Pages Navigation Menu

Impegnata a persone, impegnarsi per il futuro!

Most Recent Articles

Nasce un nuovo web application server sulla base di SWIFT

Posted by on Set 14, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Nasce un nuovo web application server sulla base di SWIFT

Il back-end di un sito web è tutto ciò che riguarda il server, quindi, in qualche modo, l’approdo finale dello sviluppo del sito stesso. Uno degli strumenti che ancora oggi viene maggiormente usato per realizzare il back-end, in particolar modo di siti web dinamici e applicazioni intranet, si chiama Lasso. Lasso esiste da molto tempo, e negli anni ‘80 i diritti su di esso vennero acquistati da Clarins, società spin off di Apple. Clarins ha creato molti software che hanno avuto grande diffusione, tra i quali MacPaint, MacDraw e FileMaker. Sean Stephens è il CEO (chief executive officer, ovvero l’amministratore delegato) di Lassosoft, che oggi gestisce Lasso. Stephens è chiaramente sempre molto attento alle novità del settore; e quando la Apple annunciò che avrebbe reso SWIFT, il linguaggio di programmazione che l’azienda della mela morsicata usa per i suoi dispositivi, open source, diede subito l’input di studiarne una possibile applicazione anche per la fase di back-end. In questo modo nacque PerfectlySoft, una start up di cui ora Stephens è a sua volta CEO, che ha creato Perfect. Perfect è un web application server per OS X e Linux, tecnicamente si definisce un framework il quale permette agli sviluppatori di creare Web e altri servizi REST in SWIFT. Gli ambiti nei quali Perfect appare maggiormente funzionale sono le applicazioni client e server side, per le quali mette a disposizione framework e server HTTP/HTTPS. Stephens non è stato l’unico a drizzare le orecchie quando nel 2014, nell’ambito dell’annuale Apple Worldwide Developers Conference (WWDC), l’azienda disse di voler rendere di pubblico dominio SWIFT: anche la IBM ne fu molto interessata. Ma gli sviluppatori di Perfect sono stati i più veloci, grazie soprattutto al funzionamento molto simile che hanno SWIFT e Lasso. Sulla base delle somiglianze, infatti, il CTO (chief tecnica officer) Kyle Jessup è riuscito a mettere a punto il framework Perfect, il quale non solo si basa su SWIFT ma può anche lavorare insieme ad esso, e che può essere usato per scrivere applicazioni server. Il successo di Perfect, nonostante sia il prodotto di una start up canadese venuta fuori praticamente dal nulla, sta nel fatto che la maggior parte dei linguaggi di programmazione che si usano ancora oggi sono ormai vecchi e obsoleti, come ad esempio Java, che infatti comincia a creare parecchi problemi. Con Perfect invece si possono ideare progetti che includano servizi sia per il front che per il back-end, senza dover usare altre applicazioni che potrebbero risultare conflittuali. Infatti la differenza principale che Perfect presenta rispetto ad altri linguaggi, come ad esempio lo stesso Java, è che non richiede l’impiego di un software che gestisca il passaggio di dati avanti e indietro server-side. Questo è stato reso possibile solo studiando SWIFT e grazie al supporto di Apple che lo ha reso open source. Perfect è utile soprattutto a chi intenda sviluppare una nuova app per dispositivi quali iPhone e iPad. Perfect funziona con sistemi operativi Linux o OS X, sfrutta un set di API con funzioni per encoding e decoding JSON, UTF-8/16, socket TCP e UNIX per il networking, serving HTTP, Database connectors per MySQL, PostgreSQL, SQLite, MongoDB. Perfect è attualmente alla versione 1.0, ma il rilascio della 2.0 è previsto per il mese di settembre, quando uscirà anche Swift 3.0.

Read More

Migranti a scuola di programmazione

Posted by on Ago 19, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Migranti a scuola di programmazione

Che il linguaggio del web possa diventare il nuovo esperanto? Quel che è certo, è che oggi potrebbe rappresentare una possibilità di futuro per molti giovani che se lo sono visto strappare dalla guerra e dalla miseria. In tutta Europa attualmente ci sono centinaia di migliaia di migranti che sono dovuti fuggire dalle zone di guerra, tra di loro moltissimi sono ragazzi che hanno dovuto interrompere i loro studi e hanno visto bruscamente interrotti i loro sogni. Dall’altro lato ci sono i Paesi che li ospitano, Paesi evoluti ed industrializzati che hanno sempre maggiore bisogno di personale specializzato capace di lavorare ai computer e di comprenderne i linguaggi di programmazione. Qualcuno ha dunque pensato di far incontrare due esigenze diverse: quella dei ragazzi che vogliono sentirsi utili ed avere una possibilità di crescita, e quella delle aziende che hanno bisogno di personale preparato, volenteroso e motivato. Così Integrify, ReDI school of digital integration e Refugees on Rails, tre scuole che si occupano di materie informatiche, hanno deciso di selezionare alcuni giovani dai campi profughi per impartire loro le nozioni base della programmazione e poi, piano piano, farli crescere fino a trasformarli in veri e propri professionisti. Integrify ha selezionato cinque studenti che sono stati portati in Finlandia, ad Helsinki. Qui, presso la sede della Nord Software, i ragazzi studiano per otto ore al giorno, cinque giorni alla settimana. Nizar, Eyas, Sharmaze, Nabard e Reza, questi i loro nomi, sono stati selezionati presso il campo profughi russo in cui erano giunti, dopo che molti altri loro compagni avevano sostenuto i loro stessi colloqui. La selezione è stata fatta sulla base della conoscenza della lingua inglese, e sulla spinta motivazionale che li muoveva. Ognuno di loro ha uno scopo diverso, anche perchè ognuno di loro ha una formazione diversa, ma tutti hanno molta voglia di sfruttare fino in fondo l’incredibile opportunità che è stata loro concessa. Refugees on Rails è una scuola che è stata fondata da Weston Hankins; la prima sede è stata aperta a Berlino nel 2015 e ad essa ne sono seguite in poco tempo altre a Lipsia, Amburgo, Colonia e Monaco. Attualmente frequentano i corsi 50 studenti; i corsi durano tre mesi al termine dei quali ognuno di loro è capace di strutturare un sito web avendo una buona padronanza dei più comuni linguaggi di programmazione. Di base, gli studenti sanno solo come si accende un computer. ReDI school of digital integration ha a sua volta sede a Berlino ed ospita 42 studenti, selezionati sulla base di alcune lettere di auto candidatura che erano state inviate alla scuola. Qui è fondamentale la conoscenza della lingua inglese, i ragazzi frequentano i corsi per due sere a settimana e la domenica, e vengono divisi in due classi. Nel mese di febbraio hanno ricevuto la visita di un personaggio di eccellenza, Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, che si è detto impressionato dalla competitività dei ragazzi e dalla loro voglia di imparare. I risultati dei loro lavori vengono pubblicati su Github. Le idee scaturite dalla mente dei giovani sono a volte davvero sorprendenti. Basti pensare alla app creata da Rami Rihavi, che ha 22 anni e viene dalla Siria. Il ragazzo ha pensato di creare un supporto che aiuti gli immigrati ad imparare il tedesco tramite il karaoke. Inoltre, la formazione per i rifugiati non si ferma sui banchi di scuola, ma prosegue in azienda: davvero un bel trampolino di lancio per un futuro migliore.

Read More

Google e le basi dell’informatica

Posted by on Ago 10, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Google e le basi dell’informatica

Ad oggi, uno dei più grandi colossi informatici che detiene la maggior parte delle applicazioni in rete è Google. Google non è solo il noto motore di ricerca, ma anche un social network (Google Plus), un browser (Google Chrome) e molto altro ancora. Il colosso di Mountain View è riuscito a sviluppare degli applicativi talmente semplici, intuitivi e facili da usare che hanno conquistato in brevissimo tempo il consenso della maggior parte del popolo del web. Ma, soprattutto, non sembra intenzionato a fermarsi, partorendo sempre nuovi progetti. Una delle ultimissime iniziative di Google esplora un aspetto ancora poco considerato delle tecnologie informatiche. Internet, smartphone, device interattivi sono ancora realtà relativamente nuove per noi adulti, ma sempre più usuali per le generazioni più giovani, tanto che gli ultimi nati, che apprendono l’uso dei dispositivi portatili quasi ancora prima dell’uso della parola, vengono chiamati “nativi digitali”. Questo tipo di conoscenza è per lo più intuitivo e da autodidatta, manca cioè ancora una vera e propria educazione informatica nelle scuole, che potrebbe essere molto utile sia per usare meglio le varie possibilità offerte dall’informatica, ma soprattutto per farlo in modo più consapevole. Pensando a tutto questo diverse realtà si sono unite tra di loro per dare vita ad un programma che ha preso il nome di “Project Blocks”. Nello specifico, hanno dato il loro apporto il Google Creative Lab, il Google Research and Education Team, IDEO (azienda di design) ed il direttore del Transformative Learning Technologies Lab della Stanford University Paulo Bliksten. Project Blocks ha come scopo quello di insegnare i linguaggi di programmazione ai più piccoli, usando un sistema semplificato che, come fa intuire lo stesso nome del progetto, procede per “blocchi” che, nello specifico, sono tre. Il primo blocco ha come nome “Brain Board” ed è l’alimentatore degli altri due, nonché il loro processore. Si tratta di un dispositivo Raspberry Pi Zero, accessoriato con possibilità di connessione wi-fi e bluetooth e dotato di speaker, con pulsanti che servono a dare gli ordini base. Gli altri due moduli si chiamano invece “Base Board” e ricevono gli ordini che vengono dati attraverso il “Brain Board”. I tre moduli possono essere collegati tra di loro in tanti modi diversi, e possono anche essere interconnessi con altri dispositivi come, ad esempio, LEGO WeDO 2.0. L’idea da cui gli sviluppatori del progetto sono partiti, d’altro canto, è proprio quello dei mattoncini da costruzione: hanno cioè voluto dare vita a qualcosa che unisse il bisogno di manualità dei bambini con le nozioni base dell’informatica. Project Blocks per il momento è solo in fase di sviluppo, ma potrebbe diventare un’ottima base didattica. Nel frattempo Google sta portando avanti anche un altro progetto che si chiama Google Cast. In questo caso si tratta di un’applicazione di Chrome che si può scaricare gratuitamente e serve per condividere ciò che si sta visualizzando sullo schermo tra docenti e studenti. Questo sistema potrebbe rivoluzionare nel futuro i sistemi di insegnamento: in tempo reale, tramite wi-fi, docenti e discenti potrebbero vedere quello che stanno facendo usando il proprio terminale, senza la necessità di effettuare un collegamento ad uno schermo esterno tramite cavi e complesse procedure. La trasmissione di informazioni sarà così più immediata, come più immediato potrebbe essere l’intervento del professore su quello che sta facendo il suo alunno. Google quindi sta puntando in modo deciso sulle generazioni più giovani, affinchè l’uso che faranno della tecnologia possa essere più ponderato e costruttivo.

Read More

Coding a Scuola

Posted by on Ago 1, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Coding a Scuola

È ormai innegabile il fatto che viviamo in una società interattiva e multimediale, e che la capacità di saper usare le nuove tecnologie è imprescindibile soprattutto per chi è ancora molto giovane e intende un giorno affacciarsi sul mondo del lavoro. Per questo è necessario che fin dagli anni che si passano sui banchi di scuola si riesca a sviluppare una maggiore dimestichezza con computer, tablet e smartphone, al di là dell’uso ludico che spesso e quotidianamente si fa di questi device. Insegnare ai ragazzi come usare la tecnologia, però, non è né semplice né immediato, in quanto molto spesso le strutture informatiche sono del tutto nuove anche per gli insegnanti che vengono da un approccio metodologico completamente diverso. Per questo vengono progressivamente messi a punto dei nuovi strumenti che possano servire agli insegnanti e, perché no, anche ai genitori, ad approcciare le nuove materie 2.0 e soprattutto a comunicarle ai ragazzi. Tra questi strumenti si può annoverare l’e-book che si intitola “Coding a scuola”, che è stato scritto da Alberto Pian, che è un libro interattivo ricco di collegamenti e che parla in particolar modo dei linguaggi di programmazione. Essendo rivolto agli educatori, questo e-book non entra nei dettagli della programmazione web, ma cerca solo di fornire il giusto approccio da adottare quando si parla di questi argomenti, semplificandoli il più possibile e rendendoli accessibili a tutti. Il metodo adottato da Alberto Pian, che è autore anche di altri testi simili ed è quindi un esperto in materia, consiste nel proporre un testo multidisciplinare che si avvale di moltissimi esempi pratici, capaci di rendere immediatamente più intellegibile anche una materia tanto ostica. Come si diceva, l’e-book in questione è uno strumento interattivo che l’utente non si limita a sfogliare, ma con il quale può interagire attivamente. Spesso infatti vengono proposti degli esercizi pratici che aiutano a mettere immediatamente in uso le informazioni raccolte, per avere un contatto diretto e concreto con la materia. Quali sono gli argomenti che, nello specifico, vengono trattati all’interno dell’e-book “Coding a scuola”? Si parla innanzitutto dei vari ambienti di programmazione web, sia per dispositivi mobili che desktop. Ad esempio, si racconta il funzionamento di linguaggio come Scratch, LiveCode, Tickle. Inoltre, si parla delle app che servono a creare le interfacce grafiche, che permettono alla maggior parte delle persone di interagire con il personal computer, e un capitolo piuttosto curioso è quello che indaga il rapporto tra i linguaggi di programmazione e il gioco. Si parla anche di robotica: è chiaro come questi argomenti vengono toccati soprattutto per destare interesse e curiosità negli studenti. In definitiva, “Coding a scuola” è uno strumento molto versatile che assomiglia poco e niente ad un manuale di insegnamento, o ad un libro di testo ,e non solo per la sua natura interattiva. Più che rigide nozioni, al suo interno si trovano tante informazioni e curiosità che possono servire ad un educatore per avvicinare i propri alunni ad un mondo affascinante e consueto per i più giovani, quello del web e dell’informatica, ma spesso completamente sconosciuto nei suoi più profondi meccanismi di funzionamento. Il costo del libro digitale è davvero irrisorio, ma impagabile è l’aiuto che può fornire per creare delle nuove basi sulle quali sviluppare il rapporto tra insegnanti e alunni, e per creare un dialogo su una realtà che ormai domina le nostre vite, ma che spesso non comprendiamo abbastanza.

Read More

CMS Software (IT)

Posted by on Lug 12, 2016 in CMS Software (IT) | Commenti disabilitati su CMS Software (IT)

00de3bc5cc

Accessibile

Open Source, totalmente Accessibile (sia backend che frontend), conforme ai dettami della Legge 4-2004, detta legge “Stanca”, particolarmente apprezzato dagli utenti non vedenti per la sua accessibilità a livello di amministrazione.

buattaUn CMS all inclusive, che permette la pubblicazione di un sito internet in maniera semplice, veloce, e senza richiedere le conoscenze tecniche necessarie per gestire prodotti simili.

Non necessita di database e contiene gli strumenti classici di un sistema di gestione contenuti web, (pubblicazione notizie e commenti, forum, guestbook, Wiki, galleria immagini, gestore Links, messaggistica).

immagine open sourceOpen source

ITcms è un software con codice sorgente aperto, gli utenti hanno la libertà di: eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il programma.

Tale Licenza è applicabile al software distribuito a partire dalla comunità open source di ITcms. Non è valida per le versioni che ITcms mette a disposizione della clientela che si avvale dei servizi a pagamento di ITcms.

 


E-Government

Con il termine “E-government” si intendeil processo di informatizzazione ad opera delle pubbliche amministrazioni che, sfruttando sistemi digitali, gestiscono la comunicazione tra se ed il cittadino, le aziende e la politica.

ITcms mette a disposizione della Pubblica Amministrazione il suo background tecnologico, proponendo soluzioni per lo sviluppo dell’innovazione, migliorando qualitativamente il livello dei servizi erogati. Proponendo ai cittadini una partecipazione attiva, attraverso il loro coinvolgimento nell’azione amministrativa.

 

I nostri servizi

Il nostro personale è altamente specializzato, con conoscenze ed esperienze che spaziano dal semplice codice di markup html alla programmazione in php, alla grafica applicata al web, alle conoscenze multimediali del web 2.0. Alla base della nostra formazione c’è una approfondita conoscenza delle specifiche dell’accessibilità e dell’usabilità, in relazione alla progettazione “for all”.

Il nostro background, e l’attività nel campo delle ICT svolta finora, ci permettono di progettare e gestire corsi e-learning di formazione mirati all’apprendimento dell’uso del CMS, della redazione dei contenuti del portale, sull’accessibilità.  Ciò è tanto più vero se si guarda al nostro prodotto “ITcms”, che viene largamente utilizzato nel web sia da siti istituzionali che privati con estrema soddisfazione di tutti.

iTCms mette a disposizione delle pubbliche amministrazioni le sue specifiche competenze per la realizzazione di portali, e siti internet accessibili secondo la normativa vigente, offrendo diverse tipologie di servizi. Tutti i servizi sono relativi al nostro cms accessibile ed usabile, per il quale possiamo creare apposite funzionalità. Puoi trovare un esempio del nostro CMS sviluppato ad hoc e con moduli di gioco online per il sito di slot machine richslots.

Read More

WordPress e i problemi con Jetpack

Posted by on Giu 24, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su WordPress e i problemi con Jetpack

WordPress è una delle piattaforme CMS (content management system) più usate in tutto il mondo, vuoi per la sua gratuità, vuoi soprattutto per la sua versatilità. Grazie a WordPress infatti una persona qualunque, anche minimamente esperta di linguaggio html, può costruirsi il suo blog o il suo sito web partendo semplicemente dall’installazione del programma sorgente all’interno di uno spazio web di proprietà. WordPress consente una grande varietà di risultati non solo grazie al gran numero di temi che possono essere installati sulla sua base, adatti ad ogni tipo di website, ma anche soprattutto per i tanti plug-in, ovvero piccole funzionalità aggiuntive, che possono essere inseriti all’interno del sito.

Uno dei plug-in più diffusi tra chi usa WordPress per creare il proprio spazio web si chiama Jetpack. Jetpack permette l’ottimizzazione del sito web attraverso evolute funzionalità gestionali e anche di sicurezza. Il suo uso è talmente semplice, e la sua utilità talmente conclamata, che si calcola che lo utilizzino circa un milione di proprietari di uno spazio web. Recentemente però Jetpack ha dimostrato parecchi limiti, paradossalmente proprio in tema di sicurezza, ovvero uno degli aspetti che dovrebbe contribuire ad incrementare. Pare infatti che a partire dal rilascio della versione 2.0 di questo plug-in, vale a dire quella pubblicata nel 2012, al suo interno sia stato presente un bug. Questo bug è relativo agli Shotcode Embeds, ovvero la funzionalità di Jetpack che consente di poter inserire all’interno del proprio website contenuti di ogni tipo (video, immagini, documenti) esterni al sito stesso creato con WordPress.

Il tipo di difetto rilevato viene definito in gergo tecnico cross-site scripting (Xss) persistente. Quali sono i danni potenziali che si possono subire da un hacker o un malware che sfrutti tale falla? Può accadere che all’interno del plug-in legittimo vengano inseriti dei codici Javascript che potrebbero permettere un vero e proprio furto di identità: potrebbero cioè permettere a terzi di impadronirsi delle credenziali dell’account del gestore di WordPress. Inoltre potrebbe essere inserito dello spam, e addirittura ci potrebbe essere il reindirizzamento automatico dei visitatori del sito WordPress vero un altro sito pirata.

L’aspetto più grave di questo tipo di bug è che è persistente: ovvero, viene eseguito ogni volta che viene visualizzato il commento in cui è presente. Una volta scoperta questa grave debolezza di Jetpack i suoi sviluppatori, che sono oltretutto gli stessi di WordPress, hanno subito cercato di correre ai ripari.

La nuova versione che è stata rilasciata, la 4.0.3, contiene infatti una patch che annulla qualsiasi tipo di problematica che potrebbe essere causata dal bug. Per chi ha già una vecchia versione di Jetpack installata sul proprio sito WordPress l’aggiornamento all’ultima versione dovrebbe avvenire in modo automatico. Qualora questo non dovesse avvenire è sempre possibile procedere anche in modo manuale. Questo può essere fatto o attraverso il pannello di controllo di amministratore di WordPress, oppure attraverso l’FTP del sito. Per qualunque altra problematica a cui non si trovi soluzione è possibile cercare un riscontro tra le FAQ che sono state pubblicate dai creatori del plug-in, nella relativa pagina. Ovviamente tutti questi problemi non riguardano coloro che abbiano costruito un sito usando il CMS WordPress ma non abbiano installato il componente aggiuntivo di Jetpack. Tutti coloro i quali invece avevano deciso in passato di adottarlo sono vivamente consigliati ad eseguire l’aggiornamento per avere un maggiore grado di sicurezza nella fruizione da parte di terzi del proprio website.

Read More

Le nuove professioni 2.0: il web analyst

Posted by on Giu 14, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Le nuove professioni 2.0: il web analyst

L’importanza sempre crescente che internet ha anche in ambito commerciale, soprattutto dal punto di vista del marketing e della visibilità, ha creato delle nuove professioni che fino ad ora non hanno ancora assunto contorni precisi, ma che cominciano ad acquistare una dignità propria. Questo significa anche che sono professioni che non possono essere improvvisate: chi ha intenzione di specializzarsi, anche lavorativamente, nel campo della rete, deve acquisire delle conoscenze ben specifiche e dimostrare di saperle usare al meglio. In mondo dell’informatica e delle nuove tecnologie infatti è altamente competitivo, ma lascia aperte numerose possibilità, spesso molto interessanti. Una delle professionalità più richieste al momento soprattutto negli Stati Uniti, ma che si sta affermando anche in Italia, è quella del “web analyst”. Il web analyst, come fa intuire la sua stessa denominazione, analizza i dati; ma quali dati? Al giorno d’oggi per ogni azienda è importante possedere un sito web per raggiungere il pubblico più vasto possibile con i suoi prodotti, per farsi conoscersi e creare una solida base di utenza. Ma avere un buon sito non è assolutamente sufficiente: bisogna anche che sappia sfruttare i giusti canali, che sia facilmente raggiungibile, che abbia un immediato riscontro da parte di chi naviga in rete. Per elaborare una giusta strategia aziendale dunque è importante avere un quadro chiaro della situazione: quante persone visitano il nostro sito, quando, da dove, quali canali sfruttano per raggiungerlo. Ecco i dati che il web analyst deve raccogliere, studiare ed elaborare al fine di stilare strategie di comunicazione sempre più efficienti. Si capisce come per intraprendere questa professione sia necessario un background piuttosto specifico, e un’attitudine alla manipolazione dei numeri e alla loro sistemazione in schemi coerenti ed ordinati. Soprattutto sono necessarie una grande pazienza e metodicità. Dal punto di vista degli studi, può essere utile avere una base di statistica o di economia, ma non è indispensabile. Indispensabile è invece possedere una conoscenza approfondita dei linguaggi della rete, dei codici che vengono usati, e degli strumenti che si hanno a disposizione per raccogliere dati circa il traffico internet. Uno degli strumenti in assoluto più usati e alla portata di tutti è Google Analytics, ma ne esistono anche degli altri, come Adobe Analytics e Ominiture. Inoltre è necessario conoscere e saper usare molto bene Excel, perché i dati una volta raccolti devono essere rielaborati in grafici che siano leggibili e facilmente comprensibili. Per padroneggiare appieno questi strumenti esiste la possibilità di frequentare dei corsi, anche on line, ma ancora non esiste un corso di laurea specifico che consenta di diventare web analyst. Ciò significa che la formazione deve essere svolta prevalentemente in autonomia, calibrandola verso l’obiettivo che si intende raggiungere. Un web analyst può guadagnare anche molto bene, una volta che raggiunge livelli di competenza e professionalità elevati. In Nord Europa si calcola che queste figure professionali possano ambire ad uno stipendio mensile che oscilla tra le 3 mila e le 5 mila euro. In Italia la richiesta per il momento non è molto alta e si concentra soprattutto nel nord, dove si trovano le più importanti web agency del nostro Paese; questo dato però si basa sulle statistiche riportate da LinkedIn che offre una panoramica solo parziale. Ciò non significa che non si possa trovare impiego anche in altre parti della penisola, e soprattutto bisogna tenere presente che quella del web analyst è davvero una professione che in futuro richiederà sempre maggiore forza lavoro.

Read More

Pin It on Pinterest

Share This