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I linguaggi di programmazione insegnati ai bambini attraverso l’uso dei trenini

Posted by on Feb 11, 2019 in Uncategorized | Commenti disabilitati su I linguaggi di programmazione insegnati ai bambini attraverso l’uso dei trenini

Ormai è appurato il fatto come l’insegnamento dei linguaggi di programmazione sia di fondamentale importanza anche in età prescolare, o comunque in età infantile. Secondo Google in futuro conoscere i linguaggi di programmazione sarà importante tanto quanto apprendere l’alfabeto. Senza voler arrivare ad affermare simili estremi, certo è che l’informatica nel futuro avrà un peso ancora maggiore di quanto non abbia oggi. Per un bambino è dunque importante cominciare a capire fin dai primissimi anni di età quello con cui avrà a che fare, anche e soprattutto lavorativamente, per il resto della sua vita. Ecco perché studiosi e ricercatori stanno cercando di mettere a punto dei sistemi di insegnamento che usino il gioco per rendere più facile l’apprendimento di concetti piuttosto complessi anche ad un bambino di pochi anni d’età. Di recente è stata pubblicata una ricerca condotta dal dipartimento di psicologia dell’Università di Torino, all’interno della quale è stato dimostrato che si possono insegnare i rudimenti della programmazione informatica ai bambini anche senza dover usare direttamente i linguaggi di programmazione. In che modo? Semplicemente giocando con dei trenini. L’articolo in cui sono stati illustrati i risultati degli esperimenti condotti con la collaborazione di un gruppo di bambini di quinta elementare è stato pubblicato dalla Psychonomic Society, società internazionale di grande rilievo che riunisce gli psicologi cognitivi. Questi ultimi, dunque, hanno dimostrato di tenere in gran conto i risultati raggiunti da Monica Bucciarelli, la ricercatrice che ha fatto da capofila al progetto. Alla ricerca, oltre all’Università di Torino, hanno partecipato anche il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Studi Sociali di Varsavia, il Naval Research Lab di Washington e il Dipartimento di Psicologia delle Università di Princeton e di New York. I soggetti che sono stati presi in esame, come detto, erano dei bambini di quinta elementare che non avevano mai avuto alcun tipo di rapporto con la programmazione informatica. I piccoli sono stati messi nella condizione di poter giocare con dei trenini divisi in vagoni. Ogni vagone portava impressa sopra una lettera dell’alfabeto. Si è così dimostrato come i bambini fossero in grado di comprendere degli algoritmi anche molto complessi semplicemente giocando con questi trenini. I ricercatori sottoponevano loro dei quesiti che i bimbi dimostravano di essere in grado di risolvere pur non avendo nessuna conoscenza dei linguaggi di programmazione. Le deduzioni a cui lo studio ha portato i ricercatori sono fondamentalmente tre. La prima è che non tutti i soggetti hanno la stessa predisposizione alla programmazione informatica. Sono infatti state individuate delle differenze tra soggetto e soggetto, anche se non si sono rilevate differenze significative tra maschi e femmine. Il secondo fattore che è apparso in maniera evidente è che i bambini sono in grado di risolvere in modo istintivo algoritmi ricorsivi e non ricorsivi, sebbene i primi siano molto più complessi dei secondi. Infine si è capito che fin da piccoli si ricorre a delle simulazioni mentali per prevedere ciò che accadrà, in questo caso specifico per prevedere le mosse dei trenini. La conclusione a cui sono giunti gli studiosi è che si possono insegnare i linguaggi di programmazione anche senza dover ricorrere al computer, ovvero senza aumentare il numero di ore trascorse al pc da un bambino. Inoltre, questo tipo di insegnamento potrebbe essere utile per capire fin dall’età infantile se un soggetto è, o meno, predisposto alla programmazione informatica.

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Un manuale per imparare a programmare in Php

Posted by on Feb 11, 2019 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Un manuale per imparare a programmare in Php

Quando si decide di approcciarsi ai linguaggi di programmazione per provare a capire “dietro le quinte” come funzionano i programmi del computer, potrebbe essere utile un avvicinamento non solo fai da te. Anche se la pratica è sempre la migliore insegnante, uno studio anche teorico potrebbe essere fondamentale per avere delle basi più solide da cui partire e non avanzare completamente alla cieca. Per questo non bisogna trascurare l’importanza dei manuali di programmazione, specie quelli che cercano di spiegare con parole ed esempi semplici il modo di utilizzare i più comuni linguaggi di programmazione. In Italia ci sono due autori molto prolifici in tal senso, che negli scorsi mesi hanno dato alla luce tre libri sui tre maggiori linguaggi di programmazione con cui si potrebbe decidere di confrontarsi: JavaScript, Phyton e infine Php. Gli autori sono due ingegneri informatici prestati alla scrittura, i quali hanno spiegato la difficoltà incontrata nel doversi confrontare con un mezzo di comunicazione così diverso rispetto a quello con cui lavorano, ovvero la parola! Ma anche questa, hanno detto, è stata una sfida avvincente, che si è a sua volta avvalsa dell’ausilio deli linguaggi di programmazione. Il nome dei due autori è Maurizio Boscaini e Massimiliano “Max” Masetti, i quali hanno spiegato cosa li ha spinti a scrivere una serie di manuali dedicati a bambini “dai 13 anni in su”. Nella loro opinione, i linguaggi di programmazione sono accessibili a tutti: ovviamente per i più piccoli ci sono altri strumenti, ma dai 13 ai novant’anni, e oltre, non c’è nulla che impedisca ad una persona di prendere confidenza con il linguaggio informatico. Questo perché il linguaggio di programmazione, proseguono i due autori, è una sorta di “palestra” per la mente. Non esiste il bravo programmatore in assoluto: ognuno apprende strada facendo, e soprattutto sbagliando. Il concetto base da capire, secondo Boscaini e Masetti, è che l’unico modo per creare qualcosa di “perfetto” usando i linguaggi di programmazione è provare, sbagliare, correggere gli errori, magari sbagliare ancora, fino a trovare la strada più giusta. Quindi si tratta di un esercizio continuo, che però ovviamente prende le sue prime mosse da una conoscenza di base che è quella che i due autori impartiscono tramite i loro manuali. Nello specifico, quello relativo al linguaggio Php si intitola “Imparare a programmare con Php” e affronta le problematiche principali che si possono incontrare usando questo linguaggio. Il tipo di metodologia suggerita segue due strade. Da una parte c’è l’approccio di tipo “pratico”, che consiste nel porsi un obiettivo e cercare di risolverlo usando le regole descritte. Poi c’è quello teorico, che consiste nel riflettere su quanto letto, e non passare solo delle ore al computer, atteggiamento che, secondo gli autori, è proprio degli “smanettoni” e non dei programmatori professionisti. Entrando nello specifico del linguaggio Php, i due autori hanno cercato di fare chiarezza al suo proposito. Il Php è un linguaggio spesso considerato confusionario, che non è quindi in grado di scrivere codici chiari e cristallini. Ma, come per ogni altro strumento, il segreto sta nel saperlo usare davvero bene e l’unico modo per scoprirne i molti segreti è usarlo. Quale versione? Difficile rispondere, dicono gli autori. La tecnologia va sempre avanti e le nuove versioni di un programma, o di un linguaggio, cercano di dare nuove risposte a nuove domande. Non sempre però le cose vanno come desiderato. Ad esempio, la versione 6 del Php è stata fallimentare, mentre l’ultima, la 7, appare decisamente migliore. Questa, e molte altre cose sul linguaggio Php, vengono svelate nel manuale “Imparare a programmare con Php”.

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Il coding arriva nelle scuole

Posted by on Nov 23, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Il coding arriva nelle scuole

Che il mondo di domani sarà dominato dalle macchine e dall’informatica è molto più di una semplice supposizione: la possiamo definire ormai una certezza. Se osserviamo infatti il vertiginoso sviluppo che le nuove tecnologie hanno avuto negli ultimi anni, cambiando in modo anche radicale il nostro modo di svolgere tante piccole operazioni quotidiane, si capisce come i nostri figli vivranno una realtà sempre più “virtuale” (anche se, speriamo, non di meno anche “reale”). Quello che è certo è che per loro è di fondamentale importanza, al fine di poter essere padroni del loro destino e del loro futuro, capire i processi che animano le macchine e i dispositivi che hanno davanti. Per ora non si tratta che di un gioco, ma un domani potrebbe trattarsi di sopravvivenza, nei termini della necessità di trovare lavoro e sostentamento. Ecco perché materie come il “coding” e il “pensiero computazionale” stanno trovando sempre più spazio anche all’interno delle scuole primarie. Come è noto, la mente umana è assai più ricettiva in giovane età: imprimere dei concetti che potrebbero sembrare complessi, ma che in realtà non lo sono, a delle giovani menti significa facilitare il loro compito un domani. L’aspetto più innovativo di questo processo è che il coding non si può definire solo una materia come le altre. Per capirci, non è che apprendendo il coding ci si limita a studiare i linguaggi di programmazione e quindi il modo in cui funziona un personal computer o un altro dispositivo tecnologico. Il coding lo possiamo definire invece un modo di ragionare. Insegnando al bambino il pensiero computazionale gli si insegna anche a risolvere i problemi che gli vengono proposti secondo un sistema codificato e razionale. Questo può essergli di aiuto anche nell’apprendimento di altre materie, e fornirgli più in generale una metodologia di approccio a tutti gli ostacoli che si troverà davanti nel corso della sua esistenza. Se poi si pensa che il linguaggio informatico sia qualcosa di troppo complesso per poter essere trasmesso ad un bambino, basta confrontarsi con i metodi che più comunemente vengono usati a livello didattico per capire che invece non c’è nulla che sia più vicino al linguaggio del bambino stesso. Gli strumenti che sono stati messi a punto per comunicare la programmazione informatica ai più piccoli hanno infatti tutti l’aspetto del gioco. Si tratta di un tipo di apprendimento che viene detto “a blocchi” e che consente al piccolo di prendere dimestichezza con le metodologie e le dinamiche più comuni dei linguaggi di programmazione senza nemmeno rendersi conto che sta scrivendo un software. La realizzazione del programma o dell’app, infatti, non avviene usando i linguaggi di programmazione, ma mettendo insieme dei blocchetti che però si possono incastrare solo rispettando delle regole ben precise. L’insegnamento del coding ai bambini arriva anche alla programmazione robotica. Si trovano infatti in commercio dei kit che consentono al bambino di imparare ad assemblare un robot, o anche un semplice computer, per poi programmarlo e insegnargli a fare le operazioni desiderate. Il coding a scuola è infine un mezzo che insegnanti e discenti hanno per interagire tra di loro molto di più di quanto non si faccia con le materie più tradizionali. Il coding può infatti riformare dalla base il sistema stesso di insegnamento, rendendolo più ludico e interattivo e quindi più efficace e immediato.

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Quali sono i linguaggi di programmazione “top”

Posted by on Nov 23, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Quali sono i linguaggi di programmazione “top”

La fine dell’anno 2018 si sta avvicinando e, come spesso accade, si cominciano a fare i primi bilanci. Nel mondo dell’informatica si deve cercare di capire quali sono i nuovi orientamenti, in quale direzione sta andando il mercato nello sviluppo di nuovi programmi e applicazioni. In questo senso la cartina di tornasole più efficace sono i linguaggi di programmazione. Capire quali sono quelli più usati, o al contrario quelli che stanno cadendo in disuso, aiuta anche a comprendere quali sono i programmi che stanno incontrando maggiore successo. Riguardo all’anno che sta per concludersi, nella prime tre posizioni GitHub mette tre linguaggi di programmazione che sono considerati quelli che stanno incontrando il maggiore successo, vale a dire che sono stati maggiormente utilizzati dai programmatori. Si tratta di Kotlin, in prima posizione assoluta, HCL e TypeScript. Il rapporto annuale “Octoverse” parla chiaro: sono questi i codici che, in percentuale, sono cresciuti maggiormente. Oltre a questi tre, che si trovano in cima alla classifica, altri linguaggi che hanno conosciuto un incremento nell’utilizzo da parte degli sviluppatori sono PowerShell, il linguaggio di scripting di Microsoft, e Mozilla’s Rust che permette di controllare la memoria con un gradi di precisione paragonabile a C++. Analizziamo però un po’ più da vicino i codici “vincitori”. Kotlin ha conosciuto il suo boom nel momento in cui Google ha deciso di orientare il suo supporto verso questo linguaggio di programmazione, rendendolo quello usato per eccellenza nella realizzazione di app Android. Kotlin è open source e da molti è considerato la migliore alternativa ad oggi esistente a Java. Altri riconoscimenti ricevuti da Kotlin sono la scalata alla classifica RedMonk del 2017, quando è passato dalla 46esima alla 27esima posizione, e l’elezione a secondo linguaggio preferito dagli sviluppatori stessi. Kotlin è stato creato nel 2011 da JetBrains e viene apprezzato soprattutto per la sua capacità di lavorare sulla Java Virtual Machine. D’ora in poi la sua crescita sarà sicuramente ancora maggiore, vista la nascita della Kotlin Foundation voluta da Google e JetBrains. Il linguaggio HCL viene usato soprattutto per programmare ambienti e librerie. Il suo acronimo sta per HashiCorp Configuration Language in quanto è stato creato dalla società DevOps HashiCorp. L’intenzione dei suoi creatori era quella di creare una nuova versione, più agile e snella, di JSON. Difatti HCL può essere usato insieme a JSON e questo è il suo principale vantaggio. Veniamo infine a TypeScript, che è entrato nella classifica dei 10 linguaggi di programmazione solo lo scorso anno e quest’anno è già riuscito ad arrivare alla vetta. TypeScript funziona insieme a JavaScript e probabilmente si candida a diventarne il sostituto. Infatti aggiunge nuove funzioni a quelle standard di JavaScript, che consentono maggiore versatilità dello strumento ma, al tempo stesso, sono facili da usare. Il direttore esecutivo di JS Foundation, Kris Borchers, però, ha detto che TypeScript è un complemento di JavaScript e che i due linguaggi verranno implementati parallelamente. A conclusione della sua classifica, GitHub ha rilevato come i linguaggi di programmazione che hanno incontrato una crescita più rapida e più evidente sono quelli che hanno due caratteristiche principali, ovvero l’interoperabilità e la sicurezza. In questo senso, oltre a Kotlin e TypeScript, si fa anche il nome di Rust, che presenta questi due aspetti. Quindi è evidente che la comunità degli sviluppatori cerca nei linguaggi che usa caratteristiche che siano al passo con la nuova strada che sta percorrendo il mondo dell’informatica.

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CMS Software (IT)

Posted by on Ott 26, 2018 in CMS Software (IT) | Commenti disabilitati su CMS Software (IT)

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Accessibile

Open Source, totalmente Accessibile (sia backend che frontend), conforme ai dettami della Legge 4-2004, detta legge “Stanca”, particolarmente apprezzato dagli utenti non vedenti per la sua accessibilità a livello di amministrazione.

buattaUn CMS all inclusive, che permette la pubblicazione di un sito internet in maniera semplice, veloce, e senza richiedere le conoscenze tecniche necessarie per gestire prodotti simili.

Non necessita di database e contiene gli strumenti classici di un sistema di gestione contenuti web, (pubblicazione notizie e commenti, forum, guestbook, Wiki, galleria immagini, gestore Links, messaggistica).

immagine open sourceOpen source

ITcms è un software con codice sorgente aperto, gli utenti hanno la libertà di: eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il programma.

Tale Licenza è applicabile al software distribuito a partire dalla comunità open source di ITcms. Non è valida per le versioni che ITcms mette a disposizione della clientela che si avvale dei servizi a pagamento di ITcms.

 


E-Government

Con il termine “E-government” si intendeil processo di informatizzazione ad opera delle pubbliche amministrazioni che, sfruttando sistemi digitali, gestiscono la comunicazione tra se ed il cittadino, le aziende e la politica.

ITcms mette a disposizione della Pubblica Amministrazione il suo background tecnologico, proponendo soluzioni per lo sviluppo dell’innovazione, migliorando qualitativamente il livello dei servizi erogati. Proponendo ai cittadini una partecipazione attiva, attraverso il loro coinvolgimento nell’azione amministrativa.

 

I nostri servizi

Il nostro personale è altamente specializzato, con conoscenze ed esperienze che spaziano dal semplice codice di markup html alla programmazione in php, alla grafica applicata al web, alle conoscenze multimediali del web 2.0. Alla base della nostra formazione c’è una approfondita conoscenza delle specifiche dell’accessibilità e dell’usabilità, in relazione alla progettazione “for all”.

Il nostro background, e l’attività nel campo delle ICT svolta finora, ci permettono di progettare e gestire corsi e-learning di formazione mirati all’apprendimento dell’uso del CMS, della redazione dei contenuti del portale, sull’accessibilità.  Ciò è tanto più vero se si guarda al nostro prodotto “ITcms”, che viene largamente utilizzato nel web sia da siti istituzionali che privati con estrema soddisfazione di tutti.

iTCms mette a disposizione delle pubbliche amministrazioni le sue specifiche competenze per la realizzazione di portali, e siti internet accessibili secondo la normativa vigente, offrendo diverse tipologie di servizi. Tutti i servizi sono relativi al nostro cms accessibile ed usabile, per il quale possiamo creare apposite funzionalità. Puoi trovare un esempio del nostro CMS sviluppato ad hoc e con moduli di gioco online per il sito di slot machine richslots.

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La rapida ascesa del linguaggio Kotlin

Posted by on Ott 25, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su La rapida ascesa del linguaggio Kotlin

Quello dei linguaggi di programmazione è un mondo in continua evoluzione. Ci sono linguaggi che durano ormai da molto temo, ma ne vengono sviluppati sempre di nuovi per andare incontro alle esigenze mutevoli del mercato e dell’informatica. Uno degli ultimi linguaggi di programmazione ad essere stati creati, in ordine di tempo, si chiama Kotlin. Nella sua breve vita ha conosciuto una crescita rapida e costante grazie ad alcune sue peculiarità. Vediamo di conoscere meglio il Kotlin e di scoprire a che cosa serve. Kotlin è stato creato nel 2011 da JetBrains, azienda ceca che si occupa dello sviluppo di software. Il linguaggio ha però cominciato a prendere piede a partire dal 2016, quando è stata rilasciata la versione 1.0 che ha subito riscosso il plauso della comunità dei programmatori. JetBrains ha lavorato gomito a gomito con il team di Google, che ha fin da subito compreso e apprezzato le potenzialità di Kotlin. Questo linguaggio si ispira ad altri codici similari, come ad esempio Scala, ed è apparso fin dal primo momento uno strumento versatile e maneggevole per la creazione di applicazioni Android. Il suo principale vantaggio consiste nella compatibilità con la Java Virtual Machine. Inoltre può lavorare insieme ad altri codici Java già scritti (è compatibile anche con Java 6). Questo fa sì che lo si possa usare in qualunque momento a seconda delle necessità. Grazie a queste caratteristiche Kotlin ha meritato sempre di più l’attenzione di Google, fino ad oggi, quando il colosso di Mountain View è tornato a puntare l’attenzione sul linguaggio di programmazione creato da JetBrains, ribadendo la sua volontà di continuare ad usarlo e implementarlo. L’argomento è stato affrontato in un post pubblicato sul blog Android Developers, nel quale sono state presentate le ultime novità scaturite dalla collaborazione tra il team Google e JetBrains. L’obiettivo principale di Google è quello di creare una sempre maggiore compatibilità tra il linguaggio e i vari servizi che offre. Soprattutto l’obiettivo più immediato è quello di fornire un supporto a 360 gradi a tutti gli sviluppatori che siano interessati ad usare Kotlin esplorandone tute le potenzialità. A questo scopo è stata creata una sezione apposita su Google Cloud Platform. Gli sforzi di Google e JetBrains, d’altro canto, hanno già dato i loro frutti, visto che, secondo la classifica stilata da StackOverflow, il 27% delle 1000 app più usate e apprezzate di Google Play Store sono scritte con Kotlin. Gli sviluppatori che hanno usato questo linguaggio per elaborare i loro programma hanno espresso un gradimento che in media raggiunge ben il 97%. Ci sono cioè tutti gli elementi per prevedere che questo linguaggio di programmazione open source e gratuito troverà un impiego sempre maggiore in futuro. Soprattutto è molto probabile che vengano esplorate nuove strade per il suo impiego per implementare le applicazioni Android, che sono comunque tra le più usate in assoluto. L’unico concorrente degno di nota di Android è infatti il sistema iOS della Apple. Ciò che fa ben sperare, soprattutto, è l’interesse di Google che, anziché diminuire con il tempo, sembra crescere. Se infatti Google continuerà a mettere i suoi strumenti al servizio degli sviluppatori è facilmente prevedibile che Kotlin conoscerà una crescita esponenziae. La comunità che lo utilizza si ingrandirà ulteriormente, fino a coincidere in larga parte con quella che fa uso di tutti servizi del pacchetto offerto da Google.

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A Taranto convegno tra uroginecologia e archeologia

Posted by on Ott 25, 2018 in Uncategorized | Commenti disabilitati su A Taranto convegno tra uroginecologia e archeologia

Sappiamo tutti di vivere in un contesto storico in cui bisogna fare molta attenzione alle parole che si utilizzano. Dal momento in cui è stata coniata per la prima volta l’espressione “politically correct” è diventato necessario usare una terminologia ben specifica per evitare di “offendere” determinate categorie. Così un netturbino è un operatore ecologico, un cieco è un non vendente, un nero è una persona di colore. Come se l’uso di una parola piuttosto che un’altra potesse cambiare la sostanza, o l’opinione nella testa di chi la pronuncia. Sta di fatto che così vanno le cose, e che l’ondata del “politically correct” non ha risparmiato nemmeno un ambito che all’apparenza dovrebbe essere quello più lontano di tutti, ovvero i linguaggi di programmazione. In che modo si potrebbero trovare offensivi o sbagliati dei termini che si riferiscono ad un ambito puramente tecnologico, e che quindi non hanno a che fare con la comunicazione diretta tra persone? Eppure è accaduto anche questo, relativamente a due termini molto diffusi nei codici informatici. I termini “incriminati” sono “master” e “slave”, che significano rispettivamente “padrone” e “schiavo”. La schiavitù è una realtà chiaramente deprecabile, e purtroppo non è nemmeno stata debellata completamente sulla faccia della terra. Ma perché l’uso del termine “slave” dovrebbe essere bandito anche dai codici dell’informatica? La questione è nata già qualche anno fa e ha investito molte realtà che si occupano di fare sviluppo di programmi. Quella che più di altre ha preso seriamente la questione è Python. Il team di sviluppo di questo linguaggio di programmazione ha infatti affrontato il quesito posto da alcuni utenti, relativo alla possibilità di sopprimere i termini “master” e “slave”, con molta serietà, tanto da giungere alla conclusione che in effetti queste due parole dovrebbero essere bandite anche dal dizionario informatico. L’ultima parola in merito è toccata a Guido Van Rossum, che è il creatore di Python, che ha dato la definitiva convalida all’espunzione dei due termini in questione dal linguaggio di programmazione. Questo però potrebbe essere più facile a dirsi che a farsi. Infatti in un linguaggio di programmazione i termini si trovano esattamente dove dovrebbero stare e insieme creano dei comandi ben specifici, che potrebbero non funzionare più a dovere qualora si vada a modificare qualcosa in questo meccanismo pressoché perfetto, di certo matematico. Python non è l’unica realtà che si è occupata della questione: anche Drupal ha deciso di eliminare i due termini “master” e “slave” sostituendoli con due equivalenti che, nello specifico, sono “primary” e “replica”. La soluzione escogitata da Drupal è stata una delle più gettonate, tanto che è stata adottata da molte altre realtà che operano nel campo della programmazione informatica come IBM e Microsoft. Django invece ha optato per la coppia alternativa “leader” e “follower”. Tutto questo fermento trova la sua convalida in una decisione presa ormai qualche anno fa, nel 2004, da The Global Language Monitor. Quell’anno infatti, nel suo “Top Politically (in)Correct Words”, si definirono come “termine politicamente più scorretto di quell’anno” proprio le parole “master” e “slave” nell’industria tecnologica. Il punto della questione resta sempre lo stesso: a cosa serve imporre alle principali case di programmazione di rivedere in modo tanto radicale i sistemi che hanno adottato per decenni? Non sarà certo la sostituzione di due termini che interessano solo agli addetti ai lavori che si eliminerà la schiavitù nel mondo. A volte sembra proprio che ci sia chi si diverte a scatenare tempeste in un bicchiere.

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