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Universe: costruisci il tuo sito in meno di un minuto

Posted by on Apr 12, 2017 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Universe: costruisci il tuo sito in meno di un minuto

Se un tempo la programmazione web era appannaggio di pochissimi addetti ai lavori, al giorno d’oggi invece chiunque può costruire il proprio sito web attraverso i vari sistemi che sono stati messi a punto e che non richiedono la conoscenza né del linguaggio html, né di altri tipi di linguaggio informatico. Basti pensare a WordPress, o Wix: se nel loro utilizzo una minima infarinatura in materia di programmazione può essere di aiuto, è anche vero che persino chi è completamente digiuno di queste conoscenze può costruirsi una pagina web personale o aziendale. Certo, non avrà lo stesso aspetto di un sito costruito da un programmatore professionista, ma svolgerà perfettamente il suo compito. Ma adesso si vuole andare ancora oltre: si vuole rendere la realizzazione di un website un vero e proprio “gioco da ragazzi”. Questa è l’idea che sta alla base della nascita di “Universe”, una start up di recente costituzione che ha creato un’app da installare sullo smartphone che consente di creare una pagina web in pochi e semplicissimi gesti. Dietro Universe, che ha sede a Brooklyn, c’è la mente del suo fondatore, Joseph Cohen, il quale deve avere avuto proprio una buona idea se è riuscito a raccogliere tanti soldi, ben 3,2 milioni di dollari, per dare il via al suo progetto. Hanno contribuito alla creazione di Universe Eniac Ventures, Box Group, General Catalys e Greylock Partners, i quali evidentemente hanno fiutato un buon affare se hanno deciso di investire nell’idea di Cohen. Questi è partito dal desiderio di creare uno strumento rivolto soprattutto ai cosiddetti “millennials”, vale a dire ai ragazzi delle ultime generazioni che praticamente nascono con lo smartphone in mano. Per loro sono già superati i vecchi meccanismi legati all’uso di un personal computer fisso, si basano su social come Istagram, e navigano in internet quasi esclusivamente dal telefonino. Cohen ha detto che ha inseguito questo sogno per tre anni: per lui la potenzialità del web ormai passa attraverso i dispositivi portatili, e trovava assurdo che ancora non esistesse un modo per “creare” il web da smartphone. Così ha pensato a Universe. Universe permette di aprire una pagina web o in modo del tutto gratuito o acquistando un proprio dominio, che parte da un costo di appena 2,99 dollari al mese. L’interfaccia che l’utente si trova davanti è semplicissima ed intuitiva. La prima cosa da fare consiste nello scegliere il template che si intende utilizzare come sfondo, dopo di che si possono aggiungere altri elementi attraverso il semplice meccanismo del drag and drop. Tutto qui: davvero, come promesso, un sito può essere allestito in meno di un minuto. L’aspetto finale che avrà il sito sarà piuttosto elementare, ma questo è nelle intenzioni. Universe non serve per creare dei grandi siti aziendali, quanto più delle pagine personali all’interno delle quali poter raccogliere e catalizzare tutti i contatti dei vari social network. Il punto è che è così facile da usare che può essere gestito davvero da chiunque: persino la mamma di Cohen si è cimentata con successo nella realizzazione di un sito web. Tutti i siti di Universe sono desktop friendly, ma ciò che appare davvero rivoluzionario è lo spostamento del punto di vista che questa nuova app offre. Come ha detto uno degli investitori, Spencer Lazar di General Catalyst, Universe trasforma quello che era un lento processo da desktop in un’operazione rapida e giocosa via mobile. Internet quindi diventa sempre più “mobile”.

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Attacco Hacker a WordPress

Posted by on Mar 31, 2017 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Attacco Hacker a WordPress

Nessun sistema informatico si può dire completamente sicuro e invulnerabile da attacchi esterni; e negli ultimi giorni anche WordPress, uno dei più popolari sistemi di pubblicazione di contenuti in rete, ne ha fatto le spese. Infatti è stato messo in campo un attacco hacker che ha colpito e modificato centinaia di siti web realizzati con WordPress, anche in Italia. Gli hacker sono riusciti a sfruttare una falla nel sistema di CMS e in questo modo sono riusciti a penetrare all’interno di migliaia di URL; ovviamente gli sviluppatori di WordPress si sono messi immediatamente al lavoro e si può dire che l’ultimo aggiornamento del sistema, il 4.7.2, sia completamente immune dall’attacco di questi hacker. Purtroppo però molti amministratori non si sono preoccupati di fare l’aggiornamento ed ecco che hanno messo in pericolo i propri contenuti. Ma come è stato possibile tutto questo? Purtroppo, come dicevamo, nessun sistema è completamente immune dalla possibilità di un attacco esterno, tanto più che al giorno d’oggi gli hacker sono sempre più abili a sfruttare ogni minima debolezza. Questo non vuol dire che WordPress non sia un CMS da poter utilizzare in massima tranquillità: il pericolo si cela soprattutto nei plug-in che vanno usati con molta parsimonia. Quelli di dubbia provenienza andrebbero sempre evitati. In sostanza è accaduto che quando i programmisti di WordPress hanno pubblicato l’ultimo aggiornamento, il 4.7.2, immediatamente gli hacker si sono messi al lavoro confrontando il codice sorgente aggiornato con quelli precedenti, al fine di trovare una falla e di poterla sfruttare. Una volta trovata la debolezza del sistema è stato messo a punto un codice detto “exploit” il quale ha il potere di penetrare dentro i siti web altrui, modificandone i contenuti. Praticamente nessun sito WordPress (eccezion fatta per quelli che erano subito stati aggiornati alla nuova release) è rimasto immune a questo codice: anche in Italia i siti colpiti sono stati moltissimi. Sembra che l’attacco hacker sia stato finalizzato questa volta ad una campagna SEO, con l’introduzione di messaggi e link per lo più a sfondo politico: quindi in qualche modo l’intento non è stato quello di danneggiare i sistemi ma solo di far passare un messaggio specifico in modo massiccio. Però niente vieta che questa falla di sistema che è stata individuata possa in futuro essere usata per infiltrare dei malware. Ad esempio, secondo gli esperti gli hacker sono già al lavoro per sfruttare al contempo i punti di debolezza di REST API con alcuni plug-in, in particolar modo Exec-PHP e Insert PHP. In questo modo si potrebbe ottenere l’inserimento di un codice PHP capace di danneggiare non solo i contenuti di un sito web, ma in grado di infettare il server stesso su cui il sito viene ospitato. La falla che gli hacker hanno individuato in WordPress è una di quelle che viene definita 0-day, vale a dire si tratta di un bug del sistema che ancora è sconosciuto ai programmatori del sistema stesso e che quindi non hanno che pochissimo tempo per cercare di porvi rimedio, una volta che essa invece sia stata individuata e sfruttata dagli hacker. In questo caso la soluzione era già presente, anche se per certi versi è all’origine stessa del male: per evitare di essere colpiti è necessario fare l’aggiornamento di WordPress alla ultima versione e in questo modo il proprio sito o blog sarà protetto. Perlomeno finché gli hacker non individueranno una nuova falla.

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I software meno sicuri del 2016

Posted by on Mar 13, 2017 in Uncategorized | Commenti disabilitati su I software meno sicuri del 2016

CVE è un acronimo che sta per Common Vulnerabilities and Exposures, ed è un database all’interno del quale vengono elencate tutte le vulnerabilità dei software e dei sistemi informatici più diffusi. CVE è gestito dalla MITRE Corporation con i fondi della National Cybersecurity FFRDC del Dipartimento della Sicurezza interna degli Stati Uniti. Rispetto al 2016 CVE ha reso nota una classifica che ha fatto scoprire al pubblico degli utenti quali sono stati, nel corso dell’anno, i sistemi più vulnerabili, vale a dire quelli che hanno presentato maggiori falle nella protezione a causa della presenza di numerosi bug. Andando a spulciare la classifica si incontrano parecchie sorprese e si capisce come al giorno d’oggi certi vecchi luoghi comuni non abbiano più alcun motivo di esistere. Al primo posto tra i sistemi meno sicuri si è piazzato infatti uno dei sistemi operativi in assoluto più diffusi al mondo. Si tratta di Android, che è stato creato da Google e che si trova installato praticamente su tutti gli smartphone non Apple, tranne poche e rare eccezioni. Android ha conquistato la poco ambita palma della vittoria collezionando ben 523 bug di sistema. Subito dopo, in seconda posizione, con 319 bug, si trova Debian, un sistema operativo per personal computer open source che è molto apprezzato e anche molto funzionale, ma che presenta qualche debolezza di troppo. Scendendo in terza posizione ecco apparire Ubuntu, con 278 bug, e questa è la prima vera sorpresa, visto che storicamente Ubuntu viene considerato uno dei sistemi operativi più sicuri da aggressioni esterne in assoluto. Al quarto posto c’è invece una vecchia conoscenza, Flash Player, che storicamente è il modo migliore per garantire l’accesso agli hacker al proprio sito web. In quinta posizione c’è Leap di Linux. Scendendo ancora sotto, nell’ordine, ecco comparire OpenSuse, Acrobat Reader Dc, Acrobat Dc, Acrobat, Linux Kernel; dalla undicesima posizione in giù ci sono Mac OS X, Reader, Chrome e Windows 10; infine iPhone OS, Windows Server 2012, Windows 8.1, Windows Rt 8.1, Microsoft Edge e Windows 7. Cosa si può dedurre da questi dati? Secondo le opinioni più diffuse, sono i sistemi Microsoft quelli più vulnerabili da attacchi esterni, quelli che presentano più “buchi” nella protezione dei dati; ma dalla classifica diffusa da CVE si capisce che non è più così, tant’è che in cima alla classifica troviamo uno dei sistemi operativi per smartphone più diffusi al mondo. L’anno scorso però il sistema con il maggior numero di bug era stato Mac OS X. Sostanzialmente ciò che si può dedurre è che attualmente tutti i software, anche quelli più usati e diffusi anzi, soprattutto quelli, hanno una tale complessità di programmazione che è sempre più facile, e sempre più usuale, che presentino delle falle che possono comprometterne stabilità e sicurezza. I programmatori sono sempre al lavoro, e il feedback degli utenti è fondamentale per fissare i bug nel minor tempo possibile; ma prevedere tutto all’origine sembra praticamente impossibile. Diamo un’occhiata anche alla classifica stilata da CVE riguardo ai costruttori: quali sono le aziende che hanno il maggior numero di prodotti informatici poco sicuri? Si parte con Oracle, seguita da Google, Adobe e Microsoft. Al di là dei numeri nessuno appare immune alla presenza di bug e falle; c’è inoltre da precisare che la stima fatta da CVE è puramente numerica e non tiene conto della gravità del bug in sé.

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Cosa sono i CMS

Posted by on Mar 1, 2017 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Cosa sono i CMS

Chi non possiede avanzate conoscenze informatiche, ma vuole ugualmente creare e gestire un sito web, si può avvalere dei cosiddetti CMS. L’acronimo sta per Content Management System ,e in sostanza si tratta di un sistema informatico capace di organizzare al suo interno diversi contenuti (testi, grafica, immagine) fino a restituire il prodotto finale completo, vale a dire il sito web finito. Normalmente chiunque può essere in grado di usare un CMS come WordPress, perché il suo funzionamento è piuttosto intuitivo e non c’è bisogno di essere degli esperti. Il loro scopo è proprio quello di rendere possibile a chiunque la creazione e gestione di un website personale o aziendale. I contenuti ai quali si può dare vita infatti sono molteplici, dal blog al social network. Cerchiamo di capire meglio come funziona e come è strutturato un CMS, indipendentemente da quello che si scelga di usare. Di fondo, un CMS è costituito da due parti principali: il back end ed il front end. Per back end si intende tutta la parte che viene riservata all’amministratore del sito ed ai suoi eventuali collaboratori. Per potervi accedere è necessario avere una username e impostare una password: in questo modo si ha accesso ad un pannello di controllo tramite il quale si possono organizzare le varie parti di un sito. Ad esempio, se ne possono decidere la grafica e l’impostazione generale; si possono inserire il testo, i video, le immagini, e tutti i contenuti che si desidera appaiano nel sito; si possono apportare modifiche in qualunque momento. Il front end invece è la parte pubblica del sito, quella cioè che viene visualizzata dall’utente finale. Se e il modo in cui questi possa interagire con il sito lo decide l’amministratore. Un CMS funziona attraverso quello che in gergo tecnico e con termine anglosassone viene definito workflow, che letteralmente potremmo tradurre come “flusso di lavoro”. La modalità da seguire per pubblicare dei contenuti in rete è infatti pressoché la stessa per ogni CMS attualmente presente sul mercato. L’amministratore è colui che si preoccupa di decidere le tempistiche e le modalità di messa in rete dei contenuti. C’è poi il redattore, ovvero colui che compila i testi, ed infine il lettore, il fruitore finale del prodotto. Il flusso di lavoro parte sempre dal redattore che scrive i contenuti testuali; è poi la volta del grafico che inserisce immagini, video, o altri contenuti di tipo multimediale. A questo punto il supervisore controlla il tutto, verifica che non vi siano errori e che l’impostazione sia quella desiderata; l’ultimo passo spetta all’amministratore che infine manda in rete. Un CMS che si rispetti deve consentire la massima versatilità nel workflow, vale a dire che i contenuti del sito devono poter essere modificabili in qualunque momento, e pubblicabili in ogni momento. Veniamo ora ad enumerare quelli che sono i CMS più popolari ed utilizzati. Il primo è sicuramente WordPress, sistema open source capace di offrire un gran numero di soluzioni soprattutto per la creazione di blog. Ci sono poi Joomla!, leggermente più complesso nella gestione rispetto a WordPress, e TYPO3, adatto sia a piccoli progetti che alla creazione di siti più grandi e articolati. Drupal si caratterizza per una struttura modulare che lo rende adatto alla scrittura di piattaforme social; infine c’è Contao, ex TypoLight, il più facile sia da usare che da installare.

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L’universo di Thingiverse

Posted by on Feb 22, 2017 in Uncategorized | Commenti disabilitati su L’universo di Thingiverse

Thingiverse è un sito web che potremmo definire più esattamente un enorme database, dedicato soprattutto alla stampa 3D. Al suo interno è possibile trovare un gran numero di hardware open source, condivisi dagli utenti per lo più sottoforma di file STL. Il sito è stato creato nel 2008 e negli ultimi tempi è stata aggiunta una nuova sezione che si chiama “Customizable”; i file qui presenti possono essere personalizzati dagli altri utenti, e presto sarà possibile creare delle applicazioni che, oltre ad interagire, permetteranno di sviluppare anche nuovi modelli di business. Qualunque programma che attinga al database fornito da Thingiverse è chiamato in modo generico Thing App. Una Thing App può corrispondere a molte realtà diverse: può essere un software, un website, un’app per smartphone, e così via. Naturalmente, ci sono delle regole da rispettare: se si vuole realizzare un programma che si integri con Thingiverse bisognerà usare degli strumenti specifici, soprattutto il web service che permette ad un programma e al sito di comunicare tra di loro. Thingiverse funziona con il sistema Rest (REpresentational State Transfer), ovvero fa corrispondere i suoi dati a degli indirizzi che possono essere digitati sul browser di navigazione. I linguaggi più usati sono Xml o Json. Per realizzare un’app su Thingiverse c’è però la necessità di essere un programmatore; per un utente non esperto è impossibile agire. In sostanza esistono diversi modi per creare un’app con Thingiverse, ma c’è sempre bisogno di qualcuno che sia esperto di linguaggi di programmazione. Il primo metodo è quello che serve per scrivere le app per smartphone, e cambia in base al sistema operativo con cui ci si vuole relazionare (Android, iOS o Windows). In questi casi si creano app nel cosiddetto “codice nativo”, vale a dire che dialogano solo con il sistema operativo per il quale sono state create e non con gli altri. Ci sono però anche sistemi che permettono di sviluppare app che funzionano su diversi sistemi operativi, come ad esempio Apache Cordova. Una delle implementazioni più diffuse di Apache Cordova si chiama Phone Gap, che include un simulatore che permette di sperimentare le app sul proprio smartphone. Con Thingiverse si possono creare però non solo app, ma anche applicativi per computer desktop; in questo caso i linguaggi più usati sono C# o VisualBasic su Windows e Swift o Objective C su Apple. Si possono creare web application, ovvero siti che attingono ad altri servizi in rete, ed usano i linguaggi di programmazione Java, C#, Python, Ruby ePhp. In Thingiverse si può dare vita alle Thing App, in Javascript. Dal punto di vista tecnico, si tratta di file HTML che verrà visualizzato in un iframe; dunque tutto ciò di cui un programmatore ha bisogno sono un editor di testo e un hosting web. Quando si pubblica una Thing App è necessario avere l’approvazione di Thingiverse e degli utenti, perché essa deve essere conforme al funzionamento complessivo della piattaforma. Ci sono delle regole ferree da rispettare in ogni caso: sono vietati lo spam e l’uso dei materiali di Thingiverse su altre piattaforme. Ogni prodotto che viene creato su Thingiverse, prima di essere pubblicato, viene attentamente passato al vaglio: 10 tester mettono alla prova il prodotto e in genere nell’arco di tre giorni si sa se è stato approvato o meno. Infine, su Thingiverse esistono anche le API (Application Programming Interface) che servono a sfruttare al meglio i database di Thingiverse e che usano il formato Json.

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CMS Software (IT)

Posted by on Feb 12, 2017 in CMS Software (IT) | Commenti disabilitati su CMS Software (IT)

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Accessibile

Open Source, totalmente Accessibile (sia backend che frontend), conforme ai dettami della Legge 4-2004, detta legge “Stanca”, particolarmente apprezzato dagli utenti non vedenti per la sua accessibilità a livello di amministrazione.

buattaUn CMS all inclusive, che permette la pubblicazione di un sito internet in maniera semplice, veloce, e senza richiedere le conoscenze tecniche necessarie per gestire prodotti simili.

Non necessita di database e contiene gli strumenti classici di un sistema di gestione contenuti web, (pubblicazione notizie e commenti, forum, guestbook, Wiki, galleria immagini, gestore Links, messaggistica).

immagine open sourceOpen source

ITcms è un software con codice sorgente aperto, gli utenti hanno la libertà di: eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il programma.

Tale Licenza è applicabile al software distribuito a partire dalla comunità open source di ITcms. Non è valida per le versioni che ITcms mette a disposizione della clientela che si avvale dei servizi a pagamento di ITcms.

 


E-Government

Con il termine “E-government” si intendeil processo di informatizzazione ad opera delle pubbliche amministrazioni che, sfruttando sistemi digitali, gestiscono la comunicazione tra se ed il cittadino, le aziende e la politica.

ITcms mette a disposizione della Pubblica Amministrazione il suo background tecnologico, proponendo soluzioni per lo sviluppo dell’innovazione, migliorando qualitativamente il livello dei servizi erogati. Proponendo ai cittadini una partecipazione attiva, attraverso il loro coinvolgimento nell’azione amministrativa.

 

I nostri servizi

Il nostro personale è altamente specializzato, con conoscenze ed esperienze che spaziano dal semplice codice di markup html alla programmazione in php, alla grafica applicata al web, alle conoscenze multimediali del web 2.0. Alla base della nostra formazione c’è una approfondita conoscenza delle specifiche dell’accessibilità e dell’usabilità, in relazione alla progettazione “for all”.

Il nostro background, e l’attività nel campo delle ICT svolta finora, ci permettono di progettare e gestire corsi e-learning di formazione mirati all’apprendimento dell’uso del CMS, della redazione dei contenuti del portale, sull’accessibilità.  Ciò è tanto più vero se si guarda al nostro prodotto “ITcms”, che viene largamente utilizzato nel web sia da siti istituzionali che privati con estrema soddisfazione di tutti.

iTCms mette a disposizione delle pubbliche amministrazioni le sue specifiche competenze per la realizzazione di portali, e siti internet accessibili secondo la normativa vigente, offrendo diverse tipologie di servizi. Tutti i servizi sono relativi al nostro cms accessibile ed usabile, per il quale possiamo creare apposite funzionalità. Puoi trovare un esempio del nostro CMS sviluppato ad hoc e con moduli di gioco online per il sito di slot machine richslots.

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Il linguaggio di programmazione più adatto allo IoT

Posted by on Dic 27, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Il linguaggio di programmazione più adatto allo IoT

L’ultima frontiera dell’innovazione tecnologica è costituita dal cosiddetto IoT, ovvero Internet of Things, Internet delle cose. Con questa semplice locuzione si identifica una realtà che gradatamente ma inesorabilmente sta invadendo le nostre vite e, inevitabilmente, finirà per mutarle dal profondo. L’IoT è in sostanza la connettività internet che viene applicata agli oggetti di uso comune, ovvero dispositivi che possono interagire con noi a distanza e con i quali noi a nostra volta possiamo comunicare. Lo scopo è quello di semplificare e rendere più facili da compiere alcune delle azioni più comuni della nostra vita. Le primissime applicazioni di IoT, ad esempio, riguardavano la possibilità di regolare la temperatura di casa attraverso un comando in remoto. In seguito si sono sperimentate applicazioni sempre più avveniristiche, che confluiscono alla cosiddetta “domotica”, vale a dire l’insieme di sistemi tecnologici che permettono di “comandare” le varie funzioni di casa anche quando ci si trova fuori, quindi a distanza. Ma le applicazioni IoT sono ancora più numerose, perché sconfinano nel campo dell’industria. In una parola questo potrebbe rappresentare il futuro non solo in senso generico, ma anche dal punto di vista lavorativo: se si cominciano ad apprendere fin da ora i linguaggi di programmazione dell’Internet of Things si potrebbero trovare ben presto infiniti campi in cui applicare le proprie conoscenze e quindi diventare concorrenziali nel mondo del lavoro. Ma quali sono i linguaggi di programmazione che meglio si adattano a questo tipo di applicativi? Secondo tutti gli esperti sono prevalentemente tre: C, C++ e Java. I linguaggio migliori in assoluto sono C e C++, perché sono facili da imparare e permettono, attraverso la realizzazione di script di base, di realizzare delle app in grado di comandare gli elettrodomestici a distanza. Il settore in cui i linguaggi C e C++ operano meglio è quello del controllo della temperatura; in un certo senso questi codici sono l’ABC della programmazione IoT, quindi la migliore base da cui poter partire per iniziare a padroneggiare il settore. Il linguaggio Java si colloca ad uno step superiore, nel senso che consente di scrivere delle stringhe di comando più complesse, capaci di far fare azioni più elaborate all’oggetto con il quale si comunica. Dal punto di vista della programmazione spicciola, però, non presenta della particolari criticità rispetto a C e C++. Quindi, pur non essendo più difficile da usare, permettere di fare un numero maggiore di cose. Ma d’altro canto quasi tutti i più diffusi linguaggi di programmazione che vengono usati anche in altri campi si possono adattare all’Internet of Things, ad esempio Python o Javascript, anche se il primo, a detta degli esperti, e più versatile e idoneo del secondo. Esistono poi dei linguaggi di programmazione specifici, che sono stati messi a punto dai colossi dell’informatica che si stanno dirigendo in modo sempre più determinato verso il settore dello IoT. Google, in collaborazione con Nest, ha creato Weave, linguaggio che opera in tandem con la piattaforma Brillo, che è una versione alternativa di Android che dovrebbe funzionare con tutti i dispositivi interconnessi. Apple ovviamente non resta a guardare e i suoi programmatori hanno creato Swift. Swift in realtà è nato per essere adoperato insieme agli applicativi iOS, ma negli ultimi tempi è stato spinto in modo sempre più deciso verso lo IoT. Si prevede quindi che in un prossimo futuro verrà usato su Home, che è la piattaforma di sviluppo dell’Internet of Things per Apple.

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