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Fuchsia: il nuovo linguaggio di Google avvolto nel mistero

Google, il colosso di Mountain View, è da sempre il principale avversario della Apple, da cui si distingue per un aspetto fondamentale. Mentre tutti i dispositivi della mela morsicata, dagli iPhone ai Mac agli iPad, usano il medesimo sistema operativo, ovvero iOS, Google possiede diversi sistemi operativi che sfruttano diversi linguaggi di programmazione. Per i device portatili c’è Android; sui Chromebook è installato Chrome OS; per altre applicazioni come Android Auto, Wear, Chromecast si usano delle varianti di Android. I vari sistemi adottati da BigG hanno una cosa in comune, ovvero si basano su kernel Linux. Da qualche tempo a questa parte però si vocifera di un nuovo progetto che Google sta portando avanti, e che sembrerebbe avere lo scopo di creare un unico linguaggio unificato. La cosa più eclatante è che tale linguaggio non usa come kernel Linux. Il suo nome in codice per il momento è “Fuchsia”. Non c’è niente di ufficiale, ma sui server di Google sono apparsi dei repository, ovvero ambienti in cui vengono gestiti i metadati, che forniscono sufficienti informazioni per cercare di capire in che direzione vuole andare Fuchsia. Uno degli obiettivi che sembra si vogliano raggiungere è la creazione di un microkernel amplificato. Un microkernel di solito è in grado di supportare applicazioni cosiddette “embedded”, vale a dire con memoria limitata e un numero predeterminato di azioni che possono compiere. Invece BigG sembra voler dare vita a dispositivi che, pur essendo embedded, abbiano un numero più elevato di funzionalità. In tal senso sono già stati fatti notevoli passi in avanti, come fanno sapere i due tecnici di Google che seguono lo sviluppo di questo settore, Brian Swetland e Travis Geiselbrecht. Oltre a questo, il sistema Fuchsia usa un nuovo linguaggio di programmazione chiamato “Dart”. Anche questa è una delle ultimissime novità messe in campo da Google. Riguardo all’interfaccia utente (UI) si userà, sempre in base a quello che si può capire da quanto pubblicato nelle repository di Google, Flutter, un sistema che può supportare tanto Android che iOS. Infine in Fuchsia si trova anche Escher, che è un sistema di render. In una parola, quello che appare chiaro è che Fuchsia potrà funzionare su un gran numero di dispositivi. Impossibile prevedere quali potrebbero essere i reali sviluppi futuri: forse si tratta solo di una sperimentazione che non andrà oltre lo stato attuale. Altro particolare curioso è che però il codice è stato reso open source, a differenza di quanto è stato sempre fatto con Android. Fuchsia ha già dato vita ad un piccolo contenzioso tra Apple e Google. Dall’azienda di Cupertino si temeva infatti che il colosso di Mountain View volesse creare un supporto per il linguaggio di programmazione Swift indipendente, tanto da dividere ancora di più gli utenti dell’uno o dell’altro sistema operativo (Android e iOS). L’equivoco è stato chiarito tramite tweet da Chris Lattner, ideatore di Swift che ora lavora per Google, con l’affermazione per cui Google vuole continuare a collaborare e cooperare, e che la creazione di un repository su Swift era finalizzato solo alla possibilità di lavorarci sopra. D’altro canto è ormai conclamato che Fuchsia supporterà il linguaggio di programmazione Swift. Fuchsia supporta anche i linguaggi C, C++, Python, Rust, oltre che Dart e Go, altro linguaggio di programmazione creato da Google come Dart. Per il resto, un fitto mistero avvolge Fuchsia e il suo reale impiego nelle intenzioni di BigG.

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