatto a Londra ricreando il grande incendio che invase la città britannica nel 1666.

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