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Hadoop e la gestione dei dati in rete

Posted by on Mag 17, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Hadoop e la gestione dei dati in rete

Per le aziende e le realtà commerciale che hanno bisogno di un software capace di gestire una grande mole di dati in rete c’è un’applicazione open source molto utile e versatile che si chiama Hadoop. Hadoop ha licenza pubblica, quindi non viene posseduto e distribuito da un’entità ben determinata; fa però capo ad Apache Software Foundation, la quale permette l’utilizzo gratuito del programma. Per chi intenda usare Hadoop esiste dunque la semplice possibilità di scaricarlo dal sito di Apache per poi usarlo ed implementarlo come meglio crede. Esistono però dei fornitori che offrono Hadoop munito già di altre funzioni aggiuntive; in alcuni casi questo richiede un costo, ma spesso si entra in possesso di un sistema già funzionante da poter immediatamente applicare alle proprie necessità. Quando si intende fare un uso professionale di Hadoop, e non si è esperti di informatica, quindi, si adotta quasi sempre quest’ultima soluzione: non solo perché si prende un software già pronto all’uso, ma anche perchè si viene affiancati da un team di tecnici capaci di modificare il programma in base alle necessità specifiche dell’azienda, rendendolo in tal modo uno strumento davvero poliedrico ed eclettico. Il framework di elaborazione che usa Hadoop venne rilasciato per la prima volta nel 2006 da Yahoo, e già in precedenza esso era stato utilizzato da Google. In seguito molti altri colossi dell’informatica hanno deciso di adottarlo, ad esempio Facebook, LinkedIn e Twitter (tre dei social network più usati nel mondo del web). In questo modo la tecnologia che c’è dietro ad Hadoop è cresciuta sempre di più grazie ai miglioramenti portati dai vari sviluppatori. Tra gli aspetti che lo rendono tanto interessante ci sono la sua grande versatilità e i costi bassi che sono richiesti dalla sua gestione; inoltre Hadoop si compone di tante tecnologie diverse non solo per l’immagazzinamento di dati, ma anche per la loro elaborazione, per la redazione di statistiche e la loro analisi. Tra queste tecnologie, ad esempio, c’è YARN, il cui compito è quello di controllare il modo in cui procede il processo di elaborazione, ed associa le risorse presenti sui nodi dei cluster all’interfaccia del programma. Hadoop usa inoltre anche MapReduce, che consente di gestire le applicazioni Batch; si avvale inoltre di Hadoop Distributed File System (HDFS) Hadoop Common per gestire la distribuzione dei dati e il file system. Se invece di accontentarsi del download gratuito della versione base di Hadoop si preferisce acquistarne una versione commerciale, si potranno trovare molti altri strumenti aggiuntivi, come sistemi alternativi di “data processing” quali Tez o Spark, capaci di migliorare le prestazioni di YARN. Molto spesso le versioni commerciali di Hadoop sono munite di strumenti compatibilità con SQL, di sistemi utili per la gestione come Zoo-Keeper o Ambari, di software di sviluppo come Pig. Inoltre possono essere inclusi degli ambienti analitici, ad esempio Mahout, che permettono di eseguire processi di analisi predittiva e data mining. Hadoop è dunque un ambiente che può essere esplorato in molteplici direzioni per ottenere dei risultati davvero sorprendenti, per questo però è sempre necessario mettere insieme un team di esperti del settore IT che siano in grado di curare gli aspetti principali per il buon funzionamento di questo software, ovvero i requisiti necessari del sistema sul quale verrà applicato, e lo sviluppo di strumenti in grado di gestirne i vari aspetti.

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CMS Software (IT)

Posted by on Mag 12, 2016 in CMS Software (IT) | Commenti disabilitati su CMS Software (IT)

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Accessibile

Open Source, totalmente Accessibile (sia backend che frontend), conforme ai dettami della Legge 4-2004, detta legge “Stanca”, particolarmente apprezzato dagli utenti non vedenti per la sua accessibilità a livello di amministrazione.

buattaUn CMS all inclusive, che permette la pubblicazione di un sito internet in maniera semplice, veloce, e senza richiedere le conoscenze tecniche necessarie per gestire prodotti simili.

Non necessita di database e contiene gli strumenti classici di un sistema di gestione contenuti web, (pubblicazione notizie e commenti, forum, guestbook, Wiki, galleria immagini, gestore Links, messaggistica).

immagine open sourceOpen source

ITcms è un software con codice sorgente aperto, gli utenti hanno la libertà di: eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il programma.

Tale Licenza è applicabile al software distribuito a partire dalla comunità open source di ITcms. Non è valida per le versioni che ITcms mette a disposizione della clientela che si avvale dei servizi a pagamento di ITcms.

 


E-Government

Con il termine “E-government” si intendeil processo di informatizzazione ad opera delle pubbliche amministrazioni che, sfruttando sistemi digitali, gestiscono la comunicazione tra se ed il cittadino, le aziende e la politica.

ITcms mette a disposizione della Pubblica Amministrazione il suo background tecnologico, proponendo soluzioni per lo sviluppo dell’innovazione, migliorando qualitativamente il livello dei servizi erogati. Proponendo ai cittadini una partecipazione attiva, attraverso il loro coinvolgimento nell’azione amministrativa.

 

I nostri servizi

Il nostro personale è altamente specializzato, con conoscenze ed esperienze che spaziano dal semplice codice di markup html alla programmazione in php, alla grafica applicata al web, alle conoscenze multimediali del web 2.0. Alla base della nostra formazione c’è una approfondita conoscenza delle specifiche dell’accessibilità e dell’usabilità, in relazione alla progettazione “for all”.

Il nostro background, e l’attività nel campo delle ICT svolta finora, ci permettono di progettare e gestire corsi e-learning di formazione mirati all’apprendimento dell’uso del CMS, della redazione dei contenuti del portale, sull’accessibilità.  Ciò è tanto più vero se si guarda al nostro prodotto “ITcms”, che viene largamente utilizzato nel web sia da siti istituzionali che privati con estrema soddisfazione di tutti.

iTCms mette a disposizione delle pubbliche amministrazioni le sue specifiche competenze per la realizzazione di portali, e siti internet accessibili secondo la normativa vigente, offrendo diverse tipologie di servizi. Tutti i servizi sono relativi al nostro cms accessibile ed usabile, per il quale possiamo creare apposite funzionalità. Puoi trovare un esempio del nostro CMS sviluppato ad hoc e con moduli di gioco online per il sito di slot machine richslots.

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Il linguaggio Swift adottato anche da Google

Posted by on Mag 2, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Il linguaggio Swift adottato anche da Google

Nel campo dell’informatica, ad oggi, i più grandi colossi della programmazione web su computer fissi e device portatili sono Apple e Google. Da una parte ci sono i sistemi operativi OS X e iOS, dall’altra ci sono Google Chrome e Android, il sistema operativo usato dalla stragrande maggioranza dei dispositivi non Apple. Solo una piccola fetta è occupata da Microsoft, i cui smartphone sono sul mercato ma ancora ben lungi dal raggiungere la concorrenza. Fino ad ora questi due tipi di programmazione erano molto distanti tra di loro. Google ha infatti basato sempre lo sviluppo delle sue applicazioni sulle API (interfaccia di programmazione, ovvero application programming interface) di Java, posseduto dalla Oracle. Dal canto suo invece alla casa della mela morsicata per sviluppare iOS e OS X si sono sempre appoggiati su un altro linguaggio di programmazione sviluppato in autonomia, ovvero Swift. Nel mese di dicembre 2015 dalla Apple è arrivata una notizia che ha enormemente scosso il mondo del web: infatti è stato reso noto che Swift verrà reso open source, ovvero disponibile a tutti per implementazioni e altri utilizzi. La notizia ha subito destato l’interesse dei grandi colossi dell’informatica, primo fra tutti Google che ha avuto dei problemi legali con Oracle. Oracle ha infatti trascinato in tribunale l’azienda di Mountain View accusandola di non averle pagato le dovute royalty per l’utilizzo di Java, con il rischio di dover affrontare una salata sanzione per rimediare. Non stupisce dunque che da Google ci sia molto interesse ad acquisire Swift per poter sviluppare Android su basi completamente diverse ed open source, svincolandosi così da qualunque dipendenza. Non solo Google ha dimostrato di essere interessato a Swift, ma anche Facebook e Uber, ed il motivo è presto spiegato. Swift è un linguaggio di programmazione molto snello e facile da usare: garantisce un’alta efficienza soprattutto nei processi interattivi. Ma le cose non sono così semplici come sembrerebbe: per Google infatti non sarà facile conquistare autonomia nei confronti delle API di Java e, di conseguenza, da Oracle. Infatti Android, così com’è strutturato oggi, dovrebbe essere rivisitato da capo a piedi per potersi adattare al nuovo linguaggio. Tutte le librerie standard dovrebbero essere riscritte per poter essere compatibili con Swift; le interfacce di programmazione scritte in C++, che i sistemi Apple non sono in grado di leggere, dovrebbero essere riprogettati da capo. Android avrebbe inoltre necessità di nuove componenti di runtime, API e Sdk. Insomma la strada che può portare ad un reale cambiamento della basi di scrittura di Android è molto lunga, ma in qualche modo è già iniziata visto che Google ha annunciato che la prossima versione che verrà rilasciata, Android N, userà il linguaggio Open Jdk, versione aperta della piattaforma Java SE. Per quel che riguarda Facebook e Uber, è probabile che resteranno a guardare quello che saranno capaci di fare a Mountain View con il linguaggio Swift, per poi usare la versione sviluppata ad Google come base per successive implementazioni. Tutto questo non significa che il mondo dell’informatica viaggia verso l’omologazione dei sistemi, ma solo che il modo contemporaneo di fruire la rete e il web richiede nuove caratteristiche anche da parte dei linguaggi di scrittura, che devono permettere di mettere a punto software capaci di lavorare con efficacia su diversi supporti, soprattutto in mobilità.

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La possibile implementazione di WordPress attraverso WPDocker

Posted by on Apr 18, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su La possibile implementazione di WordPress attraverso WPDocker

Al giorno d’oggi una delle piattaforme più usate per la creazione e gestione di blog e siti internet è WordPress, che viene preferito da un gran numero i sviluppatori per la semplicità di utilizzo e per le molteplici possibilità che offre all’atto creativo. Da un punto di vista puramente tecnico e gestionale, però, il grande successo avuto da WordPress negli ultimi anni comincia a creare qualche problema. Il problema principale sta nel sovraccarico dei server che ospitano WordPress, a cui si potrebbe ovviare non ripensandoli dall’inizio, ma cambiando il funzionamento del sistema di hosting, usando i cosiddetti “containers”. Questa soluzione è stata prospettata da WPDocker, che in una lettera aperta al web ha lanciato la sua ipotesi. Secondo il team di WPDocker, se WordPress vuole continuare ad essere leader nel campo dell’e-commerce e del blogging deve procedere attraverso una democratizzazione degli hosting che utilizza, ovvero con la creazione di un sistema sostenibile che metta insieme i programmatori e i gestori dei servizi di hosting, con una condivisione tanto degli oneri che dei guadagni. Tutto questo, sempre secondo WPDOcker, sarebbe possibile abbandonando il sistema di appoggio dell’hosting su macchine virtuali e adottando il sistema dei containers. Qual è la differenza? Le macchine virtuali sono server con un proprio sistema operativo e un sistema di virtual machine che installa Linux con Apache, MySQL, Php e il motore di WordPress. Il sito web dunque funziona su questi presupposti, che però presentano molti problemi gestionali. Infatti, anche se un funzionamento su macchina virtuale rende molto semplice spostare uno spazio WordPress su server meno potenti, non mette al riparo da interruzioni del servizio, e comporta aggiornamenti non agevoli e costi elevati per quel che concerne l’hosting. I containers potrebbero invece ovviare a tutte queste problematiche, poiché essi operano sul cloud e permettono ai sistemi Apache, MySql, Php e WordPress di girare direttamente, abbassando notevolmente i costi dell’hosting per l’immissione in rete dei siti creati con WordPress. Docker è il sistema di container al momento più diffuso per via del fatto che è open source. Sostanzialmente esso crea dei diversi “pacchetti”, ognuno dei quali fa funzionare in modo indipendente gli hardware e i sistemi operativi, il sistema di virtualizzazione, i carichi di lavoro e la gestione delle reti. Tutto questo riesce anche a diminuire sensibilmente i costi dell’hosting di rete. Attraverso l’impiego di Docker anche l’utilizzo di WordPress si semplifica enormemente, perché esso viene trattato come un qualunque sistema operativo o una app, venendo suddiviso in pacchetti più autonomi e facili da gestire. Con Docker non sarebbero più necessarie le migrazioni da un hosting all’altro, e ciò consentirebbe la creazione di un modello di business più flessibile e conveniente,oltre che più snello e di immediata fruizione. Adesso la decisione spetta ad Automattic, l’azienda che gestisce WordPress che, come è noto, è completamente gratuito. Dunque la fonte di introiti per l’azienda non è WordPress, ma l’hosting dei siti sui suoi server e tutti i servizi connessi. Sostenere la concorrenza con Joomla e Drupal per Automattic diventa sempre più difficile, e l’adozione del sistema dei containers potrebbe essere la svolta decisiva, tanto più che tutto il mondo dell’informatica si sta muovendo decisamente in questa direzione. Il cloud pubblico non riesce più a sostenere il carico di lavoro che deriva dall’utilizzo delle macchine virtuali, e si avverte sempre più il bisogno di adottare un sistema alternativo. Tale sistema, secondo il team di sviluppatori di WPDocker, è quello dei containers, che permettono di gestire separatamente la parte di codice utile, lasciando fuori il resto.

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Imparare a programmare con un’app

Posted by on Apr 1, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Imparare a programmare con un’app

I linguaggi di programmazione web fino ad ora sono sempre stati appannaggio solo di persone specializzate in questo settore, che riuscivano ad accumulare tutte le complesse nozioni necessarie in anni ed anni di studio e gavetta. Per quanto la creazione di una pagina o di un sito web resti ancora oggi un processo non intuitivo, per procedere al quale è necessario comunque possedere un solido background specialistico, è anche vero però che le cose si sono enormemente semplificate. Esistono infatti software, applicazioni e sistemi che permettono anche a chi non è completamente digiuno di informatica, ma allo stesso tempo non è nemmeno un tecnico specializzato, di sapersi barcamenare con sufficiente scioltezza all’interno del mondo della rete anche al di qua della barricata, ovvero al momento di creare un sito web e non solo di fruirne. I linguaggi di programmazione sono molteplici e meno sofisticati rispetto al passato, ovvero più alla portata di tutti: al punto che sono anche state messe a punto delle app che ne consentono l’apprendimento facile e veloce in assoluta autonomia, senza il bisogno di frequentare nessuna scuola di informatica. Le app, come è noto, sono dei piccoli programmi che possono essere scaricati sul proprio smartphone e che quindi si possono sempre portare con sé attraverso il proprio dispositivo mobile. Al giorno d’oggi esistono app utili praticamente a qualunque scopo: ci sono quelle che servono a chattare con gli amici o a condividere il proprio stato sui social network, ci sono quelle che servono per organizzare la giornata, per ricordare la lista della spesa o gli esercizi di fitness da eseguire. Si potrebbe continuare praticamente all’infinito, fino alle applicazioni apparentemente più astruse e meno utili, fino ad arrivare alle app ideate da SoloLearn. In inglese il termine “learn” vuol dire “apprendere, imparare”: e infatti tutte le applicazioni di SoloLearn servono per imparare qualcosa, e più nello specifico per iniziare a conoscere e poi ad utilizzare i principali linguaggi di programmazione web. Il lato interessante della cosa è che ogni app è strutturata in modo tale da sembrare quasi un gioco, un quiz, un test di bravura grazie al quale lo studio è molto semplice e rapido, e anche in qualche misura divertente. All’inizio all’utente viene presentata una mappa concettuale, una sorta di riassunto di tutte le materie e gli argomenti che in seguito gli verranno esposti. Poi si comincia con le lezioni vere e proprie: si inizia con le nozioni base e, mano a mano che il discente dimostra di aver compreso, si procede verso concetti sempre più complessi. Alla fine di ogni lezione infatti c’è un piccolo test da affrontare; inoltre ci sono molti strumenti di cui lo studente si può avvalere, ad esempio tutorial ed editor del codice, con relativi glossari. L’unico piccolo neo è rappresentato dalla lingua: queste app sono tutte in inglese e questo può essere un problema per chi non abbia molta dimestichezza con questa lingua straniera. Altrimenti, SoloLearn offre molti strumenti utili per avvicinarsi al mondo della programmazione web. Nel pacchetto che mette a disposizione ci sono LearnJava, Larn C++, Leran Python e LearnSQL. Queste applicazioni sono scaricabili tanto per sistemi iOS che Android, e accanto ad essere ce ne sono anche delle altre, come LearnHTML, che permette di gestire l’impaginazione di una pagina web, o LearnJavaScript, sistema che permette di creare anche pagine interattive. Grazie agli strumenti SoloLearn chiunque può apprendere le basi della programmazione, se non per lavoro, almeno per comprendere meglio il mondo di internet.

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Il linguaggio Python e il suo enorme successo

Posted by on Mar 14, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Il linguaggio Python e il suo enorme successo

Tra il 15 e il 17 aprile 2016 a Firenze si terrà un convegno che riunirà programmatori, analisti e sviluppatori del web e che ruoterà attorno al linguaggio Python, definito il “più bello che ci sia”. Già questa semplice locuzione fa comprendere come non si stia parlando di un qualunque linguaggio di programmazione, ma di una formula che presenta delle notevoli peculiarità e che sta conquistando una fetta sempre maggiore di mercato in rete. Il suo curioso nome deriva dalla grande passione che il suo fondatore, Guido Van Rossum, ha per i Monthy Phyton, un gruppo comico britannico molto in voga tra gli anni ’70 e ’80. Python però è una realtà molto seria, apprezzata soprattutto dai mercati finanziari e dalle banche per la grande versatilità con la quale consente di gestire complessi sistemi di calcolo ed una grande massa di informazioni. Anche se i linguaggio di programmazione più usati in rete oggi sono Java e quelli appartenenti alla famiglia C, secondo quanto rilevato dal TIOBE Index nel febbraio 2016 Python si sta guadagnando un numero sempre maggiore di proseliti. Per spiegare l’origine di tanto successo ai non addetti ai lavori Mario Alemi, rappresentante della start up Your.md autrice di un’innovativa app per le diagnosi mediche, paragona Python a Google. Ovvero, presenta un’interfaccia molto semplice da utilizzare, ma dietro la quale si trova una natura molto complessa che solo in pochi sono in grado di decifrare. Python eccelle nella creazione di prototipi e nella gestione delle librerie di altri software. Alemi lo paragona anche alla lingua inglese: ha una struttura sua propria ben riconoscibile, ma ha anche una grandissima versatilità. Difficilmente due programmatori che usano Python potranno “capirsi” tra di loro, perché il prodotto del loro lavoro potrebbe anche essere estremamente diverso. Gli ambiti di applicazione di questo linguaggio di programmazione attirano l’attenzione soprattutto dei grandi del settore IT, tra cui Google, che ha messo a punto Google TensFlow, o Apache, che ha realizzato Apache Spark. Questo perché, in base a quanto afferma un altro esperto in ambito informatico, Mauro Scarpa, Senior Big Data Expert di NTT Data, Python è ideale per applicazioni di business intelligence, quindi analisi e gestione di dati e programmi di calcolo. Adesso che il mercato ha compreso e conosciuto le grandi potenzialità di Python è cresciuta enormemente la richiesta dei programmatori che sono in grado di padroneggiarlo e che in realtà sono pochissimi. Questi quindi spesso possono chiedere cachet anche molto elevati: negli Usa sono pagati 90 mila dollari all’anno, mentre a Londra si arriva anche a 130 mila dollari annui. Cifre comunque ben guadagnate, visto che imparare a padroneggiare Python in modo tale da poter dare vita a nuove realtà informatiche non è affatto semplice. Un buon modo per sviluppare il linguaggio consiste nel condividere i risultati ottenuti in rete, per avere un test direttamente dalla community degli utenti. Inoltre nel web esistono moltissime risorse che possono essere utilizzate per approcciarsi a Python ed iniziare a prendere dimestichezza con il suo linguaggio di programmazione. Ma è proprio per diffondere sempre di più le conoscenze su Python che dal 2003 negli USA si svolge ogni anno la convention PYcon, importante occasione per tutti gli operatori del settore di confrontarsi e conoscere le novità. PYcon è approdata anche in Italia e l’edizione 2016 sarà la settima, e permetterà di entrare sempre di più nei meccanismi del linguaggio “più bello che ci sia”!

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Gli strumenti utili per il SERP

Posted by on Feb 29, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su Gli strumenti utili per il SERP

Al giorno d’oggi chi possiede e amministra un sito web conosce bene l’importanza di due acronimi che ai non addetti ai lavori potrebbero sembrare privi di senso, ma che in un certo qual modo racchiudono tutta la psicologia del web del giorno d’oggi. Il termine SERP sta per Search Engine Results Page e SEO per Search Engine Optimization. In parole povere, un sito per essere davvero efficace a scopi pubblicitari, e per raggiungere il maggior numero possibile di utenti interessati ai suoi contenuti, deve essere “ottimizzato” per i motori di ricerca. Vale a dire che la sua programmazione deve tenere conto dell’inclusione di alcuni parametri che consentiranno all’indirizzo del sito di apparire tra i primi risultati di un’eventuale ricerca effettuata secondo specifici termini. Le regole SEO sono poche e basilari. Anche chi è alle prime armi può trovare il modo di rendere il suo sito appetibile dal punto di vista dei motori di ricerca (tra i quali, com’è ovvio, il punto di riferimento principale è sempre Google). Non a caso lo strumento imprescindibile da utilizzare da parte di chi volesse monitorare costantemente la qualità del suo sito da un’ottica SEO, per poter effettuare tutti i necessari ed eventuali aggiustamenti, è Google Analytics. Google Analytics non fornisce soluzioni ma aiuta ad avere una panoramica complessiva del proprio website: infatti permette di monitorare le visite ricevute, formulando delle statistiche ed evidenziando le fonti dalle quali gli utenti hanno raggiunto lo specifico URL. Utilizzare Google Analytics è molto semplice: non si deve fare altro che iscriversi sulla relativa pagina e poi inserire nel proprio sito il codice Java che verrà fornito. Una volta che si può disporre dei dati forniti da Google Analytics, si potranno anche individuare le parole chiave più efficaci per ottenere un migliore posizionamento SERP del proprio sito. A tal fine possono essere utili altri due tools messi a disposizione da Google: il primo è proprio specifico per l’individuazione delle keywords specifiche che potrebbero essere maggiormente efficaci con i contenuti trattati nel proprio sito; il secondo si chiama Google Trends e aiuta invece a conoscere quali sono i termini più ricercati dal popolo del web. Il passo successivo sta nello strutturare in modo adeguato le cosiddette “landing page”, vale a dire la pagina di approdo a cui un visitatore giunge dopo aver fatto click su un link o su una annuncio pubblicitario. Le landing page devono essere ottimizzate con l’introduzione di termini di ricerca specifici che aiutino nella classificazione nei motori di ricerca: uno strumento utile per questo scopo si chiama Ubersuggest. Ci sono infine degli strumenti più avanzati, utili soprattutto a chi si occupa di web marketing, come SEMRush e Majestic SEO. Il primo tool serve per visualizzare il proprio posizionamento rispetto agli altri competitor e in base ad una determinata keyword; il secondo invece è utile per pianificare strategie di link building (ovvero volte ad aumentare le possibilità di accesso al sito). Majestic SEO esiste sia inversione gratuita che a pagamento, e quest’ultima offre molte possibilità aggiuntive. Un altro aspetto da considerare se si desidera che il proprio sito abbia un buon SERP consiste nel controllare che ogni link sia funzionante e che non ci sino errori di codice. A tale scopo si può usare Ahrefs Site Explorer o Screaming Frog, che aiutano ad eliminare le Google Penalty.

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