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Impegnata a persone, impegnarsi per il futuro!

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Il coding arriva nelle scuole

Posted by on Nov 23, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Il coding arriva nelle scuole

Che il mondo di domani sarà dominato dalle macchine e dall’informatica è molto più di una semplice supposizione: la possiamo definire ormai una certezza. Se osserviamo infatti il vertiginoso sviluppo che le nuove tecnologie hanno avuto negli ultimi anni, cambiando in modo anche radicale il nostro modo di svolgere tante piccole operazioni quotidiane, si capisce come i nostri figli vivranno una realtà sempre più “virtuale” (anche se, speriamo, non di meno anche “reale”). Quello che è certo è che per loro è di fondamentale importanza, al fine di poter essere padroni del loro destino e del loro futuro, capire i processi che animano le macchine e i dispositivi che hanno davanti. Per ora non si tratta che di un gioco, ma un domani potrebbe trattarsi di sopravvivenza, nei termini della necessità di trovare lavoro e sostentamento. Ecco perché materie come il “coding” e il “pensiero computazionale” stanno trovando sempre più spazio anche all’interno delle scuole primarie. Come è noto, la mente umana è assai più ricettiva in giovane età: imprimere dei concetti che potrebbero sembrare complessi, ma che in realtà non lo sono, a delle giovani menti significa facilitare il loro compito un domani. L’aspetto più innovativo di questo processo è che il coding non si può definire solo una materia come le altre. Per capirci, non è che apprendendo il coding ci si limita a studiare i linguaggi di programmazione e quindi il modo in cui funziona un personal computer o un altro dispositivo tecnologico. Il coding lo possiamo definire invece un modo di ragionare. Insegnando al bambino il pensiero computazionale gli si insegna anche a risolvere i problemi che gli vengono proposti secondo un sistema codificato e razionale. Questo può essergli di aiuto anche nell’apprendimento di altre materie, e fornirgli più in generale una metodologia di approccio a tutti gli ostacoli che si troverà davanti nel corso della sua esistenza. Se poi si pensa che il linguaggio informatico sia qualcosa di troppo complesso per poter essere trasmesso ad un bambino, basta confrontarsi con i metodi che più comunemente vengono usati a livello didattico per capire che invece non c’è nulla che sia più vicino al linguaggio del bambino stesso. Gli strumenti che sono stati messi a punto per comunicare la programmazione informatica ai più piccoli hanno infatti tutti l’aspetto del gioco. Si tratta di un tipo di apprendimento che viene detto “a blocchi” e che consente al piccolo di prendere dimestichezza con le metodologie e le dinamiche più comuni dei linguaggi di programmazione senza nemmeno rendersi conto che sta scrivendo un software. La realizzazione del programma o dell’app, infatti, non avviene usando i linguaggi di programmazione, ma mettendo insieme dei blocchetti che però si possono incastrare solo rispettando delle regole ben precise. L’insegnamento del coding ai bambini arriva anche alla programmazione robotica. Si trovano infatti in commercio dei kit che consentono al bambino di imparare ad assemblare un robot, o anche un semplice computer, per poi programmarlo e insegnargli a fare le operazioni desiderate. Il coding a scuola è infine un mezzo che insegnanti e discenti hanno per interagire tra di loro molto di più di quanto non si faccia con le materie più tradizionali. Il coding può infatti riformare dalla base il sistema stesso di insegnamento, rendendolo più ludico e interattivo e quindi più efficace e immediato.

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Quali sono i linguaggi di programmazione “top”

Posted by on Nov 23, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Quali sono i linguaggi di programmazione “top”

La fine dell’anno 2018 si sta avvicinando e, come spesso accade, si cominciano a fare i primi bilanci. Nel mondo dell’informatica si deve cercare di capire quali sono i nuovi orientamenti, in quale direzione sta andando il mercato nello sviluppo di nuovi programmi e applicazioni. In questo senso la cartina di tornasole più efficace sono i linguaggi di programmazione. Capire quali sono quelli più usati, o al contrario quelli che stanno cadendo in disuso, aiuta anche a comprendere quali sono i programmi che stanno incontrando maggiore successo. Riguardo all’anno che sta per concludersi, nella prime tre posizioni GitHub mette tre linguaggi di programmazione che sono considerati quelli che stanno incontrando il maggiore successo, vale a dire che sono stati maggiormente utilizzati dai programmatori. Si tratta di Kotlin, in prima posizione assoluta, HCL e TypeScript. Il rapporto annuale “Octoverse” parla chiaro: sono questi i codici che, in percentuale, sono cresciuti maggiormente. Oltre a questi tre, che si trovano in cima alla classifica, altri linguaggi che hanno conosciuto un incremento nell’utilizzo da parte degli sviluppatori sono PowerShell, il linguaggio di scripting di Microsoft, e Mozilla’s Rust che permette di controllare la memoria con un gradi di precisione paragonabile a C++. Analizziamo però un po’ più da vicino i codici “vincitori”. Kotlin ha conosciuto il suo boom nel momento in cui Google ha deciso di orientare il suo supporto verso questo linguaggio di programmazione, rendendolo quello usato per eccellenza nella realizzazione di app Android. Kotlin è open source e da molti è considerato la migliore alternativa ad oggi esistente a Java. Altri riconoscimenti ricevuti da Kotlin sono la scalata alla classifica RedMonk del 2017, quando è passato dalla 46esima alla 27esima posizione, e l’elezione a secondo linguaggio preferito dagli sviluppatori stessi. Kotlin è stato creato nel 2011 da JetBrains e viene apprezzato soprattutto per la sua capacità di lavorare sulla Java Virtual Machine. D’ora in poi la sua crescita sarà sicuramente ancora maggiore, vista la nascita della Kotlin Foundation voluta da Google e JetBrains. Il linguaggio HCL viene usato soprattutto per programmare ambienti e librerie. Il suo acronimo sta per HashiCorp Configuration Language in quanto è stato creato dalla società DevOps HashiCorp. L’intenzione dei suoi creatori era quella di creare una nuova versione, più agile e snella, di JSON. Difatti HCL può essere usato insieme a JSON e questo è il suo principale vantaggio. Veniamo infine a TypeScript, che è entrato nella classifica dei 10 linguaggi di programmazione solo lo scorso anno e quest’anno è già riuscito ad arrivare alla vetta. TypeScript funziona insieme a JavaScript e probabilmente si candida a diventarne il sostituto. Infatti aggiunge nuove funzioni a quelle standard di JavaScript, che consentono maggiore versatilità dello strumento ma, al tempo stesso, sono facili da usare. Il direttore esecutivo di JS Foundation, Kris Borchers, però, ha detto che TypeScript è un complemento di JavaScript e che i due linguaggi verranno implementati parallelamente. A conclusione della sua classifica, GitHub ha rilevato come i linguaggi di programmazione che hanno incontrato una crescita più rapida e più evidente sono quelli che hanno due caratteristiche principali, ovvero l’interoperabilità e la sicurezza. In questo senso, oltre a Kotlin e TypeScript, si fa anche il nome di Rust, che presenta questi due aspetti. Quindi è evidente che la comunità degli sviluppatori cerca nei linguaggi che usa caratteristiche che siano al passo con la nuova strada che sta percorrendo il mondo dell’informatica.

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La rapida ascesa del linguaggio Kotlin

Posted by on Ott 25, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su La rapida ascesa del linguaggio Kotlin

Quello dei linguaggi di programmazione è un mondo in continua evoluzione. Ci sono linguaggi che durano ormai da molto temo, ma ne vengono sviluppati sempre di nuovi per andare incontro alle esigenze mutevoli del mercato e dell’informatica. Uno degli ultimi linguaggi di programmazione ad essere stati creati, in ordine di tempo, si chiama Kotlin. Nella sua breve vita ha conosciuto una crescita rapida e costante grazie ad alcune sue peculiarità. Vediamo di conoscere meglio il Kotlin e di scoprire a che cosa serve. Kotlin è stato creato nel 2011 da JetBrains, azienda ceca che si occupa dello sviluppo di software. Il linguaggio ha però cominciato a prendere piede a partire dal 2016, quando è stata rilasciata la versione 1.0 che ha subito riscosso il plauso della comunità dei programmatori. JetBrains ha lavorato gomito a gomito con il team di Google, che ha fin da subito compreso e apprezzato le potenzialità di Kotlin. Questo linguaggio si ispira ad altri codici similari, come ad esempio Scala, ed è apparso fin dal primo momento uno strumento versatile e maneggevole per la creazione di applicazioni Android. Il suo principale vantaggio consiste nella compatibilità con la Java Virtual Machine. Inoltre può lavorare insieme ad altri codici Java già scritti (è compatibile anche con Java 6). Questo fa sì che lo si possa usare in qualunque momento a seconda delle necessità. Grazie a queste caratteristiche Kotlin ha meritato sempre di più l’attenzione di Google, fino ad oggi, quando il colosso di Mountain View è tornato a puntare l’attenzione sul linguaggio di programmazione creato da JetBrains, ribadendo la sua volontà di continuare ad usarlo e implementarlo. L’argomento è stato affrontato in un post pubblicato sul blog Android Developers, nel quale sono state presentate le ultime novità scaturite dalla collaborazione tra il team Google e JetBrains. L’obiettivo principale di Google è quello di creare una sempre maggiore compatibilità tra il linguaggio e i vari servizi che offre. Soprattutto l’obiettivo più immediato è quello di fornire un supporto a 360 gradi a tutti gli sviluppatori che siano interessati ad usare Kotlin esplorandone tute le potenzialità. A questo scopo è stata creata una sezione apposita su Google Cloud Platform. Gli sforzi di Google e JetBrains, d’altro canto, hanno già dato i loro frutti, visto che, secondo la classifica stilata da StackOverflow, il 27% delle 1000 app più usate e apprezzate di Google Play Store sono scritte con Kotlin. Gli sviluppatori che hanno usato questo linguaggio per elaborare i loro programma hanno espresso un gradimento che in media raggiunge ben il 97%. Ci sono cioè tutti gli elementi per prevedere che questo linguaggio di programmazione open source e gratuito troverà un impiego sempre maggiore in futuro. Soprattutto è molto probabile che vengano esplorate nuove strade per il suo impiego per implementare le applicazioni Android, che sono comunque tra le più usate in assoluto. L’unico concorrente degno di nota di Android è infatti il sistema iOS della Apple. Ciò che fa ben sperare, soprattutto, è l’interesse di Google che, anziché diminuire con il tempo, sembra crescere. Se infatti Google continuerà a mettere i suoi strumenti al servizio degli sviluppatori è facilmente prevedibile che Kotlin conoscerà una crescita esponenziae. La comunità che lo utilizza si ingrandirà ulteriormente, fino a coincidere in larga parte con quella che fa uso di tutti servizi del pacchetto offerto da Google.

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A Taranto convegno tra uroginecologia e archeologia

Posted by on Ott 25, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su A Taranto convegno tra uroginecologia e archeologia

Sappiamo tutti di vivere in un contesto storico in cui bisogna fare molta attenzione alle parole che si utilizzano. Dal momento in cui è stata coniata per la prima volta l’espressione “politically correct” è diventato necessario usare una terminologia ben specifica per evitare di “offendere” determinate categorie. Così un netturbino è un operatore ecologico, un cieco è un non vendente, un nero è una persona di colore. Come se l’uso di una parola piuttosto che un’altra potesse cambiare la sostanza, o l’opinione nella testa di chi la pronuncia. Sta di fatto che così vanno le cose, e che l’ondata del “politically correct” non ha risparmiato nemmeno un ambito che all’apparenza dovrebbe essere quello più lontano di tutti, ovvero i linguaggi di programmazione. In che modo si potrebbero trovare offensivi o sbagliati dei termini che si riferiscono ad un ambito puramente tecnologico, e che quindi non hanno a che fare con la comunicazione diretta tra persone? Eppure è accaduto anche questo, relativamente a due termini molto diffusi nei codici informatici. I termini “incriminati” sono “master” e “slave”, che significano rispettivamente “padrone” e “schiavo”. La schiavitù è una realtà chiaramente deprecabile, e purtroppo non è nemmeno stata debellata completamente sulla faccia della terra. Ma perché l’uso del termine “slave” dovrebbe essere bandito anche dai codici dell’informatica? La questione è nata già qualche anno fa e ha investito molte realtà che si occupano di fare sviluppo di programmi. Quella che più di altre ha preso seriamente la questione è Python. Il team di sviluppo di questo linguaggio di programmazione ha infatti affrontato il quesito posto da alcuni utenti, relativo alla possibilità di sopprimere i termini “master” e “slave”, con molta serietà, tanto da giungere alla conclusione che in effetti queste due parole dovrebbero essere bandite anche dal dizionario informatico. L’ultima parola in merito è toccata a Guido Van Rossum, che è il creatore di Python, che ha dato la definitiva convalida all’espunzione dei due termini in questione dal linguaggio di programmazione. Questo però potrebbe essere più facile a dirsi che a farsi. Infatti in un linguaggio di programmazione i termini si trovano esattamente dove dovrebbero stare e insieme creano dei comandi ben specifici, che potrebbero non funzionare più a dovere qualora si vada a modificare qualcosa in questo meccanismo pressoché perfetto, di certo matematico. Python non è l’unica realtà che si è occupata della questione: anche Drupal ha deciso di eliminare i due termini “master” e “slave” sostituendoli con due equivalenti che, nello specifico, sono “primary” e “replica”. La soluzione escogitata da Drupal è stata una delle più gettonate, tanto che è stata adottata da molte altre realtà che operano nel campo della programmazione informatica come IBM e Microsoft. Django invece ha optato per la coppia alternativa “leader” e “follower”. Tutto questo fermento trova la sua convalida in una decisione presa ormai qualche anno fa, nel 2004, da The Global Language Monitor. Quell’anno infatti, nel suo “Top Politically (in)Correct Words”, si definirono come “termine politicamente più scorretto di quell’anno” proprio le parole “master” e “slave” nell’industria tecnologica. Il punto della questione resta sempre lo stesso: a cosa serve imporre alle principali case di programmazione di rivedere in modo tanto radicale i sistemi che hanno adottato per decenni? Non sarà certo la sostituzione di due termini che interessano solo agli addetti ai lavori che si eliminerà la schiavitù nel mondo. A volte sembra proprio che ci sia chi si diverte a scatenare tempeste in un bicchiere.

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WordPress e “Project Gutenberg”

Posted by on Set 28, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su WordPress e “Project Gutenberg”

WordPress è uno dei Content Management System esistenti al mondo più diffusi e usati in assoluto. Si calcola che circa il 30% dei siti mondiali siano stati creati usando questo sistema. Questo è il motivo per cui sta creando tanto scompiglio la decisione del team di WordPress di rivoluzionare dalla base il sistema di pubblicazione dell’editor. “Project Gutenberg” prevede infatti di sostituire l’attuale modalità con cui viene gestito il back end di un sito con un altro sistema fatto a blocchi. Dapprima il cambiamento riguarderà soltanto la sezione relativa agli articoli e in seguito verrà ampliata a tutto il resto. Chi ha ideato e creato il progetto se ne dice entusiasta, e il nome è stato scelto nella convinzione che porterà una vera rivoluzione nella gestione dei contenuti dei siti web. Gutenberg fu l’inventore della stampa a caratteri mobili e come è noto questo cambiò in modo radicale il mondo dell’editoria, dandole origine con le forme moderne. A detta degli sviluppatori di WordPress il loro sistema sarà in grado di fare altrettanto per quanto riguarda la pubblicazione dei siti web. Bisogna fare però i conti con la vastissima community di utenti del CMS, i quali invece sembrano non essere per niente soddisfatti di questo cambiamento. Chi ha già provato Gutenberg in versione sperimentale ha lamentato moltissimi malfunzionamenti e bug, e soprattutto ha detto che questo nuovo sistema di editing nullifica quello che sarebbe lo scopo principale per cui è stato creato WordPress. WordPress, come gli altri CMS esistenti, nasce per permettere anche a chi non ha conoscenze informatiche approfondite, soprattutto in materia di linguaggi di programmazione, di crearsi un sito con le proprie mani. A detta di chi lo ha provato, invece, Project Gutenberg rende il processo di creazione del sito altrettanto macchinoso che se bisognasse farlo da zero. Naturalmente tutto questo ha destato viva preoccupazione in chi già possiede e gestisce un sito web creato con WordPress, ed è per questo che si sta pensando di dare vita ad una petizione per chiedere al team WordPress di tornare sui proprio passi, lasciando le cose come sono sempre state. Ma se la petizione non bastasse e i programmatori decidessero di andare avanti con il loro progetto? Lo sviluppatore Scott Bowler ha deciso di elaborare il piano B e si è messo all’opera, creando e distribuendo un plugin chiamato Classic Press. In gergo tecnico si definisce una “hard fork”: in pratica Classic Press fa in modo che il codice di WordPress ignori qualunque riferimento a Gutenberg, continuando così a lavorare come ha sempre fatto. In questo modo ogni utente potrà personalizzare la propria esperienza come meglio crede: chi vuole potrà usare il nuovo sistema Gutenberg, ma chi preferisce quello attuale potrà continuare a lavorare come ha sempre fatto. Per Bowler questo è stato anche un gesto di protesta: è infatti convinto che l’imposizione di un cambiamento tanto radicale sia di fatto dittatoriale, in quanto si tratta dell’imposizione dell’idea di pochi sulla volontà dei più. Non resta quindi che aspettare e vedere quali decisioni verranno prese in seguito a questo sollevamento popolare. Il team WordPress ha annunciato l’attivazione di Gutenberg a partire dal rilascio della versione 5.0, prevista entro la fine del 2018. Non è escluso però che possa tornare sui suoi passi, vista la palese impopolarità dell’operazione. Se però così non fosse, Classic Press è la carta da giocare.

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La programmazione web in musica

Posted by on Set 12, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su La programmazione web in musica

Quando si parla di linguaggi di programmazione si pensa a qualcosa di arido e poco comunicativo. Infatti, anche se di “linguaggi” si tratta, sono codici riservati agli addetti ai lavori che permettono alle macchine di comunicare tra di loro, o all’uomo di comunicare con la macchina, e viceversa. Insomma, si pensa a qualcosa di molto pratico e utile ma assai poco poetico ed artistico. Ebbene, nella realtà le cose non stanno esattamente così perché invece i linguaggi di programmazione più diffusi hanno persino ispirato delle canzoni che hanno fatto il pieno di visualizzazioni su YouTube. Negli anni passati, infatti, alcuni sviluppatori hanno pensato che la musica è da sempre il modo migliore per memorizzare concetti. Se canticchi qualcosa ti rimarrà molto più impresso che se lo leggi semplicemente. Perché non tentare anche con gli “aridi” linguaggi di programmazione? Sono nate così alcune canzoni che si possono ancora trovare su YouTube e che impartiscono alcuni dei comandi base dei più diffusi linguaggi di programmazione, o ci ironizzano sopra ricordando che anche il mondo dell’informatica ha un lato ludico molto spiccato. Ecco allora un’ideale “top five” delle canzoni dedicate alla programmazione dei computer. Una delle più note è “Write in C”, che è stata musicata sulle note di “Let it be” dei Beatles e che ovviamente racconta di uno dei più usati linguaggi di programmazione al mondo, il C. C’è poi una canzone che è stata direttamente commissionata dalle case di produzione del relativo linguaggio, Java. Era il 2011 e il linguaggio Java stava un po’ perdendo colpi nei confronti del suoi concorrenti, così alla Oracle Corporation hanno cominciato a pensare come fare per dargli un po’ di nuovo smalto. In questo modo è nata l’idea di comporre una canzone che “raccontasse” i tanti pregi di questo linguaggio. Il mezzo usato fu il genere rap, che in quel periodo andava per la maggiore grazie ai brani di Eminem. “The Java Life Rap Music” fu un successone, infatti collezionò migliaia di visualizzazioni su YouTube. Soprattutto, e questo era ciò che maggiormente interessava alla Oracle, riportò l’attenzione dei programmatori su Java, che in breve riprese quota rispetto agli ultimi tempi. La maggior parte delle “canzoni di programmazione” però sono state messe a punto da semplici appassionati che avevano voglia di rendere un po’ più accessibili a tutti questi criptici codici informatici. Ad esempio “The Python Programming Song” è stata composta nel 2017 da due studenti tedeschi che hanno voluto spiegare in modo divulgativo i segreti dei linguaggi che usavano maggiormente, tra cui appunto il Python. Ci sono poi i video musicali che invece giocano un po’ in generale sul mondo dell’informatica e dei computer: in questo settore la canzone regina è senza ombra di dubbio la “Epic Rap Battle” in cui si fronteggiano nientemeno che Steve Jobs (creatore del brand Apple) e Bill Gates (fondatore della Microsoft). Lo scontro musicale tra i due colossi del web non fa altro che mimare lo scontro ormai pluridecennale tra i dispositivi e i sistemi operativi della Mela Morsicata e quelli dell’onnipresente Microsoft. In fondo alla nostra top five, ma non per minore importanza, compare “Programmer’s Song”, la canzone del programmatore, che si adatta praticamente ad ogni linguaggio di programmazione. Fuori dalla classifica ricordiamo un ultimo brano, “Will the real Linus Torvald please stand up?” che fu composta in occasione di un contest volto a celebrare Linus Torvald, colui che inventò il sistema Linux. Chi dice più che la programmazione web è arida e noiosa?

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Il bug di WordPress che fa tremare la Casa Bianca

Posted by on Ago 6, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Il bug di WordPress che fa tremare la Casa Bianca

WordPress è in assoluto il CMS (Content Mangement System) più usato al mondo, tanto che si calcola che un quinto di tutti i siti mondiali siano stati disegnati proprio usando questo sistema. I vantaggi che offre l’utilizzo di WordPress nella costruzione di un sito web sono numerosi e ben evidenti agli sviluppatori che decidono di adottarlo. Si tratta di un sistema consolidato e versatile che, anche se di base è stato pensato per i blog, consente anche di costruire un sito statico senza problemi. Permette di personalizzare al massimo il risultato finale, sia grazie all’installazione dei plug-in che al posizionamento dei widget, o anche, per chi ha maggiore dimestichezza con i linguaggi di programmazione, andando a modificare il codice del template prescelto. WordPress può contare su una vastissima comunità di utenti che si confrontano su problemi e nuove soluzioni da adottare: insomma, sembrerebbe davvero il non plus ultra anche economicamente parlando, visto che può essere scaricato in modo del tutto gratuito. Una riprova della grande popolarità che WordPress ha ormai assunto nel mondo dell’informatica viene anche dalla Casa Bianca. Durante la precedente presidenza, quella di Barack Obama, il Presidente aveva fatto molto parlare di se in toni lusinghieri per la scelta, non scontata e di certo coraggiosa, di adottare per il sito della Casa Bianca un sistema Open Source, vale a dire Drupal. Scelta non scontata perché l’America è il Paese di Bill Gates, fautore invece di un sistema di web che non fa certo della condivisione gratuita il suo vessillo principale; e anche inattesa, tanto che ha deliziato non solo Drupal ma anche tutto il mondo dell’open source, che si è sentito in qualche modo legittimato da un “cliente” tanto importante. Il motivo per cui Obama ha scelto l’open source probabilmente si lega al fatto che aveva già sfruttato ampliamente i social network per la sua campagna elettorale, e voleva continuare ad essere fautore di una “rivoluzione digitale” presidenziale. E Donald Trump? Evidentemente non ha voluto essere da meno del suo predecessore e anche lui ha voluto fare una piccola rivoluzione. Nel dicembre scorso, piuttosto in sordina per la verità, ha fatto ricostruire completamente il website della White House usando proprio WordPress. Il motivo della scelta? A quanto pare l’uso di questo CMS farà risparmiare ai contribuenti americani tre milioni di dollari l’anno; senza contare che in questo modo il sito ufficiale del Presidente diventa molto più nazional- popolare. Forse Trump avrà anche pensato che adoperando un sistema tanto diffuso si sarebbe messo al riparo da eventuali hacker, ma la notizia che di recente ha reso nota RIPS Technologies GmbH relativamente alla vulnerabilità di “authenticated arbitrary file deletion” in WordPress forse ora sta impensierendo il Presidente e il suo staff. Pare infatti che il sistema di WordPress, anche nei suoi ultimi aggiornamenti, presenti un bug nativo che nessuno ha mai corretto. Si tratta di una falla che consente a chi ha la qualifica di “editor” di poter penetrare all’interno di un sito cambiandone i file, persino il wp-config.php che è il più importante nella configurazione di WordPress. Per il momento non ci sono patch applicabili e l’unica soluzione è fare sempre un bel backup di tutto il sito per scongiurare di perdere eventualmente tutto il lavoro fatto. Secondo RIPS Technologies GmbH il team WordPress è già stato avvisato da tempo del problema, ma ancora nessuno è corso ai ripari.

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