Pages Navigation Menu

Impegnata a persone, impegnarsi per il futuro!

Most Recent Articles

WordPress e i problemi con Jetpack

Posted by on Giu 24, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su WordPress e i problemi con Jetpack

WordPress è una delle piattaforme CMS (content management system) più usate in tutto il mondo, vuoi per la sua gratuità, vuoi soprattutto per la sua versatilità. Grazie a WordPress infatti una persona qualunque, anche minimamente esperta di linguaggio html, può costruirsi il suo blog o il suo sito web partendo semplicemente dall’installazione del programma sorgente all’interno di uno spazio web di proprietà. WordPress consente una grande varietà di risultati non solo grazie al gran numero di temi che possono essere installati sulla sua base, adatti ad ogni tipo di website, ma anche soprattutto per i tanti plug-in, ovvero piccole funzionalità aggiuntive, che possono essere inseriti all’interno del sito.

Uno dei plug-in più diffusi tra chi usa WordPress per creare il proprio spazio web si chiama Jetpack. Jetpack permette l’ottimizzazione del sito web attraverso evolute funzionalità gestionali e anche di sicurezza. Il suo uso è talmente semplice, e la sua utilità talmente conclamata, che si calcola che lo utilizzino circa un milione di proprietari di uno spazio web. Recentemente però Jetpack ha dimostrato parecchi limiti, paradossalmente proprio in tema di sicurezza, ovvero uno degli aspetti che dovrebbe contribuire ad incrementare. Pare infatti che a partire dal rilascio della versione 2.0 di questo plug-in, vale a dire quella pubblicata nel 2012, al suo interno sia stato presente un bug. Questo bug è relativo agli Shotcode Embeds, ovvero la funzionalità di Jetpack che consente di poter inserire all’interno del proprio website contenuti di ogni tipo (video, immagini, documenti) esterni al sito stesso creato con WordPress.

Il tipo di difetto rilevato viene definito in gergo tecnico cross-site scripting (Xss) persistente. Quali sono i danni potenziali che si possono subire da un hacker o un malware che sfrutti tale falla? Può accadere che all’interno del plug-in legittimo vengano inseriti dei codici Javascript che potrebbero permettere un vero e proprio furto di identità: potrebbero cioè permettere a terzi di impadronirsi delle credenziali dell’account del gestore di WordPress. Inoltre potrebbe essere inserito dello spam, e addirittura ci potrebbe essere il reindirizzamento automatico dei visitatori del sito WordPress vero un altro sito pirata.

L’aspetto più grave di questo tipo di bug è che è persistente: ovvero, viene eseguito ogni volta che viene visualizzato il commento in cui è presente. Una volta scoperta questa grave debolezza di Jetpack i suoi sviluppatori, che sono oltretutto gli stessi di WordPress, hanno subito cercato di correre ai ripari.

La nuova versione che è stata rilasciata, la 4.0.3, contiene infatti una patch che annulla qualsiasi tipo di problematica che potrebbe essere causata dal bug. Per chi ha già una vecchia versione di Jetpack installata sul proprio sito WordPress l’aggiornamento all’ultima versione dovrebbe avvenire in modo automatico. Qualora questo non dovesse avvenire è sempre possibile procedere anche in modo manuale. Questo può essere fatto o attraverso il pannello di controllo di amministratore di WordPress, oppure attraverso l’FTP del sito. Per qualunque altra problematica a cui non si trovi soluzione è possibile cercare un riscontro tra le FAQ che sono state pubblicate dai creatori del plug-in, nella relativa pagina. Ovviamente tutti questi problemi non riguardano coloro che abbiano costruito un sito usando il CMS WordPress ma non abbiano installato il componente aggiuntivo di Jetpack. Tutti coloro i quali invece avevano deciso in passato di adottarlo sono vivamente consigliati ad eseguire l’aggiornamento per avere un maggiore grado di sicurezza nella fruizione da parte di terzi del proprio website.

Read More

Le nuove professioni 2.0: il web analyst

Posted by on Giu 14, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Le nuove professioni 2.0: il web analyst

L’importanza sempre crescente che internet ha anche in ambito commerciale, soprattutto dal punto di vista del marketing e della visibilità, ha creato delle nuove professioni che fino ad ora non hanno ancora assunto contorni precisi, ma che cominciano ad acquistare una dignità propria. Questo significa anche che sono professioni che non possono essere improvvisate: chi ha intenzione di specializzarsi, anche lavorativamente, nel campo della rete, deve acquisire delle conoscenze ben specifiche e dimostrare di saperle usare al meglio. In mondo dell’informatica e delle nuove tecnologie infatti è altamente competitivo, ma lascia aperte numerose possibilità, spesso molto interessanti. Una delle professionalità più richieste al momento soprattutto negli Stati Uniti, ma che si sta affermando anche in Italia, è quella del “web analyst”. Il web analyst, come fa intuire la sua stessa denominazione, analizza i dati; ma quali dati? Al giorno d’oggi per ogni azienda è importante possedere un sito web per raggiungere il pubblico più vasto possibile con i suoi prodotti, per farsi conoscersi e creare una solida base di utenza. Ma avere un buon sito non è assolutamente sufficiente: bisogna anche che sappia sfruttare i giusti canali, che sia facilmente raggiungibile, che abbia un immediato riscontro da parte di chi naviga in rete. Per elaborare una giusta strategia aziendale dunque è importante avere un quadro chiaro della situazione: quante persone visitano il nostro sito, quando, da dove, quali canali sfruttano per raggiungerlo. Ecco i dati che il web analyst deve raccogliere, studiare ed elaborare al fine di stilare strategie di comunicazione sempre più efficienti. Si capisce come per intraprendere questa professione sia necessario un background piuttosto specifico, e un’attitudine alla manipolazione dei numeri e alla loro sistemazione in schemi coerenti ed ordinati. Soprattutto sono necessarie una grande pazienza e metodicità. Dal punto di vista degli studi, può essere utile avere una base di statistica o di economia, ma non è indispensabile. Indispensabile è invece possedere una conoscenza approfondita dei linguaggi della rete, dei codici che vengono usati, e degli strumenti che si hanno a disposizione per raccogliere dati circa il traffico internet. Uno degli strumenti in assoluto più usati e alla portata di tutti è Google Analytics, ma ne esistono anche degli altri, come Adobe Analytics e Ominiture. Inoltre è necessario conoscere e saper usare molto bene Excel, perché i dati una volta raccolti devono essere rielaborati in grafici che siano leggibili e facilmente comprensibili. Per padroneggiare appieno questi strumenti esiste la possibilità di frequentare dei corsi, anche on line, ma ancora non esiste un corso di laurea specifico che consenta di diventare web analyst. Ciò significa che la formazione deve essere svolta prevalentemente in autonomia, calibrandola verso l’obiettivo che si intende raggiungere. Un web analyst può guadagnare anche molto bene, una volta che raggiunge livelli di competenza e professionalità elevati. In Nord Europa si calcola che queste figure professionali possano ambire ad uno stipendio mensile che oscilla tra le 3 mila e le 5 mila euro. In Italia la richiesta per il momento non è molto alta e si concentra soprattutto nel nord, dove si trovano le più importanti web agency del nostro Paese; questo dato però si basa sulle statistiche riportate da LinkedIn che offre una panoramica solo parziale. Ciò non significa che non si possa trovare impiego anche in altre parti della penisola, e soprattutto bisogna tenere presente che quella del web analyst è davvero una professione che in futuro richiederà sempre maggiore forza lavoro.

Read More

Hadoop e la gestione dei dati in rete

Posted by on Mag 17, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Hadoop e la gestione dei dati in rete

Per le aziende e le realtà commerciale che hanno bisogno di un software capace di gestire una grande mole di dati in rete c’è un’applicazione open source molto utile e versatile che si chiama Hadoop. Hadoop ha licenza pubblica, quindi non viene posseduto e distribuito da un’entità ben determinata; fa però capo ad Apache Software Foundation, la quale permette l’utilizzo gratuito del programma. Per chi intenda usare Hadoop esiste dunque la semplice possibilità di scaricarlo dal sito di Apache per poi usarlo ed implementarlo come meglio crede. Esistono però dei fornitori che offrono Hadoop munito già di altre funzioni aggiuntive; in alcuni casi questo richiede un costo, ma spesso si entra in possesso di un sistema già funzionante da poter immediatamente applicare alle proprie necessità. Quando si intende fare un uso professionale di Hadoop, e non si è esperti di informatica, quindi, si adotta quasi sempre quest’ultima soluzione: non solo perché si prende un software già pronto all’uso, ma anche perchè si viene affiancati da un team di tecnici capaci di modificare il programma in base alle necessità specifiche dell’azienda, rendendolo in tal modo uno strumento davvero poliedrico ed eclettico. Il framework di elaborazione che usa Hadoop venne rilasciato per la prima volta nel 2006 da Yahoo, e già in precedenza esso era stato utilizzato da Google. In seguito molti altri colossi dell’informatica hanno deciso di adottarlo, ad esempio Facebook, LinkedIn e Twitter (tre dei social network più usati nel mondo del web). In questo modo la tecnologia che c’è dietro ad Hadoop è cresciuta sempre di più grazie ai miglioramenti portati dai vari sviluppatori. Tra gli aspetti che lo rendono tanto interessante ci sono la sua grande versatilità e i costi bassi che sono richiesti dalla sua gestione; inoltre Hadoop si compone di tante tecnologie diverse non solo per l’immagazzinamento di dati, ma anche per la loro elaborazione, per la redazione di statistiche e la loro analisi. Tra queste tecnologie, ad esempio, c’è YARN, il cui compito è quello di controllare il modo in cui procede il processo di elaborazione, ed associa le risorse presenti sui nodi dei cluster all’interfaccia del programma. Hadoop usa inoltre anche MapReduce, che consente di gestire le applicazioni Batch; si avvale inoltre di Hadoop Distributed File System (HDFS) Hadoop Common per gestire la distribuzione dei dati e il file system. Se invece di accontentarsi del download gratuito della versione base di Hadoop si preferisce acquistarne una versione commerciale, si potranno trovare molti altri strumenti aggiuntivi, come sistemi alternativi di “data processing” quali Tez o Spark, capaci di migliorare le prestazioni di YARN. Molto spesso le versioni commerciali di Hadoop sono munite di strumenti compatibilità con SQL, di sistemi utili per la gestione come Zoo-Keeper o Ambari, di software di sviluppo come Pig. Inoltre possono essere inclusi degli ambienti analitici, ad esempio Mahout, che permettono di eseguire processi di analisi predittiva e data mining. Hadoop è dunque un ambiente che può essere esplorato in molteplici direzioni per ottenere dei risultati davvero sorprendenti, per questo però è sempre necessario mettere insieme un team di esperti del settore IT che siano in grado di curare gli aspetti principali per il buon funzionamento di questo software, ovvero i requisiti necessari del sistema sul quale verrà applicato, e lo sviluppo di strumenti in grado di gestirne i vari aspetti.

Read More

CMS Software (IT)

Posted by on Mag 12, 2016 in CMS Software (IT) | Commenti disabilitati su CMS Software (IT)

00de3bc5cc

Accessibile

Open Source, totalmente Accessibile (sia backend che frontend), conforme ai dettami della Legge 4-2004, detta legge “Stanca”, particolarmente apprezzato dagli utenti non vedenti per la sua accessibilità a livello di amministrazione.

buattaUn CMS all inclusive, che permette la pubblicazione di un sito internet in maniera semplice, veloce, e senza richiedere le conoscenze tecniche necessarie per gestire prodotti simili.

Non necessita di database e contiene gli strumenti classici di un sistema di gestione contenuti web, (pubblicazione notizie e commenti, forum, guestbook, Wiki, galleria immagini, gestore Links, messaggistica).

immagine open sourceOpen source

ITcms è un software con codice sorgente aperto, gli utenti hanno la libertà di: eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il programma.

Tale Licenza è applicabile al software distribuito a partire dalla comunità open source di ITcms. Non è valida per le versioni che ITcms mette a disposizione della clientela che si avvale dei servizi a pagamento di ITcms.

 


E-Government

Con il termine “E-government” si intendeil processo di informatizzazione ad opera delle pubbliche amministrazioni che, sfruttando sistemi digitali, gestiscono la comunicazione tra se ed il cittadino, le aziende e la politica.

ITcms mette a disposizione della Pubblica Amministrazione il suo background tecnologico, proponendo soluzioni per lo sviluppo dell’innovazione, migliorando qualitativamente il livello dei servizi erogati. Proponendo ai cittadini una partecipazione attiva, attraverso il loro coinvolgimento nell’azione amministrativa.

 

I nostri servizi

Il nostro personale è altamente specializzato, con conoscenze ed esperienze che spaziano dal semplice codice di markup html alla programmazione in php, alla grafica applicata al web, alle conoscenze multimediali del web 2.0. Alla base della nostra formazione c’è una approfondita conoscenza delle specifiche dell’accessibilità e dell’usabilità, in relazione alla progettazione “for all”.

Il nostro background, e l’attività nel campo delle ICT svolta finora, ci permettono di progettare e gestire corsi e-learning di formazione mirati all’apprendimento dell’uso del CMS, della redazione dei contenuti del portale, sull’accessibilità.  Ciò è tanto più vero se si guarda al nostro prodotto “ITcms”, che viene largamente utilizzato nel web sia da siti istituzionali che privati con estrema soddisfazione di tutti.

iTCms mette a disposizione delle pubbliche amministrazioni le sue specifiche competenze per la realizzazione di portali, e siti internet accessibili secondo la normativa vigente, offrendo diverse tipologie di servizi. Tutti i servizi sono relativi al nostro cms accessibile ed usabile, per il quale possiamo creare apposite funzionalità. Puoi trovare un esempio del nostro CMS sviluppato ad hoc e con moduli di gioco online per il sito di slot machine richslots.

Read More

Il linguaggio Swift adottato anche da Google

Posted by on Mag 2, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Il linguaggio Swift adottato anche da Google

Nel campo dell’informatica, ad oggi, i più grandi colossi della programmazione web su computer fissi e device portatili sono Apple e Google. Da una parte ci sono i sistemi operativi OS X e iOS, dall’altra ci sono Google Chrome e Android, il sistema operativo usato dalla stragrande maggioranza dei dispositivi non Apple. Solo una piccola fetta è occupata da Microsoft, i cui smartphone sono sul mercato ma ancora ben lungi dal raggiungere la concorrenza. Fino ad ora questi due tipi di programmazione erano molto distanti tra di loro. Google ha infatti basato sempre lo sviluppo delle sue applicazioni sulle API (interfaccia di programmazione, ovvero application programming interface) di Java, posseduto dalla Oracle. Dal canto suo invece alla casa della mela morsicata per sviluppare iOS e OS X si sono sempre appoggiati su un altro linguaggio di programmazione sviluppato in autonomia, ovvero Swift. Nel mese di dicembre 2015 dalla Apple è arrivata una notizia che ha enormemente scosso il mondo del web: infatti è stato reso noto che Swift verrà reso open source, ovvero disponibile a tutti per implementazioni e altri utilizzi. La notizia ha subito destato l’interesse dei grandi colossi dell’informatica, primo fra tutti Google che ha avuto dei problemi legali con Oracle. Oracle ha infatti trascinato in tribunale l’azienda di Mountain View accusandola di non averle pagato le dovute royalty per l’utilizzo di Java, con il rischio di dover affrontare una salata sanzione per rimediare. Non stupisce dunque che da Google ci sia molto interesse ad acquisire Swift per poter sviluppare Android su basi completamente diverse ed open source, svincolandosi così da qualunque dipendenza. Non solo Google ha dimostrato di essere interessato a Swift, ma anche Facebook e Uber, ed il motivo è presto spiegato. Swift è un linguaggio di programmazione molto snello e facile da usare: garantisce un’alta efficienza soprattutto nei processi interattivi. Ma le cose non sono così semplici come sembrerebbe: per Google infatti non sarà facile conquistare autonomia nei confronti delle API di Java e, di conseguenza, da Oracle. Infatti Android, così com’è strutturato oggi, dovrebbe essere rivisitato da capo a piedi per potersi adattare al nuovo linguaggio. Tutte le librerie standard dovrebbero essere riscritte per poter essere compatibili con Swift; le interfacce di programmazione scritte in C++, che i sistemi Apple non sono in grado di leggere, dovrebbero essere riprogettati da capo. Android avrebbe inoltre necessità di nuove componenti di runtime, API e Sdk. Insomma la strada che può portare ad un reale cambiamento della basi di scrittura di Android è molto lunga, ma in qualche modo è già iniziata visto che Google ha annunciato che la prossima versione che verrà rilasciata, Android N, userà il linguaggio Open Jdk, versione aperta della piattaforma Java SE. Per quel che riguarda Facebook e Uber, è probabile che resteranno a guardare quello che saranno capaci di fare a Mountain View con il linguaggio Swift, per poi usare la versione sviluppata ad Google come base per successive implementazioni. Tutto questo non significa che il mondo dell’informatica viaggia verso l’omologazione dei sistemi, ma solo che il modo contemporaneo di fruire la rete e il web richiede nuove caratteristiche anche da parte dei linguaggi di scrittura, che devono permettere di mettere a punto software capaci di lavorare con efficacia su diversi supporti, soprattutto in mobilità.

Read More

La possibile implementazione di WordPress attraverso WPDocker

Posted by on Apr 18, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su La possibile implementazione di WordPress attraverso WPDocker

Al giorno d’oggi una delle piattaforme più usate per la creazione e gestione di blog e siti internet è WordPress, che viene preferito da un gran numero i sviluppatori per la semplicità di utilizzo e per le molteplici possibilità che offre all’atto creativo. Da un punto di vista puramente tecnico e gestionale, però, il grande successo avuto da WordPress negli ultimi anni comincia a creare qualche problema. Il problema principale sta nel sovraccarico dei server che ospitano WordPress, a cui si potrebbe ovviare non ripensandoli dall’inizio, ma cambiando il funzionamento del sistema di hosting, usando i cosiddetti “containers”. Questa soluzione è stata prospettata da WPDocker, che in una lettera aperta al web ha lanciato la sua ipotesi. Secondo il team di WPDocker, se WordPress vuole continuare ad essere leader nel campo dell’e-commerce e del blogging deve procedere attraverso una democratizzazione degli hosting che utilizza, ovvero con la creazione di un sistema sostenibile che metta insieme i programmatori e i gestori dei servizi di hosting, con una condivisione tanto degli oneri che dei guadagni. Tutto questo, sempre secondo WPDOcker, sarebbe possibile abbandonando il sistema di appoggio dell’hosting su macchine virtuali e adottando il sistema dei containers. Qual è la differenza? Le macchine virtuali sono server con un proprio sistema operativo e un sistema di virtual machine che installa Linux con Apache, MySQL, Php e il motore di WordPress. Il sito web dunque funziona su questi presupposti, che però presentano molti problemi gestionali. Infatti, anche se un funzionamento su macchina virtuale rende molto semplice spostare uno spazio WordPress su server meno potenti, non mette al riparo da interruzioni del servizio, e comporta aggiornamenti non agevoli e costi elevati per quel che concerne l’hosting. I containers potrebbero invece ovviare a tutte queste problematiche, poiché essi operano sul cloud e permettono ai sistemi Apache, MySql, Php e WordPress di girare direttamente, abbassando notevolmente i costi dell’hosting per l’immissione in rete dei siti creati con WordPress. Docker è il sistema di container al momento più diffuso per via del fatto che è open source. Sostanzialmente esso crea dei diversi “pacchetti”, ognuno dei quali fa funzionare in modo indipendente gli hardware e i sistemi operativi, il sistema di virtualizzazione, i carichi di lavoro e la gestione delle reti. Tutto questo riesce anche a diminuire sensibilmente i costi dell’hosting di rete. Attraverso l’impiego di Docker anche l’utilizzo di WordPress si semplifica enormemente, perché esso viene trattato come un qualunque sistema operativo o una app, venendo suddiviso in pacchetti più autonomi e facili da gestire. Con Docker non sarebbero più necessarie le migrazioni da un hosting all’altro, e ciò consentirebbe la creazione di un modello di business più flessibile e conveniente,oltre che più snello e di immediata fruizione. Adesso la decisione spetta ad Automattic, l’azienda che gestisce WordPress che, come è noto, è completamente gratuito. Dunque la fonte di introiti per l’azienda non è WordPress, ma l’hosting dei siti sui suoi server e tutti i servizi connessi. Sostenere la concorrenza con Joomla e Drupal per Automattic diventa sempre più difficile, e l’adozione del sistema dei containers potrebbe essere la svolta decisiva, tanto più che tutto il mondo dell’informatica si sta muovendo decisamente in questa direzione. Il cloud pubblico non riesce più a sostenere il carico di lavoro che deriva dall’utilizzo delle macchine virtuali, e si avverte sempre più il bisogno di adottare un sistema alternativo. Tale sistema, secondo il team di sviluppatori di WPDocker, è quello dei containers, che permettono di gestire separatamente la parte di codice utile, lasciando fuori il resto.

Read More

Imparare a programmare con un’app

Posted by on Apr 1, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Imparare a programmare con un’app

I linguaggi di programmazione web fino ad ora sono sempre stati appannaggio solo di persone specializzate in questo settore, che riuscivano ad accumulare tutte le complesse nozioni necessarie in anni ed anni di studio e gavetta. Per quanto la creazione di una pagina o di un sito web resti ancora oggi un processo non intuitivo, per procedere al quale è necessario comunque possedere un solido background specialistico, è anche vero però che le cose si sono enormemente semplificate. Esistono infatti software, applicazioni e sistemi che permettono anche a chi non è completamente digiuno di informatica, ma allo stesso tempo non è nemmeno un tecnico specializzato, di sapersi barcamenare con sufficiente scioltezza all’interno del mondo della rete anche al di qua della barricata, ovvero al momento di creare un sito web e non solo di fruirne. I linguaggi di programmazione sono molteplici e meno sofisticati rispetto al passato, ovvero più alla portata di tutti: al punto che sono anche state messe a punto delle app che ne consentono l’apprendimento facile e veloce in assoluta autonomia, senza il bisogno di frequentare nessuna scuola di informatica. Le app, come è noto, sono dei piccoli programmi che possono essere scaricati sul proprio smartphone e che quindi si possono sempre portare con sé attraverso il proprio dispositivo mobile. Al giorno d’oggi esistono app utili praticamente a qualunque scopo: ci sono quelle che servono a chattare con gli amici o a condividere il proprio stato sui social network, ci sono quelle che servono per organizzare la giornata, per ricordare la lista della spesa o gli esercizi di fitness da eseguire. Si potrebbe continuare praticamente all’infinito, fino alle applicazioni apparentemente più astruse e meno utili, fino ad arrivare alle app ideate da SoloLearn. In inglese il termine “learn” vuol dire “apprendere, imparare”: e infatti tutte le applicazioni di SoloLearn servono per imparare qualcosa, e più nello specifico per iniziare a conoscere e poi ad utilizzare i principali linguaggi di programmazione web. Il lato interessante della cosa è che ogni app è strutturata in modo tale da sembrare quasi un gioco, un quiz, un test di bravura grazie al quale lo studio è molto semplice e rapido, e anche in qualche misura divertente. All’inizio all’utente viene presentata una mappa concettuale, una sorta di riassunto di tutte le materie e gli argomenti che in seguito gli verranno esposti. Poi si comincia con le lezioni vere e proprie: si inizia con le nozioni base e, mano a mano che il discente dimostra di aver compreso, si procede verso concetti sempre più complessi. Alla fine di ogni lezione infatti c’è un piccolo test da affrontare; inoltre ci sono molti strumenti di cui lo studente si può avvalere, ad esempio tutorial ed editor del codice, con relativi glossari. L’unico piccolo neo è rappresentato dalla lingua: queste app sono tutte in inglese e questo può essere un problema per chi non abbia molta dimestichezza con questa lingua straniera. Altrimenti, SoloLearn offre molti strumenti utili per avvicinarsi al mondo della programmazione web. Nel pacchetto che mette a disposizione ci sono LearnJava, Larn C++, Leran Python e LearnSQL. Queste applicazioni sono scaricabili tanto per sistemi iOS che Android, e accanto ad essere ce ne sono anche delle altre, come LearnHTML, che permette di gestire l’impaginazione di una pagina web, o LearnJavaScript, sistema che permette di creare anche pagine interattive. Grazie agli strumenti SoloLearn chiunque può apprendere le basi della programmazione, se non per lavoro, almeno per comprendere meglio il mondo di internet.

Read More

Pin It on Pinterest

Share This